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PENA COMMUTATA

Il governatore dell'Oklahoma ferma il boia a poche ore dall'esecuzione

Sicilia, Mondo
Le proteste contro la pena di morte

Julius Jones non sarà ucciso con l’iniezione letale. A poche ore dall’esecuzione, il governatore dell’Oklahoma Kevin Stitt ha commutato la sua pena: trascorrerà il resto dei suoi giorni dietro le sbarre senza possibilità di libertà condizionata. La decisione è stata accolta con un urlo di gioia dalle decine di manifestanti radunati davanti all’ufficio del governatore, l’unico in grado di cambiare il destino del condannato.

Pena commutata, ora sconterà il carcere a vita

«Dopo un’attenta revisione del materiale presentato da tutte e due le parti ho deciso di commutare la sentenza per Julius Jones al carcere a vita senza possibilità di uscire sulla parola», ha annunciato Stitt accogliendo così le raccomandazioni del Pardon and Parole Board che in due occasioni, in settembre e nelle scorse settimane, si era espresso favore di una commutazione della pena.

Kim Kardashian e altri vip si erano mobilitati per lui

Il caso di Jones ha attirato l’interesse nazionale, con molti vip - fra i quali Kim Kardashian e diversi giocatori dell’Nba - che hanno spinto affinché a Jones fosse risparmiata la pena capitale. Poco prima del pronunciamento di Stitt, i legali del 41enne afroamericano avevano presentato una mozione di emergenza per bloccare l’esecuzione anche in considerazione delle “schiaccianti prove» sulle sofferenze causate dal cocktail di farmaci dell’iniezione letale. Lo scorso mese in Oklahoma l’esecuzione di John Marion Grant è finita sotto accusa, con il detenuto che dopo l’iniezione ha avuto le convulsioni e ha vomitato ripetutamente fra dolori lancinanti prima di morire.

Condannato per omicidio

Jones è stato condannato alla pena capitale per l’omicidio nel 1999 di Paul Howell, la cui auto era vicino alla casa dei genitori quando è morto sotto i colpi di un’arma da fuoco. Jones, che aveva allora 19 anni, si è sempre dichiarato innocente. «Non ho ucciso Howell. Non ho partecipato in alcun modo al suo omicidio. La prima volta che l’ho visto è stato quando in televisione hanno annunciato la sua morte», ha scritto Jones al Pardon and Parole Board lo scorso aprile. La famiglia di Howell, la cui sorella e le sue due figlie avrebbero assistito all’assassinio, ha sempre respinto la dichiarazione di innocenza di Jones e si è detta contraria agli sforzi per fargli ottenere la grazia. «Continuiamo a essere vittime di Julius Jones e delle sue bigie», hanno detto i parenti di Howell nei mesi scorsi. I sostenitori di Jones ritengono invece che l’afroamericano non sia stato difeso adeguatamente quando è stato processato, ignorando ad esempio il fatto che la sua famiglia avesse dichiarato che il ragazzo era a tavola con loro per cena al momento dell’omicidio. Inoltre - è la loro accusa più pesante - il procedimento contro Jones è stato viziato dal razzismo. Gli afroamericani infatti sono il gruppo più nutrito nel braccio della morte in Oklahoma e negli Stati Uniti e i dati mostrano come coloro che sono accusati di omicidio hanno maggiori chance di essere uccisi dal boia se l’assassinio ha avuto come vittima un bianco.

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