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INSIEME AL QUIRINALE

Berlusconi e Meloni firmano la tregua: «Stiamo lavorando a un governo forte»

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Giorgia Meloni

Silvio Berlusconi cede, va a casa di Giorgia Meloni, in via della Scrofa, e quasi subisce la tregua con la leader di Fratelli d’Italia. Un’ora e mezzo dopo, insieme annunciano che il centrodestra andrà unito alle consultazioni al Quirinale per la formazione del nuovo governo. E’ la novità che segna - almeno ufficialmente - il superamento delle incomprensioni tra i due leader, esplose nel giorno del mancato voto di Forza Italia al presidente del Senato, acuite dal braccio di ferro del Cavaliere per ‘salvarè la sua fedelissima Licia Ronzulli (battaglia persa) e sfociate negli appunti feroci sulla sua ex ministra. Il sigillo arriva con la nota congiunta dei due partiti: «L’incontro si è svolto in un clima di unità di intenti e di massima cordialità e collaborazione».

La tregua per far decollare il Governo

Dichiarazioni a parte, il mood è cambiato ed è Meloni a tradurlo in parole: «Ora guardiamo avanti e pensiamo a dare un governo forte al Paese», gli avrebbe detto per andare oltre. Ma Berlusconi non è convinto. Nel faccia a faccia insiste a lungo perché Elisabetta Casellati sia nella squadra di governo - e sembra di averla spuntata per lei, con il ministero delle Riforme - avrebbe chiesto espressamente il presidente della Croce rossa, Francesco Rocca, al ministero della Salute e il ruolo di vicepremier per Antonio Tajani. Quando esce non è soddisfatto, ma non può che accettare.
L’incontro riparatore finisce insomma con una tregua forzata, ma necessaria per far decollare il governo di centrodestra. «I due leader sono al lavoro per dare il più presto possibile all’Italia un governo forte, coeso e di alto profilo - recita ancora la nota - che si metta subito al lavoro per affrontare le urgenze» citando l’impegno sui dossier economici più urgenti, a partire dal caro energia. Un risultato a cui però Berlusconi arriva «malavoglia». Il patriarca azzurro non nasconde ai suoi il disappunto per essere andato a Canossa, dalla premier in pectore che incontra nella sede di Fratelli d’Italia. In via della Scrofa, a memoria dei cronisti, non è mai entrato. Se lo ricorda invece Ignazio La Russa, rammentando una visita del Cav quando c’era il Movimento sociale. E’ la seconda volta di una sua trasferta politica - la prima fu al Nazareno da Matteo Renzi, il 18 gennaio 2014 - e il cambio di location, rispetto ad Arcore o Villa Grande, pesa. Emblematiche, in questo senso, sono le facce dei leader, che parlano e dicono altro rispetto alla nota comune. All’uscita, Berlusconi passa dal cortile e sale in macchina. Sguardo fisso e faccia seria, l’espressione è più che perplessa. Un pò tirata sembra pure la padrona di casa: quando arriva l’ex premier, lo accoglie in cortile e accenna un sorriso. Forse per rompere il ghiaccio - come racconta chi era lì vicino - il Cav si scusa per il ritardo (circa mezz’ora, rispetto alle 16 previste) ma Meloni glissa e gli fa strada. Oltre alla novità del dove, per il fondatore di FI cambia il come: da FdI ci arriva da solo, nessuno dei suoi storici consiglieri lo affianca e i due parlano a quattr’occhi. Rigorosamente da soli, secondo quanto si apprende, non si sa se per richiesta di Meloni.

La Russa e Salvini spargono fiducia

A vertice in corso, La Russa sparge fiducia: «Sicuramente andrà bene, me lo auguro e ne sono convinto», dice ai cronisti a conferma forse del ruolo di mediatore tentato nei giorni scorsi. Ottimista è pure Matteo Salvini: «Smentiti i gufi e la sinistra, il centrodestra è determinato a partecipare alle consultazioni con una delegazione unitaria - ribadisce - per poi offrire al più presto un governo all’altezza delle aspettative degli italiani». Ancora più soddisfatto sembra Francesco Lollobrigida, braccio destro meloniano: «Anche questa volta gli avvoltoi resteranno senza pasto». E’ lui ad avanzare pure la speranza che il nuovo governo «possa giurare la settimana prossima e presentarsi alle Camere per la fiducia». Un auspicio dettato dal possibile timing per il nuovo governo: una volta dato l’incarico, le consultazioni potrebbero cominciare tra giovedì o venerdì (in quest’ultimo caso il presidente Mattarella aspetterebbe la fine del Consiglio europeo che si chiuderebbe venerdì pomeriggio) per arrivare al giuramento domenica o lunedì, precisa Calenda.

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