Sabato, 07 Dicembre 2019
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I DEMOCRATICI

Il Pd "respinge" la proposta di Orfini, Martina: "Primarie a gennaio"

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Il segretario nazionale del Pd Maurizio Martina

La proposta choc di Matteo Orfini di sciogliere il Pd viene accolta dal partito con un coro di no. Primo tra tutti quello del segretario Maurizio Martina che da Genova conferma l’intenzione di fare al più presto il congresso con tanto di primarie a gennaio.

«Avanti tutta» verso l’assise congressuale seguendo il percorso delineato dall’assemblea è il leitmotiv tra i Dem dai quali arriva anche l’appello a smetterla con il «fuoco amico» e con la propaganda sul «fuoco amico».  Carlo Calenda, poi, va oltre invitando direttamente a cena a casa sua martedì prossimo tutti i big del partito (ad eccezione di Martina): Gentiloni, Minniti e Renzi nel tentativo di arginare l’avanzata dell’asse giallo-verde che come ricorda l’ex premier «è il vero problema».

Il segretario sul «non invito» non polemizza e assicura che lui preferisce cenare a Genova con i cittadini e i familiari delle vittime del crollo del Ponte Morandi perché il partito per rinascere non deve chiudersi in "cene ristrette», ma deve tornare ad aprirsi sul territorio. E' stato invitato, ma non parteciperà alla cena anche Matteo Renzi perché in viaggio in Cina nei prossimi giorni. «Il PD deve smetterla col fuoco amico che troppe volte ha colpito e indebolito chi era al governo», osserva l’ex leader. «Ci sarà un congresso e chi lo vincerà avrà l’aiuto degli altri - assicura - ma dopo sei mesi di analisi psicologica e di terapia di gruppo, possiamo iniziare a fare opposizione dura?». E’ stato Renzi infatti la scorsa settimana a spingere per l’ostruzionismo alla Camera sul decreto Milleproroghe. Ed è sempre lui che assicura che solo dopo le dimissioni da segretario di Martina renderà noto il nome del candidato alla segreteria.

Alla linea dura contro il governo Lega-M5S incita anche Matteo Guerini che invita ad aprire un primo confronto tra i Dem nei congressi regionali a cominciare da quello toscano del 14 ottobre. Per il resto, il coro di no allo scioglimento è abbastanza compatto. Francesco Verducci preferisce parlare di rifondazione del partito. Mentre Franco Mirabelli definisce "grave» la posizione di Orfini. E’ una «sofisticata strategia per allettare gli elettori...», ironizza il renziano Antonello Giacomelli, mentre Areadem con Marina Sereni insiste sul fatto che bisogna andare avanti con il percorso verso per il Congresso anche perché incalza Monica Cirinnà è «un percorso votato» da tutti.

Bisogna avviare «un confronto civile e positivo per ricostruire una comunità e darci una profilo e una guida nuovi», insiste Sereni. In più, osserva Gianni Cuperlo, il congresso, che serve a smetterla di «discutere a colpi di tweet», dovrebbe essere «rifondativo e costituente, aperto ai cambiamenti necessari per convincere e vincere». Ma Orfini insiste e rincara la dose: «Pensate davvero che possiamo ripresentarci con il Pd come funziona oggi? Tutti dicono di voler superare il correntismo e poi chiedono di fare un congresso basato su accordi tra correnti. Bene, facciamolo e il giorno dopo? Ricominciamo come sempre con la minoranza che combatte la maggioranza... Pensate davvero che così la risolviamo? Beati voi...».

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