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Via libera al Senato, il decreto antiterrorismo diventa legge

Tra le principali novità introdotte con il decreto c'è l' affidamento alla Procura Antimafia anche della competenza sul terrorismo

ROMA. Il cosiddetto decreto antiterrorismo incassa la fiducia al Senato con 161 sì, 108 no e un solo astenuto e diventa legge. Ma l'opposizione attacca, non solo per il fatto che su una «materia così delicata» sia stato chiesto il voto di fiducia, come denunciano i 5 stelle. Ma anche per il contenuto «visto che - come osserva il senatore di Sel Peppe De Cristofaro - misure dettate da una logica emergenziale come quella degli interrogatori in carcere da parte di agenti dei servizi segreti, senza che sia presente l'avvocato difensore, rischiano di diventare permanenti».

Quindi, si afferma anche nella Lega, sarebbe stato meglio un confronto parlamentare su questi temi anzichè «blindarli con il voto di fiducia».  Ma il governo, si spiega in ambienti della maggioranza, aveva fretta (il decreto sarebbe scaduto il 20 aprile) e «davanti all'ostruzionismo minacciato da FI» già in commissione, avrebbe deciso di forzare la mano impedendo di fatto al Senato di modificare il testo già cambiato alla Camera rispetto alla versione uscita da Palazzo Chigi. Così, oltre alla proroga delle missioni internazionali, che Sel chiede da tempo e «inutilmente» di «spacchettare per poterle analizzare una ad una visto che sono tra loro molto diverse», diventano legge anche tutte le misure messe a punto dal governo all'indomani della strage di Parigi al «Charlie Hebdo».

Tra le principali novità introdotte con il decreto c'è l' affidamento alla Procura Antimafia anche della competenza sul terrorismo; dai 5 agli 8 anni di reclusione per i «foreing fighters», cioè quelli che si arruolano per andare a combattere all'estero con i terroristi, contro i quali scatterà anche la pena accessoria della perdita della potestà genitoriale nel caso in cui sia coinvolto un minore; carcere fino ai 10 anni per chi si addestra in Italia per colpire sul territorio Italiano. Discorso a parte il web. Dopo lo stralcio della norma contestatissima, introdotta alla Camera dal governo, che autorizzava la polizia a entrare nei computer «da remoto» per intercettare le comunicazioni online dei sospettati, l'uso del Web per compiere reati di terrorismo diventa un'aggravante che comporta l'obbligo di arresto in flagranza. Quindi si dice sì all'intercettazione preventiva sulla rete degli indagati per terrorismo internazionale.

E si introduce l'arresto in flagranza degli scafisti. Per il M5S «è l'ennesimo decreto eterogeneo» visto che, come osserva Bruno Marton «contiene indicazioni su antiterrorismo, missioni e cooperazione internazionale» ed è stato esaminato da tre diverse commissioni: Giustizia, Esteri e Difesa in seduta congiunta. Il testo, criticato dalle opposizioni, passa però con il voto degli ex FI ora iscritti al gruppo Misto, Sandro Bondi e Manuela Repetti, che vengono ringraziati ufficialmente dal ministro dell'Interno Alfano per il loro via libera ad un «decreto che renderà l'Italia più forte e più sicura nel contrasto a una minaccia globale». Una scelta che al Senato viene letta dai più come una «mossa politica» che potrebbe preludere anche alla formazione di un nuovo gruppo insieme ai fedelissimi di Tosi fuoriusciti dalla Lega.

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