Mercoledì, 12 Maggio 2021
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Riaperture, il ministro Gelmini: "Ripartire è una vittoria, ma serve grande prudenza"

«Attenzione, non è il liberi tutti. I dati della relazione che il Comitato tecnico scientifico ha fatto in cabina di regia ci dicono che abbiamo conquistato degli spazi di libertà, da gestire con grande prudenza. Draghi ha parlato di rischio calcolato per tre fattori, l’espansione della quota di popolazione anziana e fragile vaccinata, gli effetti delle misure e l’arrivo della bella stagione, per ora il coprifuoco alle 22 è giusto, dobbiamo procedere con gradualità evitando movida e assembramenti». Così la ministra per gli Affari regionali Mariastella Gelmini sul Corriere della Sera parla delle riaperture, facendo presente che riaprire ad aprile non è una vittoria di Salvini e non è una sconfitta di Speranza, ma «hanno vinto gli italiani e tutte quelle donne e quegli uomini del Servizio sanitario nazionale, della Protezione civile, dell’esercito e delle forze dell’ordine che si stanno prodigando per vaccinare».

Questa, evidenzia, è «una vittoria di chi ha voluto un governo che superasse le fratture tradizionali. Il merito del centrodestra è aver acceso i riflettori sulle categorie più colpite dalla pandemia e ottenuto 60 miliardi di scostamento per le imprese e gli autonomi».

«La scelta di privilegiare le attività all’aperto è legata alle minori probabilità di contagiarsi. L’alternativa era tenere chiuso - osserva - si parte così e poi da giugno, se i contagi continueranno a scendere e le vaccinazioni a salire, siamo pronti ad aprire tutto anche al coperto, dai ristoranti, alle palestre». «Per il presidente Berlusconi e per Forza Italia il tema è sempre stato evitare la guerriglia politica e concentrarsi sulla guerra al virus, affermando una discontinuità sostanziale dal governo Conte - rileva - io ho criticato molte scelte, ma non penso che Speranza abbia preso le decisioni da solo. È stato ministro della Sanità nel momento in cui l’Italia ha scoperto il Covid, ma ora siamo in una nuova fase».

Poi su un eventuale cambio al ministero della Salute, fa presente che «se la collegialità avrà sempre la meglio io non vedo problemi di assetti governativi».

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