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ELEZIONI AL COLLE

Quirinale, Renzi: "Pd non farà le primarie per scegliere il candidato"

"La mia preoccupazione - dice il premier - è far sì che non capiti quanto successo nel 2013, non farò in modo che i 450 elettori del Pd giochino a "indovina chi".

 ROMA. Matteo Renzi va alla carica e boccia l'idea delle primarie Pd per individuare il candidato per il Quirinale. Il presidente del Consiglio non ha dubbi sul fatto che proprio alla quarta votazione uscirà dal cilindro il nuovo capo dello Stato e promette che il tutto sarà fatto nella più totale trasparenza, con una avvertenza: la scelta dovrà essere la più condivisa possibile, anche con Fi e, se possibile, con i 5 stelle che vogliono stare al tavolo: per un Capo dello Stato che possa svolgere al meglio le sue funzioni di arbitro nella delicata partita delle riforme.

Non disconosce, quindi, il patto del Nazareno sulle riforme e il dialogo con Silvio Berlusconi. «Io posso parlare con i cattivi, ma detesto i vigliacchi, quelli che dicono una cosa e ne fanno un'altra», afferma a 'Otto e mezzò ricordando quanto avvenne con Romano Prodi nel 2013. Su Prodi «tanti dissero lo votiamo salvo poi accoltellarlo alle spalle, nell'urna». «è legittimo dire prima che si è in disaccordo, diverso è chi dice una cosa e ne fa un'altra».

«La mia preoccupazione è far sì che non capiti quanto successo nel 2013, non farò in modo che i 450 elettori del Pd giochino a "indovina chi". Il week end, un paio di giorni ancora e Giorgio Napolitano lascerà il Quirinale. Dando un'occhiata al 'totopresidente', eccezion fatta per qualche nome che si è perso per strada o si è autoescluso, la lista dei papabili resta sempre la stessa. Ci sono gli evergreeen, gli incoronati dal web, i politici puri, i tecnici, i cattolici, i laici, gli outsider, gli autocandidati. E iniziano a fiorire le prime 'rose' (come quella che, sussurrano ambienti della maggioranza, sarebbe stata sottoposta tra Natale e Capodanno all'attenzione di Berlusconi, con la 'cinquina' Finocchiaro, Mattarella, Castagnetti, Fassino, Veltroni).

Intanto, quali che siano le intenzioni di chi lo ha spinto in campo, non è un buon viatico per Romano Prodi essere diventato il prototipo del 'candidato anti-Nazarenò, ora che il Patto tra Renzi e Berlusconi appare più che mai blindato. È ragionevole pensare che il nome del Professore non sarà appoggiato dai fan dell'intesa. Ma come osserva ancora oggi la fedelissima Sandra Zampa, ribadendo l'indisponibilità dell'ex premier, "il nome c'è", soprattutto dopo lo scivolone della norma 'salva-Cav'.

E da Bersani a Civati, da Sel ai fittiani a pezzi dell'area moderata, cresce l'idea di farne un simbolo, convergendo sull'uomo acclamato dall'Assemblea Pd nel 2013 per poi essere affossato proprio da 101 franchi tiratori dem. Con una ferita che, dice Rosy Bindi, »sanguina ancora".

Il premier tiene coperte le carte ripetendo il mantra di un presidente per le riforme, di garanzia, eletto senza veti da una maggioranza ampia. Renzi ribadisce di non voler fare un dibattito sui nomi, ma "sulla funzione istituzionale del Presidente della Repubblica" e insiste per dare al prossimo Capo dello Stato un ruolo di 'custode' delle riforme.

Per la Carta costituzionale il Presidente presiede il Csm ed il consiglio Superiore di Difesa, nomina i senatori a vita, il premier e, su sua proposta, i ministri, nomina i senatori a vita, scioglie le Camere, firma i decreti legge prima che arrivino in Parlamento, promulga le leggi, interloquisce con il Governo e ha potere di grazia. Ma soprattutto tutela la Costituzione e coordina i 'poteri' costituzionali.

Ha tutto il modo insomma - come il novennato di Napolitano ha ben messo in evidenza -, di interpretare il suo ruolo senza essere un decorativo taglianastri.

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