Martedì, 27 Settembre 2022
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GLASGOW

Cop26, c'è l'accordo sul clima ma sul carbone la spuntano India e Cina

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Accordo raggiunto sul filo del rasoio alla conferenza sul clima di Glasgow che fino all’ultimo momento è stata alle prese con il rifiuto dell’India di abbandonare rapidamente il carbone per la produzione energetica. La maggior parte dei paesi dà l’ok alla versione finale del documento, anche se molti storcono il naso per il mancato impegno dei paesi ricchi ad aiutare quelli poveri nella crisi climatica. Ma l’India si mette di traverso, e anche la Cina dice che ci sono «aggiustamenti» da fare. Il documento finale viene così emendato e finalmente si raggiunge l’accordo.

In mattinata era uscita la terza bozza del documento finale. Mantiene l’obiettivo prioritario di tenere il riscaldamento globale sotto 1,5 gradi dai livelli pre-industriali: un grosso passo avanti rispetto all’Accordo di Parigi, che puntava di più sul restare sotto 2 gradi. I tagli alle emissioni rimangono il 45% al 2030 rispetto al 2010, e zero emissioni nette intorno alla metà del secolo. La bozza prevede anche una revisione entro la fine del 2022 degli impegni di decarbonizzazione dei singoli stati. E poi invita i paesi ad accelerare sulle fonti rinnovabili, a chiudere al più presto le centrali a carbone e ad eliminare i sussidi alle fonti fossili.

La presidenza britannica della Cop in mattinata pubblica anche le bozze dei documenti sui tre temi più spinosi della conferenza: il mercato globale del carbonio previsto dall’articolo 6 dell’Accordo di Parigi, il reporting format su come gli stati devono riferire i loro progressi sulla decarbonizzazione, il Paris Rulebook con le norme per applicare l’Accordo di Parigi. Il negoziato fra i paesi va avanti per tutta giornata. E durante i loro interventi nella riunione plenaria informale, nel pomeriggio, iniziata dopo diversi slittamenti, l’inviato Usa per il clima John Kerry e il vicepresidente della Commissione europeoa Frans Timmermans difendono con calore il testo di documento presentato dalla presidenza britannica. Per loro, è il miglior compromesso possibile. Non votarlo, vuol dire perdere un’occasione storica per vincere la battaglia sul clima. Il presidente della Cop26, Alok Sharma,ribadisce: «il testo è equilibrato, intendo chiudere entro oggi». E l’inviato Usa John Kerry ribadisce: il meglio è nemico del bene l’accordo è potente».
I paesi meno sviluppati denunciano che nel testo non ci sono impegni per il fondo da 100 miliardi di dollari all’anno previsto dall’Accordo di Parigi per aiutare a decarbonizzare. E non si prevede neppure un fondo, richiesto a gran voce dagli stati in via di sviluppo, per ristorare i danni e le perdite dovute al cambiamento climatico. Tuttavia, quasi tutti alla fine dicono che il documento verrà votato. La rappresentante del Bhutan, a nome del gruppo dei paesi meno sviluppati, dice «il testo non è equilibrato. Ma ora non è il tempo di rinchiuderci nelle nostre differenze, ora è il tempo dell’unità».

Chi se ne infischia dell’unità però sono i grandi paesi emergenti, che possono permettersi di tener testa a Usa e Ue. La Cina coi suoi toni felpati dice che «non vuole riaprire il testo della bozza di documento finale» della Cop26, che considera «migliorata» rispetto alle versioni precedenti. Però chiede «piccoli aggiustamenti» ed è «pronta a lavorare per proposte costruttive che portino a un testo equilibrato, pragmatico e robusto».

L’India invece va giù pesante sulla questione dell’uscita dal carbone e del taglio dei sussidi alle fonti fossili. «Non è compito dell’Onu dare prescrizioni sulle fonti energetiche - dice il ministro dell’Ambiente, Bhupender Yadav -. I paesi in via di sviluppo come l’India vogliono avere la loro equa quota di carbon budget, e vogliono continuare il loro uso responsabile dei combustibili fossili». «Capisco la delusione, ma è vitale proteggere questo pacchetto. Una versione rivista sarà emessa presto», annuncia Sharma e poco dopo nel documento finale si accetta la richiesta dell’India di sostituire il termine «phase out» (uscita) dal carbone per la produzione energetica con il termine «phase down» (diminuzione) e sempre su richiesta dell’India è stata aggiunta la previsione di finanziamenti per sostenere la transizione energetica. «Manteniamo intatta la nostra ambizione nelle ultime ore della Cop26. È la nostra occasione di scrivere la storia. Ancora di più, è nostro dovere agire ora», ha esortato pochi minuti prima del voto finale la presidente della Commissione Ure Ursula Von De Layen. E la Cop 26 si chiude con un accordo. Che rende molti insoddisfatti. Ma che alla fine è stato votato da quasi 200 Paesi.

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