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Manovra, Tria rassicura l'Europa: "Il sistema è stabile", ma è guerra di cifre

Manovra governo, Giovanni Tria, Sicilia, Politica
Il ministro dell'Economia Giovanni Tria

La manovra garantirà la «stabilità complessiva del sistema». E’ in queste tre parole, messe nere su bianco in una lettera alla Commissione europea, che il ministro Giovanni Tria racchiude il tentativo del governo di evitare una inedita bocciatura, con procedura d’infrazione e rischio di sanzioni, della prima legge di bilancio del governo M5s-Lega. A una settimana dal Cdm che formalmente l’ha approvata, la nota di aggiornamento al Def in serata è ancora attesa in Parlamento.

Ma arriva la missiva di Tria, che chiede a Bruxelles di tenere un "dialogo aperto e costruttivo". Fonti Ue ribadiscono che il giudizio verterà sul 2019: il problema resta l’asticella del deficit fissata al 2,4%. Ma il ministro, che assicura di parlare a nome di un governo «compatto e fiducioso», spiega che la manovra si baserà su una «strategia di crescita» che porterà il Pil all’1,5% nel 2019, all’1,6% nel 2020 e all’1,4% nel 2021.

A testimoniare le difficoltà dell’esecutivo, c'è però il ritardo con cui il Def si compone. A una settimana dal Cdm, dopo tre vertici di governo, due feste pentastellate e numerose dichiarazioni alla stampa, a tarda sera manca ancora il testo del documento. E prosegue la guerra di cifre tra M5s e Lega sulle cifre che saranno stanziate per le misure chiave della manovra, in una continua rincorsa di numeri e smentite. Tanto che nei corridoi delle Camere si rincorrono le suggestioni di parlamentari di maggioranza e opposizioni preoccupati che il deflagrare dello scontro possa portare a realizzare l’auspicio di Silvio Berlusconi: «La fine prossima del governo e il voto».

Ci prova Giuseppe Conte a dare un’immagine di solidità: "Avanti con il coraggio di sostenere le proprie azioni, il cambiamento non va temuto", dichiara da Assisi ispirandosi a San Francesco. Il premier difende «l'equità» portata da una manovra che garantirà «il reddito di cittadinanza a 5 milioni» di poveri e invita anche le «istituzioni europee a essere più populiste"
per colmare «la frattura» che si è creata con i cittadini.

L’idea che alla base della manovra del governo ci saranno le "reali esigenze dei cittadini e delle imprese, tenendo conto del
ruolo delle Istituzioni», viene ribadita anche da Tria nella lettera all’Ue. Il ministro, che una settimana fa sembrava a un passo dalle dimissioni in dissenso sul Def (Di Maio nega però ancora oggi l’idea di un rimpasto), si prepara alla trattativa con Bruxelles correggendo le parole bellicose dei suoi vicepremier e spiegando che «non ci si può offendere» se la commissione chiede di rispettare le regole.

Poi nella sua lettera all’Ue sostiene che il deficit sarà sì al 2,4% nel 2019 ma scenderà al 2,1% nel 2020 per chiudere all’1,8% del 2021. Se si combinano questi dati con la crescita stimata del Pil, il governo assicura la discesa del debito, sostenuta soprattutto da
"maggiori risorse per gli investimenti pubblici e privati».  «Non faremo marcia indietro» anche se lo spread continua a
salire, dichiara Matteo Salvini. Ma i timori per l’andamento dei mercati e il giudizio, a fine mese, delle agenzie di rating, non
viene celato, soprattutto tra i Cinque stelle. Preoccupati anche dal fatto che sulle misure - e le relative risorse - prosegua il
braccio di ferro con la Lega, che non ha mai nascosto le sue perplessità di pensioni e reddito di cittadinanza ("Creerà un
buco nero nel bilancio», attacca dal centrodestra Berlusconi).

E così in mattinata, non appena Salvini afferma in tv che per il reddito ci saranno 8 miliardi, il M5s con Stefano Buffagni ribatte che saranno 10. I pentastellati fanno anche girare una tabella in cui per "quota 100" sulle pensioni vengono stimati 5
miliardi. «Ce ne saranno 7», replica dispiaciuto Massimo Garavaglia. Comunque per il reddito di cittadinanza i miliardi saranno 10, chiosa a più riprese Luigi Di Maio, che stima una crescita «anche oltre» l’1,6% e annuncia «tagli alla spesa militare e agli armamenti». Mentre Salvini aggiunge al lungo elenco di impegni «l'aumento delle pensioni di invalidità, il quoziente familiare e un contributo alla natalità».

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