Lunedì, 25 Gennaio 2021
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Taglio agli stipendi, i deputati non mollano: nuovo rinvio

Savona: no alla legge Monti, variamone una siciliana. I 5 Stelle: subito la riduzione imposta da Roma
Sicilia, Politica

PALERMO. Un altro rinvio per la norma che dovrebbe ridurre i compensi dei deputati dell’Ars. E questa volta gli onorevoli hanno detto no sostenendo che in questo modo si difende l’Autonomia. Il risultato è che anche ieri la commissione presieduta da Antonello Cracolici non ha approvato il testo, se ne riparlerà oggi ma appare sempre più probabile che l’Ars voti il provvedimento in autunno se non all’inizio dell’inverno. Ieri infatti nel dibattito sul recepimento del decreto Monti si è creato un nuovo fronte, quello dei deputati che chiedono di non copiare in modo secco il testo nazionale ma di scrivere una norma siciliana applicando il principio dell’autonomia statutaria. È un secondo «partito» che esprime perplessità sul testo base malgrado sia già applicato in quasi tutte le regioni italiane: già lunedì un vasto fronte trasversale aveva suggerito di rinviare il varo della legge sui tagli in attesa che il 5 dicembre la Consulta decida sul ricorso presentato dalla Sardegna, che potrebbe far cadere del tutto il decreto Monti. Il provvedimento dell’ex premier impone di tagliare i compensi (mediamente) dagli attuali 11.700 euro a circa 9 mila netti ma comprensivi di tutte le indennità aggiuntive che oggi vengono assegnate ai vari deputati.
Ieri mattina Riccardo Savona (Drs) ha suggerito di mettere da parte il lavoro già fatto sul testo di Monti e scrivere una norma siciliana: «Il risultato è uguale ma così salvaguardiamo il principio di autodeterminazione e salviamo anche il nostro aggancio alle regole del Senato». Per Savona «basterebbe varare una nostra norma che dice di ridurre del 20/25% gli attuali stipendi e il risultato di scendere a circa 11 mila euro lordi sarebbe raggiunto». Per la verità non tutti la pensano così: «I tecnici dell’Ars - ribatte Francesco Cappello del Movimento 5 Stelle - ci hanno spiegato che così i tetti di stipendio previsti dalla legge nazionale potrebbero non essere rispettati. Noi vorremmo che l’Autonomia non venga strumentalizzata». Il punto è che la commissione avrebbe dovuto finire i propri lavori entro il 18 agosto, data in cui verrà sciolta: da ieri già si parla di prorogarne il mandato per altri due mesi. «Mi sembra che ormai non si possa far altro che rinviare i lavori a settembre» ammette Savona.

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