Domenica, 31 Maggio 2020
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Governo battuto all'Ars, la Finanziaria bis torna in Commissione

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Palazzo dei Normanni

Il colpo del Ko è arrivato mentre governo e maggioranza provavano a mettere delle toppe alla loro crisi. La Finanziaria bis, tecnicamente chiamata Collegato, va in soffitta. Il centrodestra non è riuscito neanche a “conquistare” un rinvio a domani delle votazioni: di fronte al muro di grillini e Pd, ormai padroni dell'Ars, è stato costretto a prendere atto che il disegno di legge deve tornare in commissione e ripartire da capo. Ciò che equivale a una bocciatura.

Il testo prevedeva, fra la altre cose, la fusione di Crias e Ircac in un unico grande istituto di credito. Operazione fortemente voluta dall'assessore all'Economia, Gaetano Armao, che avrebbe aperto la strada all'unificazione anche con l'Irfis. C'erano poi articoli che avrebbero reso più facile l'apertura dei siti culturali nei festivi e che avrebbero permesso di utilizzare il personale di vigilanza degli enti parco come forestali, rafforzando così gli organici.

Finiscono nel cassetto anche una mini riforma delle società partecipate e un cambio nelle regole per l'accesso ai contributi delle associazioni antiracket.

Era stato il capogruppo di Forza Italia, fiutando il pericolo, a chiedere un rinvio di 24 ore delle votazioni. Ma subito Valentina Zafarana per i grillini e Giuseppe Lupo per il Pd hanno detto di no chiedendo invece che si iniziasse a votare proprio dall'articolo che avrebbe fuso Ircac e Crias.

A quel punto anche il governo, con l'assessore Mimmo Turano, ha provato a perorare la causa del rinvio di 24 ore. Ma non c'è stato nulla da fare. Neppure il tentativo “diplomatico” del presidente dell'Ars, Gianfranco Miccichè, di arrivare a un accordo fra i partiti ha evitato il Ko. L'opposizione ha chiesto e ottenuto che si votasse per decidere la sorte della Finanziaria bis. Che a quel punto era già segnata.

Resta il fatto che – come ha segnalato Lupo – questa norma era in aula dal 22 maggio. E in un mese non aveva mai mosso un passo tenendo invece il Parlamento paralizzato per via dei mancati accordi nella maggioranza. L'intento di Milazzo e di Forza Italia era infatti quello di arrivare a una sintesi delle poche norme da continuare a difendere per lasciar cadere invece le altre su cui la maggioranza non avrebbe avuto i numeri. Ora però il testo va in soffitta.

 

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