Giovedì, 26 Novembre 2020
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LA MANAGER CINESE

Trump pronto a intervenire sul caso di Lady Huawei: la Cina plaude

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Meng Wanzhou, direttore finanziario e figlia del fondatore di Huawei

Donald Trump è pronto a intervenire sul caso di Lady Huawei, la manager cinese ai domiciliari in Canada in attesa di una sua possibile estradizione negli Stati Uniti. Il presidente americano apre a una sua possibile discesa in campo se questa sarà propedeutica al raggiungimento di un accordo commerciale con la Cina.

Pechino plaude alla mossa del tycoon: tutti gli sforzi per una soluzione del caso di Meng Wanzhou sono ''benvenuti''. La responsabile finanziaria di Huawei, nonchè figlia del suo fondatore, ha lasciato il carcere dopo il pagamento di una cauzione da 10 milioni di dollari canadesi (7,5 milioni di dollari). La manager 46enne ha accettato anche di consegnare i suoi passaporti cinese e di Hong Kong, di indossare un dispositivo Gps per controllare i suoi spostamenti, e farsi carico delle spese per la sua sicurezza.

"Sono a Vancouver, di nuovo con la mia figlia. Sono orgogliosa di Huawei e della mia patria" ha scritto su WeChat, il Twitter cinese, poco dopo la sua liberazione. Arrestata l'1 dicembre all'aeroporto di Vancouver su richiesta degli Stati Uniti, Meng attende ora una sua possibile estradizione negli Usa, che l'accusano di frode. Nel mirino c'è il suo ruolo nella società di Hong Kong Skycom Tech, che ha rapporti con l'Iran e dove Meng occupa un posto di consiglio di amministrazione. Ma la partita è ben più complicata della sole accuse formali, già pesanti. L'arresto è piombato su relazioni già tese fra Washington e Pechino, al lavoro su un difficile accordo commerciale. Ed è proprio a questo che Trump guarda: se intercedere per Meng significasse facilitare un'intesa con la Cina, il presidente americano è pronto ad agire. In gioco - spiega in un'intervista alla Reuters - c'è il maggiore accordo commerciale che sia mai stato siglato. Il quadro però è complicato dalla 'cortina di ferro' americana e dell'intero occidente per bloccare l'ascesa di Huawei come potenziale leader della nuova generazione delle reti di telecomunicazione 5G.

L'arresto in Cina dell'ex diplomatico canadese Michael Kovrig non facilita le trattative: molti ritengono il fermo una ritorsione di Pechino contro l'arresto di Meng. Il ministero degli esteri cinese glissa le domande al riguardo precisando di non avere informazioni sul caso Kovrig, ma allo stesso tempo notando come l'International Crisis Group, la Ong per cui l'ex diplomatico lavora facendo base a Hong Kong, non è registrata in Cina e le sue attività potrebbero essere illegali. Una partita quindi complessa per i quali i prossimi mesi saranno decisivi. Se da un lato gli Stati Uniti ha 60 giorni a disposizione dall'arresto per presentare il loro caso per l'estradizione offrendo anche prove concrete, dall'altro Trump e il presidente cinese Xi Jinping si sono dati 90 giorni per centrare un'intesa commerciale.

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