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Via libera al dl intercettazioni, Bonafede: "Strumento irrinunciabile"

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Alfonso Bonafede, Ministro della Giustizia

"Oggi abbiamo approvato in consiglio dei ministri il decreto legge sulle intercettazioni, uno strumento irrinunciabile per le indagini. Adesso elaboriamo un sistema moderno e digitale: ci saranno maggiori garanzie per trovare un punto di equilibrio tra l'esigenza delle indagini, la tutela della riservatezza e il diritto di difesa", così annuncia su Facebook il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, il via libera del consiglio dei ministri al decreto intercettazioni che modifica la riforma Orlando, varata due anni fa dal Governo Gentiloni, la cui entrata in vigore era stata prorogata fino al primo gennaio prossimo.

L'accordo è stato raggiunto giovedì sera nell’ultimo vertice di maggioranza in materia di giustizia. La riforma delle intercettazioni, prevede il dl, si applicherà ai procedimenti penali «iscritti dopo il 29 febbraio 2020». Per quelli in corso si applicheranno le regole attualmente in vigore.

Il decreto stabilisce che sarà il pubblico ministero - e non la polizia giudiziaria come previsto dalla precedente riforma - a dover selezionare il materiale per stabilire quali siano le intercettazioni di rilievo per le indagini e quelle, invece, irrilevanti. «Il pubblico ministero dà indicazioni e vigila affinchè nei verbali non siano riportate espressioni lesive della reputazione delle persone o quelle che riguardano dai personali definiti sensibili dalla legge, salvo che si tratti di intercettazioni rilevanti ai fini delle indagini», recita un articolo del decreto.

Gli avvocati difensori potranno avere accesso a tutto il materiale di intercettazione depositato, senza i limiti che invece stabiliva la riforma Orlando. I difensori «per via telematica hanno facoltà di esaminare gli atti e ascoltare le registrazioni ovvero di prendere cognizione dei flussi di comunicazioni informatiche o telematiche» e «possono estrarre copia delle trascrizioni e fare eseguire la trasposizione della registrazione su idoneo supporto».

Il giornalista che pubblica l’intercettazione non rischia più di essere incriminato per violazione di segreto d’ufficio e restano quindi in vigore le regole attuali. Il "virus-spia" Trojan potrà essere utilizzato per reati puniti con pene sopra i 5 anni commessi da pubblici ufficiali o da incaricati di pubblico servizio contro la Pubblica amministrazione.

Tra le novità introdotte anche il deposito degli atti e dei provvedimenti relativi alle intercettazioni che sarà eseguito esclusivamente in forma telematica. Nell’archivio digitale tenuto sotto la direzione e la sorveglianza del Procuratore della Repubblica, saranno custoditi i verbali, gli atti e le registrazioni delle intercettazioni. Ogni eventuale accesso o rilascio di copie sarà annotato in apposito registro, gestito con modalità informatiche con indicate data, ora iniziale e finale, e gli atti specificamente consultati.

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