Martedì, 07 Febbraio 2023
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LA PANDEMIA

Covid: l'Unione Europea chiede a Pechino trasparenza sui dati, la Cina attacca l'Oms

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L’Ue chiede trasparenza alla Cina sui dati dei contagi Covid e sulla capacità del Paese di gestire l’epidemia, anche per individuare sul nascere nuove varianti. Ma Pechino non ci sta. E dopo la «forte raccomandazione» di Bruxelles agli Stati membri di introdurre test obbligatori prima dell’imbarco per i viaggiatori in partenza dalla Cina, chiede di non imporre nuove restrizioni. L'invito è invece a «lavorare insieme per proteggere i normali movimenti delle persone», ha affermato la portavoce del ministero degli Esteri cinese, Mao Ning. Pechino ha anche invitato l’Organizzazione Mondiale della Sanità ad adottare una posizione «imparziale» sul Covid-19, dopo che ieri l’Oms l’aveva accusato di sottostimare i decessi e il numero dei malati causati dal virus. «Speriamo - è la posizione della Cina - che il segretariato dell’Oms mantenga una posizione scientifica, obiettiva e corretta».

Le cifre di Pechino comunque non convincono neanche l’Ue. Lo ha messo nero su bianco anche il comitato tecnico di esperti coordinato dalla Commissione (Health Security Committee): I numeri ufficiali sui 5.258 decessi Covid segnalati nella Cina continentale il 3 gennaio «potrebbero non rispecchiare la situazione reale», ha scritto nel parere per la riunione politica chiamata a coordinare le politiche dei 27. «La Cina deve condividere in modo trasparente i dati sulla sua situazione attuale. Possiamo affrontare la pandemia solo se lavoriamo a stretto contatto a livello di Ue e del mondo», ha affermato la Commissaria Ue alla Salute Stella Kyriakides, definendo «essenziale» che le autorità di Pechino condividano «dati affidabili» sull'evoluzione degli indicatori e delle sequenze del Covid. «È il modo migliore per essere preparati a qualsiasi situazione e individuare potenzialmente nuove varianti pericolose», ha affermato la commissaria cipriota.

Dopo la riunione di coordinamento mercoledì del meccanismo di crisi Ue sull'impennata di contagi in Cina e i grandi numeri di viaggiatori cinesi verso l’Ue attesi dall’8 gennaio, diversi Stati dell’Unione hanno già annunciato le restrizioni «fortemente raccomandate» da Bruxelles. Dopo le misure già decise nei giorni scorsi in autonomia da Italia (dove i tamponi alla partenza sono in vigore dal 29 dicembre scorso), Francia e Spagna, hanno annunciato l’obbligo di avere test Covid negativo prima dell’imbarco anche Germania, Svezia, Belgio, Grecia, Austria e Paesi Bassi.

Guardando ai voli passeggeri diretti operati tra Cina e l’Ue il primo e il 2 gennaio, solo la Finlandia sembrerebbe ancora mancare all’appello ed è attesa una decisione a breve. Dai dati Eurocontrol emerge anche poi che tra il 27 dicembre e il 2 gennaio ci sono stati poco più di 11 voli passeggeri al giorno diretti dalla Cina (sono esclusi i cargo e i voli da Hong Kong). Tre i voli di linea diretti all’Italia guardando solo al 2 gennaio. Le compagnie aeree europee rappresentate da A4E (Airlines for Europe) e Iata (International Air Transport Association), insieme agli aeroporti rappresentati da Aci Europe (Airports Council International) hanno già protestato contro la richiesta di un tampone negativo per potersi imbarcare dalla Cina verso l'Ue definendola una misura «non scientificamente fondata» e una «reazione impulsiva».

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