Lunedì, 27 Giugno 2022
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LA GUERRA IN UCRAINA

Governo e partiti stoppano Salvini sul viaggio in Russia

di
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Il leader della Lega, Matteo Salvini

Un coro di proteste, equamente divise e con sincere preoccupazioni : il proposito di Matteo Salvini di volare a Mosca per dare un suo contributo alla ricerca della pace, per una volta sembra mettere d’accordo l’intero arco parlamentare e il governo. Il leader della Lega ne prende atto, si dichiara «sconcertato e stupito» per le reazioni e prende tempo : «Non ho certezze che ci andrò, ci stiamo lavorando. E si va se serve» . Parole che arrivano dopo una giornata di commenti negativi, quelli che il leader leghista definisce «il coro di sottofondo di Letta, Meloni, Renzi, Calenda e degli intellettuali radical chic che preferiscono le armi e il conflitto». Che insiste comunque nel sottolineare l’esigenza di provare a cercare uno sbocco diplomatico con ogni mezzo e da parte di tutti: «qualunque politico dovrebbe fare il suo». Soprattutto, dice, «non vado a nome del governo, metto il mio mattoncino». E di mattoncino in mattoncino si dichiara disposto a volare anche a Kiev.

La sua iniziativa è contrastata innanzitutto dal governo. «Con Putin ci parla Draghi. Consiglio molta prudenza. Andare a Mosca è una cosa complicata. Ognuno di noi quando fa un’azione del genere rappresenta tutto il Paese», è infatti l’altolà del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. Il quale chiede innanzitutto responsabilità: «Il governo italiano non sapeva di questa intenzione, quanto passi fra intenzione e ciò che accadrà non lo so, fatto sta che queste vicende richiedono ulteriore responsabilità, in un momento così delicato è la postura del Paese che viene rappresentata». Ancora più fredda la reazione del ministro della Difesa. «Non commento ipotesi di viaggi anche abbastanza improbabili», afferma Lorenzo Guerini.

«Il mio è un rafforzare l’opera del governo, non è un sostituirmi a nessuno. Sono piccolissimo e faccio quello che posso», si difende Salvini, che alza le mani, «viste le reazioni isteriche, soprattutto della sinistra: avere insulti, minacce e attacchi per una missione di pace fa riflettere. Se devo creare divisioni, sto con i miei figli».

Per ora, quindi, la partenza del segretario della Lega è in stand by: «Se non partirò domani, magari sarà fra una settimana o quindici giorni». Ma il solo proposito è bastato a scatenare gli avversari politici, tanto che gli unici a non scagliarsi contro sono gli azzurri, imbarazzati dopo essere finiti nel tritacarne per le recenti dichiarazioni di Berlusconi su Putin. Giorgia Meloni, invece, è quasi più caustica del centrosinistra: sulla guerra mette in guardia dal pericolo di rappresentare un’Italia «spaghetti e mandolino» solo per tornaconto elettorale, mentre «in gioco ci sono interessi nazionali, in gioco c'è la nostra credibilità futura». Quanto al viaggio di Salvini, «immagino - la butta lì - che ne abbia parlato col governo di cui fa parte. Non bisogna dare segnali di crepe sul proprio fronte: serve una grande solidità dell’Occidente».

Anche il segretario del Pd che già ieri aveva derubricato i propositi di Salvini come iniziative «strampalate», oggi rincara la dose: «Un’ennesima boutade, derubricata a folclore», dice Enrico Letta. Per il resto, gli attacchi dei partiti sono quasi tutti sulla stessa lunghezza d’onda: il dem Andrea Marcucci ironizza sulla «rimpatriata tra vecchi amici in Russia», la presidente dei senatori Pd, Simona Malpezzi, parla di azione «estemporanea e senza senso»; «va oltre il ridicolo», commenta Alessia Rotta. «Vai a baciare il caciocavallo, saluta le mucche sulla spiaggia e lascia lavorare gli adulti», attacca Carlo Calenda. E Nicola Fratoianni derubrica l’iniziativa ad una «scampagnata». Il ministro 5 Stelle Di Maio evoca la «performance della trasferta in Polonia» e ricorda all’ex alleato che la guerra in Ucraina «non è un tema da tour estivo». L’ex azzurro Osvaldo Napoli ha una sua teoria: «A scorrere le agenzie, sembra quasi che il capo della Lega abbia più titoli di Zelensky e di Putin. E tutto gratis».

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