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Ars, il Movimento 5 Stelle si spacca: "Pronti a creare un gruppo autonomo"

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Il Movimento 5 Stelle è stato trasformato in “un sogno divenuto contenitore vilipeso da goffi tentativi di imitazione dei partiti che prima ci proponevamo di smantellare”. È il passaggio chiave con cui quattro grillini, tra i fondatori del movimento in Sicilia, hanno annunciato poco fa, via Facebook, l'addio al gruppo.

Elena Pagana, Angela Foti, Matteo Mangiacavallo e Valentina Palmeri vanno via sbattendo la porta: “Il gruppo non è più tale. Quando vengono meno i principi del dialogo, della solidarietà tra colleghi e del rispetto, viene meno anche il desiderio di farne parte, la voglia e i progetti per i quali si sta insieme”.

Che la scissione, la prima nella storia dei grillini siciliani, fosse dietro l'angolo è fatto noto da settimane. Ma sono i toni usati dai dissidenti a svelare quanto tesa è la situazione nel movimento: “Quel “nessuno deve rimanere indietro”, portato avanti come vessillo dall'intero gruppo, che doveva significare tendere la mano a chi era in difficoltà, anche tra noi, è svanito nel nulla”. E ancora: “C'è un cinismo che non dovrebbe appartenere ad un movimento che si reputa comunità”.

Sono tutte frasi che traggono spunto dal siluramento di Sergio Tancredi, avvenuto appunto qualche settimana fa, ufficialmente per il mancato rimborso al gruppo di parte dello stipendio. Ma dietro questa mossa c'è, ad avviso dei dissidenti, una resa dei conti interna che coinvolge i vertici: “Solo i più ingenui non hanno capito che era un modo per non confrontarsi e avviare il dibattito su quella linea politica che il gruppo regionale (prima forza politica della regione nel 2017) non è stato in grado di affrontare. Abbiamo preso i nostri principi e li abbiamo distorti, stravolti e interpretati a piacimento”.

Da qui le conclusioni dei 4 grillini dissidenti, che ora con Tancredi sono pronti a creare un gruppo autonomo all'Ars: “Non c'è mai stato ascolto, né la reale volontà di trovare una sintesi, il dibattito è sempre stato derubricato a frasi del tipo “o così o ve ne andate”, celandosi dietro le "scelte della maggioranza numerica", come se la democrazia, anche interna ad un gruppo, non debba racchiudere anche la rappresentatività delle minoranze”.

Pagana, Mangiacavallo, Palmeri e Foti (che è la vicepresidente dell'Ars) svelano che avrebbero voluto aiutare Tancredi a difendersi davanti ai probiviri, anche sostenendo le spese legali ma “non é mai stata presa in considerazione la nostra proposta di sostenere formalmente e sostanzialmente il collega Tancredi, sia davanti ai probiviri, chiedendo del tempo per mettersi in regola e garantendo economicamente per lui, sia, come avvenuto in passato con altre vicende giudiziarie, contribuendo alle sue spese legali. Mentre l’amico Sergio veniva sbattuto fuori, siamo stati ignorati”.

A quel punto la scelta dell'addio al gruppo di quattro dei fondatori è stata obbligata: “I principi del Movimento 5 Stelle che con orgoglio abbiamo costruito, portato avanti e difeso sono passati in secondo piano cedendo il passo a logiche in cui, per fortuna, non ci riconosciamo”.

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