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Libia, Pinotti: "Possibili interventi dell'Italia mirati alla difesa"

Lo afferma in un'intervista al Corriere della Sera la ministra della Difesa Roberta Pinotti, precisando che il contributo italiano è «subordinato a tre condizioni: legittimità internazionale, costituzione di un governo e sua richiesta, approvazione del nostro Parlamento»

ROMA. In Libia «interventi di legittima difesa mirati sono possibili e in quel caso l'Italia saprà come
agire insieme agli alleati, per evitare rischi sul proprio territorio». Lo afferma in un'intervista al Corriere della Sera la ministra della Difesa Roberta Pinotti, precisando che il contributo italiano è «subordinato a tre condizioni: legittimità internazionale, costituzione di un governo e sua richiesta, approvazione del nostro Parlamento».

Per Pinotti, «la dichiarazione del Consiglio presidenziale libico apre uno spiraglio significativo che va sostenuto» e l'azione delle nazioni europee può «dare una spinta». «In alcuni Paesi della coalizione c'è chi spinge per un'accelerazione», aggiunge, «ma la linea di fondo non è mai stata messa in discussione. La necessità di maggiore determinazione ha sempre riguardato l'azione contro il terrorismo, non quella di una missione strutturata».

Tuttavia, sottolinea, «come ha detto il presidente del Consiglio, il tempo non è infinito ed è giusto farlo presente ai libici, poichè l'espansione dell'Isis in Libia, al momento contenuta, può diventare molto preoccupante». Ad ogni modo Pinotti rimarca che «l'eventuale missione internazionale a sostegno della stabilizzazione della Libia è sempre stata immaginata come un intervento richiesto dal governo libico».

Non ci sono al momento nemmeno i «numeri» della missione, «perchè tutto dipende dal tipo di supporto che verrà chiesto alla coalizione internazionale. Una cosa è se riguarda solo l'addestramento, un'altra se comprende anche la sorveglianza di siti sensibili e altre attività».

Quanto alla Siria per il ministro Pinotti «ci sono segnali incoraggianti di una piccola ripresa di vita civile». Nell'area irachena, invece, 130 militari italiani saranno a Erbil «per le prossime settimane», mentre altri 500 saranno a Mosul «prima dell'estate».

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