Domenica, 24 Gennaio 2021
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IN COMMISSIONE SANITÀ

Posti letto, Razza all'Ars si difende: "Nessun nesso tra di loro e il colore di rischio della Sicilia"

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Palazzo dei Normanni

Non c'è alcun nesso di causalità tra le valutazioni del Ministero riguarda alla zona in cui inserire la Sicilia e il numero di posti letto disponibili in terapia intensiva.

Lo ha ribadito l'assessore regionale alla Salute Ruggero Razza, nel corso dell’audizione della Commissione Sanità dell’Ars, presieduta dall’on. Margherita La Rocca Ruvolo. La riunione, durata circa tre ore, era stata convocata dopo le polemiche legate alla pubblicazione di un messaggio vocale del dirigente generale del Dipartimento pianificazione strategica, Mario La Rocca, rivolto ai vertici delle Aziende sanitarie in una chat su WhatsApp in cui il burocrate sollecitava i manager a caricare sulle piattaforme Cross e Gecos i dati sui posti letto disponibili in vista della decisione del governo.

Razza e La Rocca, collegati in videoconferenza, hanno spiegato che quei dati erano già stati comunicati in precedenza al Ministero, specificando che la piattaforma Cross è quella a cui fa riferimento la Protezione Civile nazionale per verificare la disponibilità dei posti letto di terapia intensiva nelle diverse regioni, mentre la piattaforma Gecos è quella utilizzata a livello regionale dal 118 o dai pronto soccorso per lo smistamento dei pazienti negli ospedali.

Risponendo alle domande dei componenti della Commissione circa le «resistenze» da lui denunciate da parte di manager e medici, alcuni dei quali avrebbero ostacolato la riconversione dei propri reparti per continuare l’attività extramoenia arrivando perfino a falsificare le cartelle cliniche dei ricoverati, La Rocca ha chiesto di potere svolgere ulteriori approfondimenti per acquisire la documentazione necessaria.

Per quanto riguarda il numero di posti letto in terapia intensiva per pazienti Covid, passati da 298 agli attuali 340, l’assessore Razza ha chiesto di potere essere audito nuovamente dalla Commissione il 30 novembre
prossimo, quando scatterà il secondo step del piano ospedaliero predisposto dall’assessorato.

“Ci aspettavamo di avere un chiarimento dall’assessore Razza e dal dirigente La Rocca, invece abbiamo sentito un rumore fastidioso: quello delle loro unghie che stridevano mentre tentavano di arrampicarsi sugli specchi”. Lo dicono Antonello Cracolici e Giuseppe Arancio, parlamentari regionali del PD e componenti della commissione Sanità dell’Ars, dove oggi si è tenuta l’audizione dell’assessore regionale alla Salute Ruggero Razza e del Dirigente generale del Dipartimento pianificazione strategica Mario la Rocca in merito alla comunicazione sulla piattaforma Geocos dei posti letto ordinari e di terapia intensiva Covid in Sicilia.

“Non ci resta che aspettare che gli ispettori inviati dal Ministero facciano luce su quello che è realmente accaduto – aggiungono Cracolici e Arancio – dato che la mattina del 4 novembre è stata definita la programmazione dei posti letto da predisporre in due step, il 15 ed il 30 novembre. Ma nella stessa giornata del 4 novembre La Rocca ha improvvisamente chiesto ai vertici delle Aziende sanitarie di caricare i posti letto previsti per il 15 novembre. Le cose sono due: o quei posti letto erano già attivi e dunque non si capisce perché non fossero già stati caricati, oppure è stato chiesto di caricare posti letto non ancora attivi. E non basta dire che ‘oggi qui posti letto ci sono’, bisogna capire se c’erano già il 4 novembre quando La Rocca ha chiesto di caricarli”.

“Oltretutto – proseguono Cracolici e Arancio – durante l’audizione in commissione l’assessore Razza ha dovuto ammettere che la piattaforma Geocos viene utilizzata dal 118 e dai pronto soccorso per individuare i posti letto ai quali indirizzare i pazienti: quei posti letto devono dunque essere ‘attivi’, e non ‘attivabili’ sulla carta, altrimenti si creano gravi rischi per i pazienti. Insomma, altro che programmazione, qui c’è un governo che arranca e vive alla giornata”.

Nel corso della seduta della commissione Cracolici ha poi fatto rilevare che “i dati sul tracciamento del contagio, con ogni probabilità, nel momento in cui vengono caricati sono già ‘vecchi’ poiché da quando viene effettuato un tampone molecolare a quando arriva il responso possono passare anche quindici giorni, e solo allora l’esito viene comunicato”.

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