Venerdì, 03 Dicembre 2021
stampa
Dimensione testo

Politica

Home Politica Braccio di ferro sulle pensioni, Draghi lascia il tavolo con i sindacati
PALAZZO CHIGI

Braccio di ferro sulle pensioni, Draghi lascia il tavolo con i sindacati

di
Sicilia, Politica
I segretari confederali, da sinistra, di CGIL, Maurizio Landini; Cisl, Luigi Sbarra e Uil, Pierpaolo Bombardieri, al termine dellÕincontro Governo-Sindacati a Palazzo Chigi

Non c’è accordo sulla manovra tra il governo e i sindacati. Cgil, Cisl e Uil lamentano poche risorse sulle pensioni, sugli ammortizzatori sociali e denunciano anche il rischio che il taglio delle tasse sia sbilanciato in favore delle imprese. Dopo tre ore di riunione a Palazzo Chigi, in un clima teso, annunciano una mobilitazione: ne valuteranno le modalità nelle prossime ore. Il nodo principale resta quello delle pensioni.

Verso il ritorno di Opzione donna e ampliamento dell'Ape sociale

In manovra si va verso il ritorno di Opzione donna e l’ampliamento dell’Ape sociale, ma c’è un braccio di ferro anche in maggioranza sul meccanismo che sostituirà Quota 100. I partiti litigano pure su come usare gli 8 miliardi a disposizione per il taglio delle tasse: sarà deciso nel corso dell’iter in Parlamento della legge di bilancio. Non basta una lunghissima riunione a Palazzo Chigi. Fonti sindacali parlano di un «braccio di ferro» dei segretari di Cgil, Cisl e Uil con il governo e all’uscita confermano che l’incontro «non è andato bene“: vorrebbero una riforma complessiva delle pensioni. Dopo due ore di confronto il premier Mario Draghi, che tiene ferma la sua linea sui punti cardine della manovra e su un ritorno graduale alla legge Fornero, lascia il tavolo ai ministri Franco, Orlando e Brunetta. Non basta a convincere i sindacati il fatto che il governo porti una proposta di nuove risorse per la Pubblica amministrazione.

Lo scontro sull'uscita dal lavoro

L’Esecutivo sulle pensioni resta sulla proposta di un meccanismo graduale di ritorno alla legge ordinaria: si discute di «aspetti specifici». Il meccanismo di partenza, con Quota 102 e Quota 104 per l’esecutivo può cambiare di poco. La Lega propone una mega-uscita a 63 o 64 anni nel 2022, per rinviare un intervento più complessivo al prossimo governo. Ma sarebbe una misura «elettoralistica», viene obiettato. Allora si faccia “quota 41», rilancia Matteo Salvini, che propone al governo di fissare l’età minima di 62 anni, con 41 di contributi. Il Pd incassa l’allargamanto dell’Ape social ai gravosi e la proroga di Opzione donna, chiesta da tutta la maggioranza. Servirebbe fare di più «per i giovani», chiede Antonio Misiani, con una rivalutazioni delle pensioni col contributivo al minimo.

Il nuovo decreto Recovery

Draghi dovrebbe convocare il Consiglio dei ministri sulla legge di bilancio per giovedì e un’altra riunione mercoledì per approvare il nuovo decreto Recovery, per accelerare l’attuazione con alcune norme e raggiungere una serie di target: si va dalla digitalizzazione, con lo sblocco degli obiettivi del cloud nazionale, al tema delle disabilità, su cui interverrà una legge quadro, fino al turismo, con una misura da due miliardi per l’estensione del Superbonus all’80% al settore. Sulla manovra si susseguono intanto le riunioni, con incontri bilaterali a Palazzo Chigi con i singoli ministri, e una probabile cabina di regia. Draghi potrebbe nelle prossime ore rivedere il leader della Lega Matteo Salvini e incontrare il leader M5s Giuseppe Conte, che ha sentito di recente ma non incontra da tempo, per parlare delle misure care ai pentastellati, dal Reddito di cittadinanza, su cui c’è un’intesa per la proroga con alcune modifiche, al cashback, che sembra destinato a saltare.

Il taglio delle tasse

Sotterranea, ma non meno accesa, la battaglia in maggioranza sul taglio delle tasse. La questione si è fatta tanto spinosa, che la scelta dovrebbe essere rinviata all’esame parlamentare della legge di bilancio (o al limite a un decreto attuativo successivo alla manovra). In sostanza, si stanzieranno subito gli 8 miliardi previsti, aggiungendo 6 miliardi al fondo che già oggi ha a disposizione 2 miliardi per il calo della pressione fiscale, ma solo in un secondo momento si deciderà come spenderli. Il Consiglio dei ministri approverà dunque la norma con le risorse, poi si approfondirà il confronto con partiti e parti sociali. Draghi e Franco vorrebbero destinare la quasi totalità delle risorse a tagliare il cuneo fiscale per i lavoratori. Ed è questa anche la posizione del Pd di Enrico Letta. Ma il centrodestra e il mondo imprenditoriale chiedono di agire anche lato aziende. Circola l’ipotesi che due terzi vadano ai lavoratori, un terzo alle imprese. Le opzioni in campo sono, secondo il sottosegretario di Leu Maria Cecilia Guerra: «Ridurre il peso dell’Irpef sul reddito da lavoro dipendente o intervenire sull’Irap, che grava in particolare su imprese e lavoratori autonomi, o una riduzione dei contributi sociali», come il Cuaf (Cassa unica assegni familiari).

Il nodo bonus edilizi

Altro nodo, i bonus edilizi. «Fondamentale la continuità», dice Enrico Letta, annunciando «battaglia». Nel pomeriggio Dario Franceschini, che ideò l’incentivo al 90% per le facciate, incontra il ministro Daniele Franco e il sottosegretario Roberto Garofoli: alla fine nulla trapela ma il bonus, che sembrava destinato a saltare, potrebbe rientrare con modifiche, ad esempio una percentuale ridotta al 70%. Quanto al Superbonus, caro al M5s e sostenuto da tutta la maggioranza, dovrebbe arrivare una proroga anche per le villette oltre che per i condomini, ma con un limite di reddito: si ipotizzavano 25mila euro di Isee ma la soglia sarebbe troppo bassa secondo i partiti e si starebbe ragionando sui 40mila euro.

© Riproduzione riservata

* Campi obbligatori

Immagine non superiore a 5Mb (Formati permessi: JPG, JPEG, PNG)
Video non superiore a 10Mb (Formati permessi: MP4, MOV, M4V)

Correlati

X
ACCEDI

Accedi con il tuo account Facebook

Login con

Login con Facebook
  • Seguici su
X