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DI CALTAVUTURO

Siciliano aggredito in Laos, grave in ospedale a Bangkok: una raccolta fondi per curarlo

PALERMO.   Rapinato, lasciato per ore per strada sotto la pioggia, svenuto, senza che nessuno si fermasse a soccorrerlo. Emergono nuovi particolari sull'aggressione di Gianluca Di Gioia, il turista italiano di 36 anni originario di Caltavuturo ma residente in provincia di Varese, avvelenato e derubato in Laos otto giorni fa. La notizia si è diffusa in Italia grazie agli amici che hanno creato su Fb il gruppo 'Aiutiamo Gianluca (Il Digio)' per raccogliere i fondi necessari a sostenere le spese della famiglia e il trasferimento in Italia appena le sue condizioni lo permetteranno. Finora sono stati trovati 100.000 euro.

Gianluca, insegnante di inglese a Venegono Inferiore, dove vive, era partito per il Laos da solo all’inizio di agosto. Ama molto viaggiare, come riferiscono i suoi amici, e non era la prima volta che organizzava viaggi del genere. Il giovane si trova ora ricoverato al Bangkok Hospital di Udon Thani in Thailandia. L’Ambasciata d’Italia a Bangkok, in stretto raccordo con la Farnesina, sta seguendo sin dall’inizio il caso.

Cosa sia successo negli ultimi giorni di vacanza è ancora da accertare. La madre e il fratello Salvatore sono da ieri in ospedale accanto a Gianluca. «Ho sentito Salvatore poco fa - ha spiegato Luca Antonio Labollita, che ha lanciato il gruppo Fb ed è un amico di infanzia dell’insegnante -. Mi ha detto che Gianluca è ancora in coma farmacologico, hanno tentato un paio di volte di svegliarlo, ma poi i medici hanno preferito rinviare a lunedì perché le reazioni non erano quelle che si aspettavano». Secondo quanto Salvatore ha riferito, l'aggressione risale a 8 giorni fa. Gianluca forse era in compagnia di persone conosciute sul posto che lo hanno ingannato. Non presenterebbe particolari ferite, a parte una botta in testa, forse causata dalla caduta per terra. Anche per questo si è ipotizzato che i suoi aggressori lo abbiano avvelenato per poi portargli via cellulare, carte di credito e i pochi soldi che aveva, ma non il portafoglio con i documenti. Le sue condizioni migliorano lentamente ma non sarà in condizioni di essere trasferito in Italia ancora per giorni. «E' in una clinica privata che tra la permanenza della famiglia e le cure costa anche 2500 euro al giorno - ha detto ancora Luca - Per questo andiamo avanti con la raccolta di fondi».

«Anche come Comune probabilmente faremo qualcosa - ha precisato il sindaco di Venegono Mattia Premazzi - ma abbiamo colto davvero con sollievo la notizia che è intervenuta la Farnesina, alla quale, al di là delle iniziative dei privati e delle istituzioni locali, tocca muoversi in prima linea in questi casi».

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