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Il governo accelera sul salario minimo: "9 euro l'ora per tutti i lavoratori"

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Il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo

La nuova parola d'ordine, insieme a reddito di cittadinanza, è salario minimo orario. Una delle priorità per il 2020 indicata dal ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Nunzia Catalfo, in audizione davanti alle commissioni riunite Lavoro e Affari sociali della Camera sulle linee programmatiche del suo dicastero.

COSA È IL SALARIO MINIMO. È una delle misure su cui punta il governo giallorosso per evitare lo sfruttamento nel lavoro, soprattutto tra i giovani. Nel diritto del lavoro è la paga oraria, giornaliera o mensile che i datori di lavoro pagano a dipendenti e collaboratori. Una realtà che in Italia al momento non esiste. Secondo la versione di M5s deve essere almeno pari a 9 euro l'ora o comunque "calcolato in modo che sia almeno il 20.30% al di sopra della soglia di povertà calcolata dall'Istat per il singolo individuo".

A CHI SPETTA. Andrebbe applicato a tutti i lavoratori, subordinati e parasubordinati, sia nel settore privato che nel pubblico, dunque a tutte le categorie e in tutti i settori, compresi i praticanti degli studi professionali. Sarebbero previste sanzioni per i datori di lavoro che violino le regole.

LO SCONTRO. Il ministro ha sottolineato che il confronto con le parti sociali "connoterà l'azione del ministero anche per quanto riguarda la valutazione della riduzione della tassazione sul lavoro (i cosiddetto cuneo fiscale), già prevista dalla legge di Bilancio 2020, e gli interventi per assicurare la parità di genere nelle retribuzioni".

Ma i sindacati non ci stanno. "Il salario minimo per legge non è per noi la strada giusta per risolvere il tema del lavoro povero, sfruttato e sottopagato che in questi anni si è sviluppato nel nostro Paese", ha detto la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, nelle conclusioni al seminario del sindacato sullo sviluppo della contrattazione aziendale, rimarcando che "il salario minimo per legge non offrirebbe le giuste garanzie ai lavoratori. La contrattazione è lo strumento più adeguato per combattere anche il lavoro povero".
"C'è voluta una sentenza di un magistrato di Torino per segnalare che la soluzione per i rider era applicare subito il contratto nazionale collettivo del settore delle logistica - ha affermato -. Quando la politica pensa invece di sostituirsi alla libera contrattazione tra le parti sociali spesso le cose peggiorano. Da una parte assistiamo ad una continua legislazione sui temi del lavoro, dall'altra il tema del lavoro e dell'impresa spesso diventano un elemento di scontro e di speculazione a fini elettorali. Il risultato è che abbiamo 160 vertenze che giacciono sul tavolo del ministero dello Sviluppo senza che sia stata trovata una soluzione. Quando le questioni del lavoro diventano un braccio di ferro tra i partiti diventa davvero complicato trovare un equilibrio, le giuste soluzioni per far crescere il Paese", ha sostenuto Furlan.

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