Martedì, 23 Luglio 2019
ROMA

Tregua sull'asse Lega-M5S, Di Maio e Salvini: "Il governo deve andare avanti"

"Il governo deve andare avanti". Lo scrivono in una nota congiunta, quasi fosse un imperativo categorico. Matteo Salvini e Luigi Di Maio si vedono. Il primo faccia a faccia di cui si abbia notizia da due mesi. Un'ora di colloquio per dirsi che l'esecutivo può e deve andare avanti. Se davvero accadrà, ancora non v'è certezza. Tra le fila di M5s e Lega si usano espressioni come "tregua armata" e "navigazione a vista". Sarà il premier Giuseppe Conte, in un vertice a tre che potrebbe tenersi lunedì, a dire se i suoi vice lo convincono. Dal Quirinale si registrano le parole dei due vicepremier che danno il senso di un passo in avanti. Sullo sfondo resta la grande preoccupazione per la prossima legge di bilancio.

E' quello l'orizzonte che catalizza le attenzioni anche nel governo perché da lì, come avverte Moody's, passa non solo la procedura d'infrazione Ue ma anche la credibilità dell'Italia agli occhi dei mercati. Salvini in mattinata ne parla con i responsabili economici della Lega, in una lunga riunione al Viminale: è Conte ad avere il mandato a trattare in Europa per scongiurare la manovra bis ma il ministro dell'Interno vuole esser della partita. Dalle scelte economiche dipendono le scelte politiche e la vita stessa del governo. E le visioni collidono: Conte vuol rispettare le regole, Salvini spinge per sforare. Il leader leghista e Di Maio ne parlano nel colloquio, negato fino all'ultimo, che hanno nel primo pomeriggio a Palazzo Chigi.

E' il leader M5s a premere per vedersi subito. Vuole chiedere al leghista, guardandolo dritto in faccia, se si va avanti seriamente o no. Qualche sottosegretario pentastellato, con buona dose di realismo, osserva che è una domanda sospesa perché il rischio del voto sarà superato solo a luglio, quando si chiuderà la finestra per andare alle urne a settembre. Ma a Di Maio il capo della Lega risponde di sì: andiamo avanti. Il dialogo è "positivo, cordiale, utile", dice la nota congiunta che sigla la ritrovata sintonia personale. I vicepremier proclamano di volere un "dialogo costruttivo in Europa nell'interesse degli italiani". A Bruxelles andranno a trattare "i politici, non i tecnici", sottolinea Di Maio. Con Salvini aggiunge che i dati economici sono migliori di quanto stimato. "La strada è giusta" e in cima alle "priorità" c'è l'abbassamento delle tasse con "misure straordinarie", dicono.

Salvini incassa di poter iscrivere al primo punto all'ordine del giorno del prossimo Consiglio dei ministri il decreto sicurezza bis, su cui resterebbero perplessità tra i suoi alleati. La riunione slitta a martedì pomeriggio, su richiesta del premier. La scelta è prima indicare la road map politica nel vertice a tre, che si potrebbe tenere lunedì sera, dopo i ballottaggi e dopo che in mattinata Salvini avrà riunito in via Bellerio lo stato maggiore della Lega. Tra i leghisti è fortissima la pressione per rompere e andare all'incasso. Ma Salvini non vuol assumersi la responsabilità di far saltare il governo senza un serio casus belli. E qui si torna al tema della flat tax. Ma sui conti pubblici lo scenario è tanto fosco che tornano a rincorrersi suggestioni di governi tecnici per firmare la manovra (è impraticabile, dicono nelle sedi istituzionali).

Quanto al dossier nomine, Di Maio ribadisce a Salvini che spetterà a lui indicare il nome del futuro commissario europeo: va bene Giancarlo Giorgetti o chi la Lega indicherà. Nel governo la scelta del nuovo ministro per gli Affari Ue, sempre di area leghista, potrebbe poi aprire la strada a un "riequilibrio" che vedrebbe in pole position per la sostituzione Giulia Grillo e Danilo Toninelli (sarebbe invece blindata Elisabetta Trenta). Potrebbe anche aprirsi un balletto di sottosegretari, ma non è tema di oggi. In casa leghista notano però con piacere che nessun M5s abbia attaccato Massimo Garavaglia, dopo l'indagine aperta a suo carico dalla Corte dei Conti. (ANSA)

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