Domenica, 25 Ottobre 2020
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LA NOTA

Regione, i sindacati: "Dipendenti fannulloni? Quereliamo Musumeci"

sindacati, Sicilia, Politica
Il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci

"Ancora una volta, assistiamo, stupiti, a dichiarazioni offensive e gratuite del presidente della Regione Siciliana contro i lavoratori regionali. Abbiamo già dato mandato ai nostri legali di valutare ogni possibile aspetto per denunciare e querelare Musumeci". Il sindacato Cobas/Codir, che conta numerosi iscritti tra i 13 mila dipendenti della Regione siciliana, annuncia di voler querelare il presidente della Regione Siciliana, dopo la sua dichiarazione sui dipendenti regionali.

"Musumeci dovrebbe spiegare ai siciliani come mai, se l’80% dei regionali “si gratta la pancia” come rivela lui, i suoi fidati dirigenti generali - generati dalla sua politica - a fine anno raggiungono tutti i risultati e vengono premiati con il massimo possibile di indennità e come mai, proprio un paio di giorni fa all'Ars, ha raccontato risultati fantasmagorici tanto da irritare le opposizioni che adesso lavorano per sfiduciarlo", si legge nella nota.

"Insomma - scrivono- non avendo argomenti validi per contrastare la decisione del governo nazionale - di questi giorni - di prorogare e mantenere una quota consistente di “smart working” e non avendo di fatto portato avanti l’ammodernamento dell’amministrazione, si accanisce contro i lavoratori. Da quasi tre anni ormai, chiediamo al Presidente Musumeci di lavorare sulla riforma del personale, ma evidentemente preferisce fare finta di non vedere che proprio l’80% di dipendenti regionali sono sfruttati da decenni in nero e in mansioni superiori, consentendo alla macchina amministrativa di funzionare, nonostante le ataviche inefficienze e gli ostacoli frapposti dai rappresentanti della decadente politica siciliana".

"Sbigottiti. Per un attacco generico. E sconsiderato". Così Cgil Cisl e Uil siciliane e le loro federazioni del pubblico impiego all'indomani dell'intervento a Catania del presidente della Regione. "Affermazioni gratuite, che lasciano senza parole - denunciano i sindacati - non solo perché poco eleganti, per dirla così. Ma anche perché pronunciate dal formale datore di lavoro. E perché a quella sentenza Musumeci non ha affiancato riferimenti o riscontri concreti e neppure l'impegno formale a realizzare finalmente la riforma della pubblica amministrazione, quella sì necessaria e urgente - sottolineano i sindacati - per semplificare norme, snellire procedure, garantire efficienza organizzativa alla macchina della burocrazia".
Scrivono Cgil Cisl e Uil: "È l’ennesimo scivolone del presidente, dopo le infelici uscite sui dirigenti accostati incautamente ad altri mali. E dire - rilevano - che Musumeci si era vantato di aver incluso nel suo programma elettorale (che vi alleghiamo) riforme importanti per l’efficienza della macchina amministrativa e l’innovazione digitale. Un libro dei sogni, a conti fatti, visto che nulla di tutto quello che ha promesso è stato ad oggi fatto o almeno avviato".
Per i confederali, "è la riforma che non c'è, la chiave di tutto". "Fare finta di nulla - sostengono - lasciare il mondo com'è e poi andare addosso ai lavoratori, fa pensare al tentativo di scaricare sui dipendenti l'incapacità di realizzarla, la riforma". Ai lavoratori, va anzi il grazie di Cgil Cisl e Uil. "Perché che da soli e con le loro sole forze - scrivono - hanno affrontato la sfida del lavoro agile in piena emergenza Covid, sia da casa che sul territorio, come il corpo forestale e la protezione civile".
Al governatore, continuano i confederali e le federazioni del pubblico impiego, "ripetiamo di essere pronti a raccoglierla, la sfida della riforma. Ma seriamente. Ne metta all'ordine del giorno il varo e ci convochi. Noi siamo disponibili a confrontarci per dare alla burocrazia regionale un assetto più moderno ed efficiente. Sempreché il governo e la politica facciano sul serio. Concretamente sul serio".
“La gestione del personale regionale sia commissariata dal ministero della Funzione pubblica. L’80 per cento dei dipendenti svolge mansioni superiori con stipendi da mille euro. Musumeci non sa di cosa parla, attacca i sindacati e i dipendenti per nascondere i suoi fallimenti. Non ha mai detto una parola per onorare la memoria dei regionali morti per coronavirus, altri che grattapancisti. Abbiamo dato mandato ai nostri legali dopo le dichiarazioni del presidente”. Lo afferma in una nota la segreteria regionale del Sadirs.
“Musumeci – dice il sindacato autonomo - in una esternazione farneticante criminalizza i dipendenti regionali buttandoli in pasto ai giornali e conferma l'azione intimidatoria verso i sindacati. Un Musumeci incapace di svolgere con il suo governo una azione politico amministrativa in grado di affrontare le problematiche della regione, cerca di sviare l'opinione pubblica con un argomento che si sa appassiona l'opinione pubblica a prescindere dalla veridicità. Da buon nostalgico usa l'odio sociale verso un nemico pubblico per attirare consensi, ma evita da 30 mesi il confronto con i sindacati che vorrebbero capire le sue idee in merito alla modernizzazione dell'amministrazione, alla riforma del complesso ordinamento professionale caratterizzato da categorie obsolete che costringono più dell'80% a svolgere mansioni superiori a quelle stabilite dal contratto con stipendi che per una categoria A è pari a 1.000 euro. Ma forse Musumeci non sa di cosa parla, e a questo punto sarebbe auspicabile un commissariamento della gestione del personale da parte del ministro alla Funzione pubblica per manifesta incapacità. Non abbiamo mai ascoltato una parola del presidente per onorare la memoria dei regionali morti per coronavirus, mentre svolgevano il proprio lavoro, altro che grattapancisti”.
Quindi il Sadirs prosegue: “Mentre la gente e le categorie professionali cominciano a protestare duramente, la politica economica è allo sbando e lui ci regala una perla che noi consegneremo insieme ai suoi grandi successi: i cavalli di Ambelia e l'inutile e costoso centro direzionale. Purtroppo riscontriamo il silenzio dell'assessore alla Funzione pubblica e dei dirigenti generali, criticati dal presidente, che dovrebbero contestare tali infamanti dichiarazioni. Dopo trenta mesi ci saremmo aspettati un umile dichiarazione di incompetenza a gestire l'amministrazione e le innovazioni che a livello nazionale invece sperimentano con successo. Il Sadirs ha già dato mandato ai propri legali di verificare se ci sono gli estremi per una azione legale contro il presidente per le dichiarazioni rilasciate. Ma di tutto questo non parlatene al presidente che è occupato in altro”.

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