Mercoledì, 17 Luglio 2019
AL QUIRINALE

Mattarella dà incarico alla Casellati:
mandato esplorativo per il governo

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Sergio Mattarella e Maria Elisabetta Alberti Casellati

ROMA. Un incarico «mirato» a riferire "entro venerdì» se ci sia una maggioranza per costituire un governo di M5s e centrodestra. E’ il mandato esplorativo assegnato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati, per provare a sbloccare l’impasse del governo. L’accelerazione spiazza tutti e irrita Matteo Salvini, che diserta il primo incontro con Casellati.

E per ora non fa registrare passi avanti nel dialogo con il M5s.  Luigi Di Maio tiene fermo il no a Silvio Berlusconi e dà a Salvini un ultimatum: «Decida entro questa settimana» se è pronto a siglare un «contratto di governo» M5s-Lega, «l'unico" possibile. Lunedì, è il messaggio implicito, potrebbe aprirsi il secondo «forno» con un Pd che attende che salti il tavolo tra M5s e Lega per «scongelarsi» e dialogare. Ma Salvini a Di Maio replica a muso duro: «Non mollo FI, rispetto il voto: il secondo arrivato alle elezioni non può imporre le regole. Perché Di Maio non fa un passo a lato sulla premiership come me?». Due condizioni che il leader M5s mette ai voti in un’assemblea dei gruppi pentastellati: «Vi prendete Berlusconi, vi prendete Meloni e Di Maio fa un passo indietro?», domanda. In platea si ascoltano risate e nessuno alza la mano per dire di sì. Ma in serata il leghista Giancarlo Giorgetti precisa che a cadere deve essere «almeno uno dei due veti di Di Maio». Uno spiraglio?

Restano intanto ventiquattro ore al tentativo di Casellati. Dopo aver ricevuto e accettato «con spirito di servizio» il mandato esplorativo, il presidente del Senato incontra il presidente della Camera Roberto Fico e il premier Paolo Gentiloni e nel pomeriggio a Palazzo Giustiniani riceve le delegazioni di M5s, Lega, Fdi e Fi in lunghi colloqui di un’ora ciascuno. Domani farà un secondo «round».

E venerdì riferirà al capo dello Stato. Se sarà fumata bianca, potrebbe esserci a breve un premier incaricato. Ma se sarà fumata nera, come appare più probabile, Mattarella valuterà se assegnare, magari dopo un paio di giorni di riflessione, un secondo mandato esplorativo. Anche in questo caso sarebbe un mandato breve e «mirato», ma in uno schema diverso dal M5s-centrodestra: al presidente della Camera Roberto Fico potrebbe spettare di sondare i margini per una maggioranza diversa. Se fallisse anche questo tentativo, il presidente potrebbe optare per un incarico più politico, magari a una personalità «terza».

Ma il centrodestra vuol tentare fino in fondo con il M5s. Salvini si irrita per l’accelerazione del Colle, perché avrebbe voluto attendere il voto delle regionali per un tentativo serio. Ma in serata fa sapere che domani andrà al secondo giro di colloqui di Casellati con la delegazione del centrodestra unito. "Da parte nostra non sono mai stati messi dei veti verso il M5s», dice Silvio Berlusconi abbandonando i toni bellicosi degli ultimi giorni. L’unica alternativa al governo centrodestra-M5s "è il voto», avverte Salvini. Ma Di Maio parla solo alla Lega: "Non capisco perché io non possa porre veti su Berlusconi e Salvini li ponga sul Pd», dice alludendo al «forno» con il Pd.

I Dem per ora stanno a guardare: solo se salterà del tutto il dialogo tra M5s e Lega, il Pd entrerà in partita. E a quel punto anche Matteo Renzi potrebbe dare il via libera a un dialogo cui finora si è detto contrario. Se Fico ricevesse un mandato esplorativo, spiegano i renziani, il Pd potrebbe porre le sue condizioni: no a Di Maio premier e un cambio di linea su temi cari al Pd come il Jobs act e il reddito di inclusione.

A complicare l’ipotesi M5s-Pd ci sono i numeri assai risicati in Parlamento. Ma i «governisti» Dem sottolineano la novità: prima c'era una parte del Pd più sulle barricate, ora stiamo tutti a guardare se ci può essere un dialogo con l’incaricato di Mattarella. Più facile se fosse un nome «terzo», in chiave di esecutivo del presidente. Ma neanche parlare con M5s è più un tabù, per nessuno dei Dem.

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