Venerdì, 03 Dicembre 2021
stampa
Dimensione testo

Politica

Home Politica Pensioni, addio Quota 100: ecco come potrà essere sostituita
IL GOVERNO E I PARTITI

Pensioni, addio Quota 100: ecco come potrà essere sostituita

Il ministro Franco studia due nuove finestre per 2022 e 2023 per poi tornare alla legge Fornero. Ma dalle forze politiche arrivano diverse proposte alternative
manovra, pensioni, previdenza, Daniele Franco, Sicilia, Politica
Il ministro dell'Economia Daniele Franco

I ministri della Lega, pur votando l’impianto della manovra 2022, poi spedito a Bruxelles, hanno espresso una riserva politica sul capitolo pensionistico. Si oppongono, in linea di principio, al superamento di Quota 100 che consente di lasciare l’attività a 62 anni di età e 38 di contributi. La finestra si chiude a fine anno e, senza un intervento ci sarà il passaggio istantaneo dai 62 ai 67 anni, ovvero lo scalone di cinque anni che penalizzerà quei lavoratori che da gennaio non potranno accedere a Quota 100 senza avere ancora i requisiti per la Legge Fornero.

I due anni di transizione

Il testo della legge finanziaria per il 2022 sarà definito la prossima settimana, quindi tutto è ancora in itinere. Tuttavia, è certo che il ministro dell’Economia Daniele Franco lavora a una nuova finestra di flessibili a Quota 102, che offre nel 2022 la possibilità di uscita con 64 anni di età e 38 di contributi e che diventerà quota 104 (66 anni di età e 38 di contributi) nel 2023 per soli 12 mesi prima di rientrare nel regime della riforma Fornero.

Il rafforzamento dell'Ape social

La scelta, quale essa sia, dovrebbe essere accompagnata dall’estensione di due anni e dal rafforzamento dell’Ape social, l'Anticipo pensionistico sociale introdotto nel 2017, destinato ai disoccupati di lungo corso, a chi assiste familiari o persone in estrema difficoltà e a una quindicina di categorie di lavoratori impegnati in attività considerate usuranti.

Una platea ridotta

Quale sarebbe l’impatto di Quota 102? Probabilmente più limitato rispetto a quello avuto da Quota 100 (oltre 340 mila persone in pensione fino allo scorso agosto con una spesa di 18,8 miliardi) La platea stimata è di circa 50 mila lavoratori, ma naturalmente saranno i singoli a decidere se andare in pensione o meno prima dell’età di vecchiaia e quindi il numero effettivo degli utilizzatori potrebbe essere più basso. Quota 104 è più restrittiva. Ma il calcolo è difficile, dato che dipenderà molto se sarà libera o con una base minima di età e contributi raggiunti. Ad ogni modo, il vero problema, che i sindacati hanno già sottolineato, è che Quota 102 e 104 sarebbero soluzioni pensionistiche per pochi.

I costi per lo Stato

Quanto costerebbero alle casse dello Stato Quota 102 e Quota 104? Secondo i dati Inps l’uscita nel 2022 a 64 anni con 36 di contributi dovrebbe costare 1.189 milioni, che diventerebbero 2.213 nel 2023. Ma con una richiesta minima di contributi di 38 anni la spesa dovrebbe essere minore.

Le posizioni dei partiti

Per comprendere quanto complicato sia il cantiere pensioni basta guardare le proposte presentate dai partiti. Il Pd, a firma Debora Serracchiani e Cantone, chiede di stabilizzare l’Ape sociale e di estenderlo a nuove categorie di lavori gravosi, rendere permanente Opzione donna, introdurre con una delega la pensione di garanzia per i giovani e ridurre la soglia di vecchiaia per le lavoratrici madri. Forza Italia punta al pensionamento con almeno 62 anni di età e 35 anni di contributi, a condizione che l’importo del trattamento non sia inferiore a 1,5 volte l’assegno sociale e con una riduzione del 2% per ogni anno di anticipo rispetto al limite dei 66 anni.  L'ipotesi non piace alla Lega, considerando che Quota 100 era stata la loro bandiera.  Fratelli d’Italia propone una soglia minima di 62 anni e una massima di 70 anni, con almeno 35 anni di contributi. Molte delle proposte vanno nella direzione di un’uscita flessibile anticipata con ricalcolo contributivo, quindi la possibilità di andare in pensione prima dei 67 anni di età ricalcolando l’intera pensione con il metodo contributivo.

La proposta dell'Inps

C'è anche la proposta del presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, che prevede la possibilità di uscita dopo 63 anni maturando solo il trattamento contributivo, con un’operazione in due tappe che consenta di incassare subito la parte contributiva e al compiere dei 67 anni il resto. Secondo Tridico questa operazione potrebbe interessare 200.000 persone in tre anni.

Il muro dei sindacati

Diverso il discorso per i sindacati, per principio contrari ad ogni allungamento dell’orizzonte pensionistico. A nulla è valso l’intervento dell’Ocse, che ha fatto notare come l’Italia spenda più per pensioni e debito pubblico che non per l'istruzione. Una maniera elegante per dire che il Paese pensa più agli anziani che ai giovani. La mediazione in corso punta ad allargare le deroghe a Quota 102 e Quota 104 per i lavoratori che svolgono attività usuranti e i precoci. Il braccio di ferro in corso riguarda proprio il perimetro delle esenzioni. Sindacati e Lega puntano al massimo allargamento. I tecnici del Tesoro cercano di fare argine per non vanificare il valore del cambiamento.

 

© Riproduzione riservata

PERSONE:

* Campi obbligatori

Immagine non superiore a 5Mb (Formati permessi: JPG, JPEG, PNG)
Video non superiore a 10Mb (Formati permessi: MP4, MOV, M4V)

Correlati

X
ACCEDI

Accedi con il tuo account Facebook

Login con

Login con Facebook
  • Seguici su
X