Domenica, 23 Febbraio 2020
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LA STRATEGIA

Renzi: voto anticipato e congresso. Scontro con minoranza

ROMA. Puntare alla «doppietta»: congresso Pd e voto anticipato. L'idea accarezzata nelle ultime ore da Matteo Renzi, viene rilanciata dai parlamentari a lui vicini. Lunedì in direzione, alla presenza di tutti i parlamentari Pd, con in platea Pier Luigi Bersani, Michele Emiliano e forse anche Massimo D'Alema, il segretario dovrebbe prospettare due percorsi possibili da imboccare nei prossimi mesi: ritornare a breve alle urne dopo un accordo sulla legge elettorale o l'avvio da subito del congresso Pd.

Secondo i renziani ci sarebbe però ancora spazio per puntare a entrambi i 'bersaglì: lo stesso segretario non ci avrebbe ancora rinunciato. Ma la minoranza del partito, che al voto anticipato ha già detto un sonoro 'no", si concentra sulla battaglia interna e prova a unire le forze per ottenere un congresso «vero».

Oppure, avverte, c'è il rischio scissione. Sarà uno snodo cruciale per i prossimi mesi, la direzione Dem che si riunisce lunedì pomeriggio a Roma. In platea potrebbe tornare, dopo lunghissima assenza, Massimo D'Alema. E Renzi, che ha invitato anche il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, traccerà innanzitutto il quadro politico, con la battaglia da condurre in Europa per evitare una manovra recessiva.

Al Paese, è il mantra dei renziani, servono elezioni per chiudere una legislatura finita il 4 dicembre. E votare a giugno (in subordine, a fine settembre), resta l'obiettivo mai del tutto accantonato. Certo, i renziani ammettono che i margini sono strettissimi. Le resistenze sono emerse fortissime nella stessa maggioranza Pd, che rischia sul punto una frattura insostenibile. E poi sulla via delle urne anticipate si frappone il nodo della legge elettorale. Renzi dovrebbe perciò sollecitare in direzione un confronto parlamentare in tempi brevissimi.

Ma neanche nel Pd c'è accordo su una proposta unitaria. Perciò, afferma più di un parlamentare renziano, a questo punto servirebbe da parte di Gentiloni una presenza maggiore, come «facilitatore» di un'intesa. Negli ultimi giorni avrebbero restituito moderata fiducia in casa Pd e la voglia di puntare alle urne, i sondaggi che registrano un primo calo M5s dopo la vicenda di Roma.

Ma Luigi Di Maio prova a sfruttare l'impasse per segnare un punto politico contro il Pd: «Gentiloni è un premier scalda-sedia impaurito dal voto - è la provocazione - Se Renzi vuol votare stacchi la spina al governo, ma se non conta più nel Pd la smetta con questa pantomima». Il deputato M5s imbraccia anche 'l'armà dei vitalizi che scattano a settembre. E il Pd replica subito per le rime: «L'unico interessato alla pensione è Di Maio, deputato miracolato da 189 click e di professione nulla facente», scrive Alessia Morani, con hashtag #trovatiunlavoro. Di Maio pensi alle firme false M5s a Palermo, dice Ernesto Carbone.

In casa Pd, intanto, lo scenario tuttora più probabile è che lunedì Renzi apra la fase congressuale, annunciando le proprie dimissioni da segretario che potrebbero essere formalizzate in un'assemblea a fine mese. La minoranza è però sulle barricate: il congresso non può essere una «gazebata», ma deve essere un «vero» confronto sulle idee, secondo i tempi dettati dallo statuto (non, dunque, a fine aprile come ipotizza il segretario).

Se Renzi dovesse forzare, avverte Roberto Speranza, potrebbe non riuscire a evitare la scissione. Bisogna darsi, invoca Gianni Cuperlo, delle regole «civili». «Il Pd deve mettersi sulle spalle gli italiani, non le smanie di potere di un gruppo dirigente», afferma Francesco Boccia, che ipotizza anche il ricorso al referendum tra gli iscritti per il rispetto delle regole. Domani, intanto, a Firenze parteciperanno a un'iniziativa insieme i tre candidati di minoranza alla segreteria Speranza, Emiliano ed Enrico Rossi. E a Roma ci sarà un'iniziativa di quel pezzo di Sinistra italiana che guarda al progetto Campo progressista di Giuliano Pisapia: nello scenario in evoluzione, si registrano grandi movimenti a sinistra.

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