Giovedì, 21 Gennaio 2021
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L'ANNUNCIO

Crisi d'impresa, il ministro Orlando: "Una riforma per il diritto fallimentare"

Il Guardasigilli: "Allinearci all'Europa. Farà da bussola il regolamento approvato durante il semestre italiano di presidenza dell'Ue"

ROMA.  Una riforma della Legge fallimentare. È quanto annuncia il ministro della Giustizia Andrea Orlando, che parlando con il Sole 24 Ore rende noto che sarà costituito un gruppo di lavoro con il compito di rivedere la disciplina della crisi d'impresa: «a farci da bussola - dice il Guardasigilli - c'è il regolamento approvato durante il semestre italiano di presidenza dell'Unione europea che sollecita un quadro coerente per norme nazionali in materia di insolvenza, favorendo da una parte i piani di ristrutturazione delle imprese, senza scordare però forme di tutela adeguate per i creditori».

Il ministro riflette sull'esito del confronto con il commissario alla concorrenza Ue Jiri Katainen: «è stato fortemente apprezzato lo sforzo compiuto in questi primi mesi di governo» per la giustizia.

Torna sull'impiego della telematica nei processi civili e il potenziamento delle soluzioni alternative al giudizio in tribunale: «non abbiamo abbandonato l'intenzione di puntellare negoziazioni e arbitrati con adeguati incentivi fiscali. Nel decreto che stiamo preparando per accorpare le varie misure sulla giustizia digitale - continua Orlando - potremmo collocare misure per gli sgravi».

La norma sulla soglia di esenzione per il falso in bilancio? «In una prima versione del testo le soglie erano state del tutto cancellate. È stato poi avviato un confronto con gli altri ministeri interessati e con le associazioni di categoria: al termine abbiamo ritenuto di conservare, sul versante delle società non quotate, una limitata possibilità di esenzione penale». Orlando sottolinea come si ponesse anche un problema di riequilibrio: «nel momento in cui eleviamo in maniera notevole le sanzioni», chiarisce il Guardasigilli, «una forma di bilanciamento è opportuna. In ogni caso, le soglie, nel confronto parlamentare, si possono anche rivedere».

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