Venerdì, 27 Novembre 2020
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Infuria la battaglia a Mosul, "i civili usati come scudi umani"

FRONTE DI MOSUL. Le forze speciali irachene avanzano a Mosul e puntano verso il cuore della capitale di Abu Bakr al Baghdadi in Iraq, che sembra frantumarsi davanti all'offensiva delle forze di Baghdad. Dopo le prime ore di violentissima battaglia, gli attivisti anti-Isis dalla città, dimostratisi i più affidabili sulle notizie trapelate in questi due anni di orrore e inferno jihadista, raccontano di aver visto i seguaci del Califfo "arretrare la propria ridotta difensiva, attestandosi nel cuore di Mosul".

Oggi le Forze speciali, le Golden Eagles di Baghdad, sono penetrate per 5 chilometri dalle postazioni avanzate lungo il fronte orientale: "Il quartiere di Kharama - dicono i testimoni - è deserto, la popolazione aspetta l'arrivo dei liberatori". Kharama, il primo quartiere ad alta densità abitativa sulla strada dell'esercito iracheno, era quello che faceva temere il massacro di migliaia di civili, il cui sangue avrebbe tinto di rosso le strade della città.

Gogjali, il primo distretto preso d'assalto ieri dalle forze speciali, è di fatto caduto dopo scontri feroci andati avanti per tutto il giorno, strada per strada. Anche la torre della vecchia tv - visibile a occhio nudo, sabbia permettendo, dalle retrovie Peshmerga da dove parte il diluvio di fuoco dell'artiglieria e dei corazzati - è stata assaltata e conquistata. La sabbia e la polvere sollevate da un vento agguerrito hanno facilitato a tratti i contrattacchi jihadisti. Poi si sono dovuti ritirare, attestandosi in quella che probabilmente è la loro ultima linea difensiva.

Quella che sarebbe piena di trincee riempite di petrolio pronto a essere dato alle fiamme, quella dove Baghdadi avrebbe ordinato ai suoi di disseminare ordigni artigianali carichi del residuo arsenale chimico del Califfo: cloro e il temibile gas mostarda, l'iprite. Ma come a Ypres, nella pianura belga dove per la prima volta venne usata quella che oggi è l'arma più pericolosa in mano ai jihadisti, il vento ingannevole che tira forte potrebbe giocare tragici scherzi ai miliziani.

Le raffiche arrivano violente da est, come nei giorni scorsi, e potrebbero ricacciare i gas verso i 'difensori di Mosul' e i civili intrappolati. Centinaia di migliaia di persone schiave del dittatore che dice di richiamarsi ad Allah, e che i suoi seguaci rastrellano da giorni ovunque per usarle come scudi umani. Ieri in 25.000 dovevano essere trasportati a forza nel centro di Mosul, solo l'intervento dei raid della Coalizione ha impedito ai camion di arrivare a destinazione, ha denunciato l'Onu.

Ma almeno 100 persone tra civili ed ex agenti della polizia irachena "sono tenuti in ostaggio dall'Isis nell'antica chiesa di Babd al Bid, in pieno centro a Mosul", ha annunciato Abdel Karim al-Kilani, portavoce del governatorato della città. Braccati e allo sbando, i miliziani temono anche la rivolta della popolazione, che sente 'l'odore' della liberazione con l'avvicinarsi delle truppe irachene. I bombardieri della Coalizione, hanno fatto sapere intanto gli americani, hanno sganciato 3.000 bombe sulle teste dei jihadisti a Mosul in 15 giorni di offensiva.

Ma ci sarebbero i primi 'danni collaterali', i civili uccisi per sbaglio nel tragico linguaggio della guerra. A riferirlo è stato oggi il Guardian: otto civili di una stessa famiglia, tre dei quali bambini, sarebbero stati uccisi per errore nei giorni scorsi da un raid Usa sulla loro casa nel villaggio di Fadhiliya, pochi chilometri fuori Mosul.

Se la notizia fosse confermata, sarebbero le prime vittime civili di un raid occidentale da quando è iniziata l'offensiva per riprendere Mosul. Gli Usa hanno affermato di aver condotto un raid nell'area il 22 ottobre, e che indagheranno sulla vicenda. Ma Mosca denuncia altre violazioni, paventando una strage alle porte di cui nessuno parla a differenza di Aleppo per la "censura" sui media internazionali compiacenti con gli americani. La battaglia per la liberazione di Mosul continua.

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