Venerdì, 22 Novembre 2019
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L'EMERGENZA

Blackout ferma il Venezuela, almeno 13 morti in un solo ospedale

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Doveva essere la giornata della sfida di piazza fra il presidente Nicolas Maduro e il leader dell’opposizione Juan Guaidò, ma anche il duro scontro politico e istituzionale è passato in secondo piano, spiazzato dal disastroso impatto del blackout che paralizza gran parte del sistema elettrico del Venezuela da giovedì scorso. Con conseguenze drammatiche: almeno 13 i morti accertati in un solo ospedale per i macchinari resi inutilizzabili senza corrente.

La luce è andata via giovedì pomeriggio e nella tarda mattinata di sabato la situazione non risultava sostanzialmente migliorata. Anzi, molte zone nelle quali l’elettricità era tornata per poche ore, sono ripiombate nel buio. Le conseguenze del blackout sono state brutali: secondo l'associazione Netblock, nella mattinata di sabato il 96% del Venezuela risultava offline. La metropolitana di Caracas è
rimasta chiusa per il secondo giorno consecutivo e circa 800 passeggeri hanno dovuto dormire al buio all’aeroporto di
Maiquetia.

Il «megapagòn», come è già è stato battezzato, ha avuto ricadute drammatiche in vari settori, dall’erogazione dell’acqua, compromessa dal blocco delle pompe elettriche, agli ospedali, dove l’elettricità è necessaria in modo costante.  Il ministro della Comunicazione, Jorge Rodriguez, ha dettoche l’interruzione dell’elettricità non ha causato vittime, perché il governo aveva provvisto ogni struttura sanitaria di un generatore autonomo. Ma su Twitter un medico dell’Ospedale Manuel Nunez Tovar di Maturin, Julio Castro, ha pubblicato il
bilancio di 13 decessi dovuti al blackout solamente nella sua struttura, che non dispone di un generatore.

Il governo attribuisce la responsabilità del blackout a un attacco «fisico e cibernetico» al cervello del sistema della centrale idroelettrica di Guri, la principale del paese, come ha indicato il ministro della Comunicazione, Jorge Rodriguez, che ha accusato Guaidò e il senatore repubblicano Usa Marco Rubio di aver organizzato «l'aggressione imperialista», in base ai tweet con i quali hanno commentato l’avvenimento. Per l’opposizione, il chavismo dissidente e tecnici del settore elettrico, invece, il blackout iniziato giovedì in Venezuela - il più lungo ed esteso che si ricordi nel paese - è solo un episodio particolarmente acuto in un processo di deterioramento della rete elettrica che va avanti da oltre un decennio.

Bloccati in mezzo a questo dialogo tra sordi, i venezuelani si trovano in una situazione di caos, senza un vero governo - Maduro non è stato visto in pubblico da prima del blackout - senza luce, con poco trasporto e poca acqua e il cibo che marcisce.

Diosdado Cabello, presidente dell’Assemblea Costituente e numero due del partito di governo, Psuv, ha assicurato nel pomeriggio di sabato che «per fortuna siamo riusciti a ristabilire il servizio elettrico nel 70% del Paese», ma ha dovuto ammettere che molte volte la «stabilizzazione» del sistema comporta problemi nella continuità del servizio. In molti quartieri di Caracas, era questa la situazione al
pomeriggio del sabato, quando si affrontavano in piazza i pro Maduro e i pro Guaidò: elettricità intermittente, scarsità dell’acqua, trasporto difficile, pompe di benzina chiuse, commercio paralizzato dalla mancanza di pagamento elettronico, l'unico possibile in un paese con una iperinflazione come quella venezuelana, ogni attività sospesa fino a nuovo ordine

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