Lunedì, 30 Novembre 2020
stampa
Dimensione testo

Politica

Home Politica Palermo, in piazza contro il governo Crocetta: "Stanchi di subire"
LA MANIFESTAZIONE

Palermo, in piazza contro il governo Crocetta: "Stanchi di subire"

PALERMO. Ieri pomeriggio a Piazza Verdi migliaia di siciliani tra precari, lavoratori,disoccupati, studenti provenienti da tutta l’isola si sono ritrovati oggi dietro uno striscione che recita un chiaro e preciso messaggio “Crocetta vattinni”, un messaggio che esprime una precisa volontà popolare ed il forte dissenso nei confronti del Governatore Rosario Crocetta e del modello di sviluppo sinora "imposto senza prendere in considerazione la volontà dei cittadini e assecondando soltanto gli interessi di Roma e del Governo nazionale". A dirlo sono tutti i manifestanti che oggi stanno partecipando alla protesta organizzata da diversi coordinamenti e comitati locali in difesa del territorio sull'Isola. Anche bandiere "No Triv", "No Muos", "No Inc".

La manifestazione, dopo aver attraversato le vie del centro storico, giungerà sotto il palazzo della Regione, "luogo simbolo di un potere e di una politica - hanno sottolineato -  che i siciliani scesi oggi in piazza hanno dimostrato di non voler più subire in silenzio e da cui vogliono assolutamente liberarsi".

La manifestazione "si presenta dunque come il frutto del forte malessere diffuso su tutta l’isola e al tempo stesso dell’amore per la propria terra e la voglia di riscatto".

Sentimenti questi che, un paio di mesi fa, hanno portato un gruppo di cittadini sparsi sul territorio siculo (studenti, precari, lavoratori, disoccupati) alla creazione di una pagina Facebook dal nome Antudo (https://www.facebook.com/Antudo166633903706645/?fref=ts) con l'obiettivo di "porre in risalto il coraggio dell’animo siciliano contro la rassegnazione". Una pagina i cui contenuti sono divenuti in pochissimo tempo virali e che "ricordano da una parte il nostro ricco e prezioso bagaglio storico-artistico-culturale e dell’altra la rabbia nei confronti di chi ci governa, sempre troppo distante da noi e dalle nostre esigenze"; nella pagina trovano spazio anche le lotte locali in difesa dei territori e in generale le proteste alla cattiva gestione delle risorse pubbliche reclamanti una sacrosanta giustizia sociale.

Giorno dopo giorno è aumentato il numero delle persone che seguono la pagina e che spontaneamente collaborano all’elaborazione e pubblicazione dei suoi contenuti facendo divenire Antudo un luogo nella rete in cui i siciliani possono mettere in comune le proprie conoscenze culturali e confrontarsi sui modi e i mezzi attraverso i quali poter cambiare lo stato di cose attuali per nulla confortante. Da qui l’idea di un appuntamento di piazza in cui gli abitanti dell’isola potessero, per motivi diversi, incontrarsi e manifestare "lo stesso proprio dissenso e desiderio di rivalsa nei confronti di una politica che persegue gli obiettivi della sopraffazione e dello sfruttamento della gente". Proprio la data prescelta non è per nulla casuale ma in perfetta linea di continuità con gli intenti e le istanze della manifestazione. Il 30 marzo del lontano 1282 si accendeva la rivolta del Vespro.

“Definendo la sua vittoria alle elezioni regionali come l’inizio della rivoluzione per la Sicilia e la fine di clientele, corruzioni, complicità, blocchi di potere del passato il nostro Governatore ha ingannato il suo popolo. Nel corso di questi tre anni di governo abbiamo sperimentato sulla nostra pelle che questa fantomatica rivoluzione altro non è che la più classica prosecuzione dei precedenti sistemi di governo (Cuffaro e Lombardo). La gestione del potere da parte di Crocetta, oltre a non presentare alcuna novità nei volti, non ha presentato, se non in peggio, nemmeno alcuna novità nelle scelte politiche, sociali, economiche, di sviluppo e tutela ambientale, infrastrutturali. La nostra bella isola e le sue risorse sono gestiti seguendo un modello di sviluppo economico per nulla virtuoso basato su devastazione ambientale, militarizzazione dei territori, cattiva gestione delle risorse pubbliche. Un modello di sviluppo che l’ha resa pattumiera dell’Italia e che obbliga i suoi abitanti a emigrare per cercare altrove dignità per la propria esistenza che qui invece viene negata costantemente. Le trivellazioni nel canale di Sicilia, la presenza invasiva di infrastrutture belliche e basi militari, la gestione dei rifiuti per mezzo di inceneritori sono tutte scelte che minano la salute degli abitanti e palesano un assoluto non rispetto per le ricchezze ambientali della nostra terra. Scelte che il governo ha preso senza interpellare il suo popolo e accettando supinamente gli ordini del governo nazionale senza mai volersi avvalere dello Statuto speciale che caratterizza il governo siciliano. Non parliamo poi dei conti della Regione Sicilia, peggiorati in questi tre anni, e i fondi europei investiti seguendo sempre le stesse logiche clientelari”

Un lungo serpentone che sta dando testimonianza di un forte desiderio di riscatto.

Una manifestazione di opposizione sociale alla "totale svendita dei territori e delle vite dei siciliani a un modello di sviluppo in base al quale si sono operate scelte nocive per i territori e imposte con la forza alle popolazioni locali". Un modello di sviluppo che si è tradotto in un vero e proprio attacco al welfare e ai diritti fondamentali, come lo definiscono. “Abbiamo subito feroci tagli alla sanità, alla formazione, le nostre strade e le nostre scuole crollano; per mantenere un lavoro, che nella maggior parte dei casi ci fa soltanto sopravvivere, ci fanno mettere in gioco la nostra salute. Hanno tirato sin troppo la corda e giocato con le nostre vite. Adesso basta. E’ il momento di alzare la testa, di scacciare la rassegnazione e impegnarci per il miglioramento della nostra condizione. E’ il momento di dare il ben servito a un governo regionale per nulla in grado di fare i nostri interessi. Se non sono i cittadini e le istituzioni locali a vagliare e operare le scelte per il territorio chi allora ha uguale diritto a farlo?! Assolutamente nessuno! Noi e soltanto noi dobbiamo poter decidere per le nostre vite e per i luoghi in cui siamo nati, che amiamo e che abitiamo”.

.

© Riproduzione riservata

* Campi obbligatori

Immagine non superiore a 5Mb (Formati permessi: JPG, JPEG, PNG)
Video non superiore a 10Mb (Formati permessi: MP4, MOV, M4V)

X
ACCEDI

Accedi con il tuo account Facebook

Login con

Login con Facebook
  • Seguici su
X