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Seconda giornata di proteste anti-Trump: nelle ultime ore oltre 100 arresti

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Alcuni manifestanti protestano in California contro l'elezione di Trump a presidente Usa - Fonte Ansa

ROMA. Un'altra giornata di proteste anti-Trump in varie città degli Stati Uniti. La polizia di Portland, in Oregon, ha cominciato a sparare pallottole di gomma e a usare spray al peperoncino per disperdere una manifestazione degenerata in rivolta. Lo scrive la polizia della città sul suo account Twitter.

Diverse le persone arrestate, dopo aver distrutto le vetrine di alcuni negozi e dato fuoco a cassonetti nel centro della città durante la protesta contro Donald Trump. La polizia ha minacciato di arrestare chiunque si allontani dall'area concessa per la manifestazione.

Manifestazioni anche a San Francisco, dove gli studenti delle scuole superiori sono scesi in piazza al grido di 'Trump non è il mio presidente’ e  sventolando bandiere messicane e arcobaleno. A Los Angeles, Denver e Minneapolis la polizia ha dovuto chiudere temporaneamente le interstatali per permettere il passaggio dei manifestanti.

«Ho appena vinto un'elezione presidenziale aperta e di successo. Adesso contestatori di professione, incitati dai media, stanno protestando, Molto ingiusto!» commenta su Twitter Donald Trump.

Le manifestazioni contro l'elezione del tycoon a presidente degli Stati Uniti proseguono per la seconda notte consecutiva in diverse città americane, tra le quali Los Angeles, Washington e New York.

Tutto è partito da New York, dove Trump vive e dove si è consumato il dramma di Hillary Clinton. Ma presto si è allargata a tutto il Paese, mettendo in allarme autorità e forze dell'ordine che temono scontri nei prossimi giorni. Soprattutto guardando al fine settimana, l'allerta è massima.

Sotto lo slogan 'Not my President' è nato un movimento variegato: dalle 'donne di Hillary' ai 'sanderisti', passando anche per alcuni repubblicani profondamente delusi dal proprio partito. Così decine di migliaia di persone sono scese in strada in almeno 25 città, con un bilancio che alla fine parla di oltre 100 arresti. Le manifestazioni più imponenti a Manhattan e a Los Angeles.

La più violenta a Oakland, con lancio di molotov, sassi e tre agenti feriti. Ma cortei si sono svolti a Boston, Filadelfia, Chicago, Detroit. E ancora Seattle, Cleveland e San Francisco.

Molte di queste sono aree metropolitane su cui la candidata democratica contava di vincere e dove invece Trump ha ricevuto una spinta fondamentale per trionfare nell'Election Day.

Uno spaccato di un'America più che mai divisa, su cui ha infierito una campagna elettorale dai toni quasi da guerra civile, come si sì spinto a dire qualcuno. E ora, perchè questa guerra civile non scoppi davvero, tutti cercano di gettare acqua sul fuoco: dal presidente uscente Barack Obama che invoca una 'transizione pacificà allo stesso neopresidente che parla della necessità di unire il Paese.

© Riproduzione riservata

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