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CESSATE IL FUOCO

Siria, avviato il ritiro delle truppe russe

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Foto Ansa

BEIRUT. Le continue violazioni del cessate il fuoco in Siria non sembrano preoccupare la Russia, che oggi ha annunciato l'inizio del ritiro delle sue forze. Mentre nella provincia di Raqqa, la 'capitale' dell'Isis nel Paese, le milizie curde, sostenute dagli Usa, continuano la loro avanzata e sono ormai a ridosso di una strategica diga sull'Eufrate, 45 chilometri a ovest della città.

Il ministero della Difesa di Mosca ha annunciato di aver dato inizio alla riduzione delle forze russe, precisando che il gruppo navale guidato dalla portaerei Kuznetsov sarà il primo a lasciare l'area. I russi se ne vanno accompagnati dal ringraziamento di Damasco per avere rovesciato le sorti di un conflitto che all'epoca del loro intervento, nel settembre del 2015, sembrava volgere decisamente a favore dei ribelli.

«Il sostegno che l'aviazione russa ci ha offerto è stato fondamentale per le nostre vittorie», ha detto il capo dello Stato Maggiore delle forze armate siriane, il generale Ali Abdullah Ayyoub. Ma in attesa delle trattative di pace tra governo e opposizioni, che dovrebbero aprirsi il 23 gennaio ad Astana, in Kazakistan, sotto la regia di Mosca e Ankara, nuovi combattimenti e bombardamenti condotti da elicotteri governativi sono stati segnalati oggi nella Valle di Barada, 15 chilometri a nord-ovest di Damasco, da dove proviene la maggior parte delle risorse idriche per la capitale.

Mentre il governo si è rivolto all'Onu accusando i ribelli di «crimini di guerra e crimini contro l'umanità» per avere interrotto i rifornimenti, lasciando senza acqua oltre quattro milioni di persone. Da parte loro, gli insorti affermano che sono stati i bombardamenti lealisti a provocare danni agli impianti per la depurazione, e quindi l'interruzione dell'erogazione dell'acqua in molti quartieri di Damasco a partire dal 24 dicembre.

Nel frattempo le cosiddette Forze democratiche siriane (Sdf) a predominanza curda, sostenute dai bombardamenti della Coalizione internazionale a guida americana, hanno strappato ieri allo Stato islamico il castello medievale di Jaabar, a ridosso della diga di Tabqa sull'Eufrate. Il castello, risalente all'XI secolo, è situato su una collina che domina la diga e la città di Tabqa.

L'Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus) afferma che l'Isis ha trasferito dalla prigione di Tabqa circa 150 prigionieri curdi, ma non prima di averne giustiziati 16. La Turchia, intanto, ha detto di avere ucciso altri 32 miliziani dell'Isis in raid compiuti nella regione di Al Bab, nel nord della provincia di Aleppo, che le forze di Ankara e gruppi armati dell'opposizione loro alleati stanno cercando di strappare allo Stato islamico con un'offensiva cominciata in agosto.

Il gruppo qaedista di Fatah al Sham ha infine annunciato la morte di un suo dirigente militare, Yunis Shueib, e di un suo figlio adolescente in un raid compiuto da aerei non identificati nel nord della Siria. Altri due attacchi, anch'essi non rivendicati da alcun Paese, avevano ucciso diversi altri comandanti a partire da domenica nella provincia nord-occidentale di Idlib. Bombardamenti contro Fatah al Sham sono condotti dagli Usa, dalla Russia e dall'aviazione siriana.

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