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Elezioni a Palermo, centrodestra diviso. Salvini dice no al vertice romano: decidano i dirigenti siciliani

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Alberto Samonà e Francesco Cascio alla presentazione della candidatura a Mondello (foto Fucarini)

Il vertice del centrodestra sul «caso Sicilia» è in alto mare. Doveva tenersi ieri, è stato rinviato a oggi, non è escluso che possa addirittura saltare. È Matteo Salvini, leader della Lega, a sabotarlo. Mandando a dire che delle questioni che riguardano l'isola se ne devono occupare i dirigenti siciliani di partiti. Così, il nodo sulle candidature (il Musumeci bis e la convergenza sull'azzurro Francesco Cascio a sindaco di Palermo) rimane aggrovigliato. Con la prospettiva di un liberi tutti che farebbe implodere la coalizione.

Insomma, tensione altissima. Fratelli d'Italia tiene il punto. L'altro ieri, dopo che Francesco Cascio ha ufficializzato la sua discesa in campo, ignorando la richiesta di soprassedere di Ignazio La Russa, si è rischiata la rottura. Era pronto un comunicato con cui si spostava la forza del partito sull'ex rettore vicino all'Udc, Roberto Lagalla (già appoggiato dagli uomini di Davide Faraone), ma è stato fermato in limine litis. È dovuto intervenire personalmente Silvio Berlusconi, spiegando che «bisogna organizzare subito» un incontro con Salvini e Giorgia Meloni per salvaguardare l'unità del centrodestra. E la leader di Fd’I ha minacciato di far «saltare» candidature «altrove» in Italia se gli alleati non manterranno i patti sulla Sicilia. Ma Salvini sembra non essere intenzionato a fare passi indietro e, anzi, delega il dossier ai suoi uomini, in sede locale. Del resto, lui, avrebbe tutto da perdere da un vertice che mettesse in discussioni le decisioni su Messina, Palermo e, soprattutto, sulla presidenza della Regione.

Ignazio la Russa cerca di non complicare il quadro: «Non ci siamo sentiti, è una giornata non lavorativa ma mi aspetto domani (oggi, 26 aprile, ndr) di avere decisioni importanti». L'ostacolo principale riguarda Palermo: i meloniani non intendono chiudere un accordo in favore di Cascio senza un'intesa sulla ricandidatura, in autunno, alla presidenza della Regione, di Nello Musumeci, che però né la Lega né Forza Italia intendono sostenere. Si spera nel potere di Berlusconi che si è speso per trovare la quadra. E in questa chiave molti sostengono che alla fine anche Salvini cederà e si siederà al tavolo proprio per non fare uno sgarbo all'ex premier. Tuttavia, malgrado La Russa abbia riferito che, di una conference call di vertice, allo stato non vi sono segnali che questo colloquio possa svolgersi a livello di leader. E pare che sia stato il segretario leghista, che non ha contatti con Meloni dalla rielezione di Sergio Mattarella, il 29 gennaio, ad aver eretto un muro indicando in Nino Minardo, segretario regionale, l'uomo cui fare riferimento.

In serata l'agenzia Agi batte un take che offre ulteriori inquietudini (nella direzione del naufragio del vertice) secondo cui da Arcore si fa sapere che non vi sono riunioni di coalizione in programma nelle prossime ore. E che la questione siciliana verrà affrontata oggi a un livello inferiore rispetto a quanto previsto: un tavolo convocato dal coordinatore nazionale di FI Antonio Tajani, cui dovrebbero partecipare i capigruppo alla Camera e al Senato, la responsabile dei rapporti con gli alleati Licia Ronzulli e i coordinatori regionali. Insomma, siamo a un passo indietro.
Fratelli d'Italia vive giornate di malumore con gli alleati «che – sostengono i maggiorenti – stanno mettendo in crisi comportamenti ai quali noi sempre ci siamo attenuti: garantire agli uscenti che hanno lavorato bene la ricandidatura». Concetto che Giorgia Meloni, dettando la linea della giornata ai suoi, aveva fissato in una intervista rilasciata a Libero: «Oggi si chiede di rimettere in discussione questo principio nel caso di Nello Musumeci, forse colpevole di essersi avvicinato a Fratelli d’Italia. Così non va». Il governatore sulla sua pagina Facebook l’ha subito ringraziata, sottolineando che «l'unità del centrodestra è la nostra forza, solo uniti possiamo vincere la sinistra».

Giorgia Meloni ha poi lanciato un messaggio chiaro: «Il tema è il rispetto delle regole che ci siamo dati finora. Se dovesse saltare in Sicilia la possibilità della ricandidatura degli uscenti, non si vede perché dovrebbe essere mantenuto altrove - ha minacciato -. Mi auguro prevalga il buon senso e si possa raggiungere un accordo». Altrimenti c’è, a un passo, il liberi tutti. Che tradotto vorrebbe dire un centrodestra che va alle urne almeno con tre candidati (Cascio, Lagalla e l’autonomista Totò Lentini). Anche se l’ipotesi che Fratelli d’Italia si spostino su Lagalla non piace soprattutto alla base del partito. Che entrerebbe in un territorio ignoto.

 

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