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Israele allaga i tunnel a Gaza per stanare i leader di Hamas

All’Onu si discute di un cessate il fuoco, ma tutta la Striscia rimane teatro di guerra. E Biden attacca Netanyahu

Dopo più di due mesi di conflitto a Gaza, di cui non si intravede la fine, emergono le prime significative crepe tra Israele ed il suo alleato di ferro, gli Stati Uniti. E’ Joe Biden a fotografare una relazione sempre più complicata con Benyamin Netanyahu, che non arretra di un passo sulla linea della guerra a tutto campo contro Hamas. «Non vuole la soluzione a due Stati», ha denunciato il presidente americano, osservando che «Israele sta perdendo il sostegno del mondo». Un avvertimento che giunge non a caso mentre l’Assemblea generale dell’Onu vota una nuova risoluzione per un cessate il fuoco nella Striscia nel crescente isolamento internazionale dello Stato ebraico (e di Washington).

Biden ha parlato di Israele ad un evento elettorale a Washington. Quindi in un ambiente, quello dei democratici, più sensibile alle sofferenze della popolazione palestinese sotto le bombe. Ma il messaggio del presidente americano è suonato perentorio, e soprattutto molto duro nei confronti di Netanyahu, come mai successo prima. «Questo è il governo più conservatore nella storia di Israele», ha sottolineato Biden, richiamando il leader israeliano alla necessità di una «decisione difficile da prendere“: ossia, «rafforzare e cambiare» il suo esecutivo per trovare una soluzione a lungo termine al conflitto israelo-palestinese. Biden non lo ha detto in chiaro, ma evidentemente pensa ai falchi di ultradestra che sostengono i coloni, per i quali non può esserci nessun accordo tra pari con i palestinesi.

Lo stesso Netanyahu, tuttavia, ha ribadito per l’ennesima volta che la sua posizione non cambia. «Gaza non sarà un Hamastan e nemmeno un Fatahstan», ha spiegato, chiudendo ad ogni ipotesi di un futuro controllo della Striscia da parte dell’Anp. Fino a condannare gli accordi del ‘93 tra Rabin e Arafat da cui nacque un primo embrione di autogoverno palestinese: «Non permetterò che Israele ripeta l’errore di Oslo», il suo avvertimento.

Il perdurare del conflitto a Gaza continua a preoccupare tutta la comunità internazionale, che si è riunita in assemblea generale all’Onu su richiesta di un gruppo di Paesi arabi. All’ordine del giorno una risoluzione non vincolante, ma dall’indubbio valore politico, che chiede in primo luogo un «immediato cessate il fuoco umanitario». Un testo sulla falsa riga di quello approdato venerdì scorso in Consiglio di sicurezza - e respinto a causa del veto degli Stati Uniti - che di fatto mira a rafforzare la pressione su Israele e sugli americani. Nel bozza l’Austria ha inserito un emendamento al paragrafo in cui si domanda il rilascio incondizionato di tutti gli ostaggi, in cui è stata aggiunta la citazione «detenuti da Hamas e altri gruppi». Emendamento su cui Italia e Germania si sono espressi a favore.

Mentre all’Onu si discute di un cessate il fuoco, tutta la Striscia rimane teatro di guerra. Al sud gli israeliani hanno continuato a colpire Khan Yunis, a caccia dei leader di Hamas Sinwar e Deif: secondo il Wall Street Journal, l’esercito ha iniziato a pompare acqua di mare nel vasto complesso di tunnel di Hamas. I raid, secondo i media palestinesi, si sono spinti fino a Rafah, provocando la morte di 12 persone tra cui sei bambini. Nel nord il ministero della Sanità della fazione palestinese ha denunciato che il nemico ha assaltato l’ospedale Kamal Adwan di Gaza City.

Nel caos del conflitto la situazione umanitaria non fa che peggiorare. Il capo dell’agenzia Onu per i rifugiati Philippe Lazzarini, dopo una visita a Gaza, ha parlato di «inferno sulla terra», dove «le persone vivono per strada ed hanno bisogno di tutto». Circa il 18% di tutte le strutture nella Striscia sono state danneggiate dall’inizio della guerra, ha riferito l’Onu sulla base di immagini satellitari. Mentre le vittime avrebbero superato le 18.400.

Gli effetti delle operazioni militari a Gaza si continuano a vedere anche in Cisgiordania, con sei morti palestinesi negli scontri tra miliziani ed esercito nella turbolenta Jenin. Ed oltre ad Hamas, anche gli alleati dell’Iran continuano a fare pressione su Israele. Gli Houthi, che da settimane prendono di mira navi cargo di Paesi alleati di Israele nel Mar Rosso, hanno rivendicato un attacco missilistico che lunedì ha colpito una petroliera battente bandiera norvegese. Nella zona sono intervenute navi militari americane e francesi.

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