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Siria, sale il numero delle vittime. La Russia: "Rapporti falsi, non serve risoluzione Onu"

ROMA. Al Palazzo di Vetro di New York va in scena l’impotenza dell’Onu e della comunità internazionale di fronte alla tragedia senza fine della guerra in Siria. Nemmeno le terribili immagini dei bambini paralizzati dai gas - drammaticamente mostrate dall’ambasciatrice Usa Nikki Haley ai colleghi del Consiglio di sicurezza - riescono a mettere d’accordo Russia e potenze occidentali. Facendo salire la tensione tra Mosca e Washington a livelli mai visti da quando Donald Trump è alla Casa Bianca.

Da una parte la scelta del Cremlino di continuare a difendere a spada tratta il regime di Bashar al Assad. Dall’altra l’ira del presidente americano, pronto ad una svolta: agire da solo, scaricando il dittatore di Damasco che fino a ieri per il tycoon non era il problema principale in Siria, dove la priorità - affermava - è la guerra all’Isis.

Ognuno per la sua strada, dunque, con il primo faccia a faccia Putin-Trump che rischia di allontanarsi. Mosca ha fatto abortire la bozza di risoluzione Onu preparata da Usa, Francia e Regno Unito per condannare il governo siriano. Del resto le parole del ministero degli Esteri russo erano state chiare: le ricostruzioni sull'attacco chimico al villaggio di Khan Sheikhum sono solo 'fake news'. Ricostruzioni false perché - si sostiene a Mosca - non è stata l’aviazione siriana a lanciare i gas sulla popolazione: gli agenti tossici, è la versione russa, sono fuoriusciti da un deposito dei gruppi ribelli centrato dai missili.

Una versione che non convince per nulla Trump, raramente così scosso e adirato durante una conferenza stampa, quella con il re di Giordania in visita alla Casa Bianca. «Le terribili azioni del regime di Assad sono inaccettabili e non saranno più tollerate», ha tuonato. «Quando con i gas vengono uccisi bambini, persino neonati, per me sono sono state superate diverse linee, siamo ben oltre la linea rossa».

Ecco allora il cambio di rotta annunciato dal presidente americano, che potrebbe drasticamente cambiare le dinamiche della guerra civile siriana e della lotta allo Stato islamico: "Quello che ho visto ieri ha avuto un grande impatto su di me e ha cambiato il mio atteggiamento verso la Siria e Assad». «Ora la responsabilità è mia», ha tagliato corto il tycoon. Cosa questo voglia dire lo ha spiegato davanti ai Quindici l'ambasciatrice Haley: «Quando l’Onu non riesce a portare avanti il suo dovere di agire collettivamente, ci sono momenti in cui gli Stati sono costretti ad agire per conto proprio».

Nel mirino degli Usa c'è anche l’Iran, accusato di avere una responsabilità morale negli attacchi perpetrati dal regime di Assad. Per i quali Parigi e Londra parlano apertamente di crimini di guerra. «Se le informazioni arrivate sull'attacco in Siria saranno confermate, si tratta del peggiore attacco dal 2013», ha affermato Kim Won-Soo, Alto Rappresentante Onu per il disarmo.

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