Martedì, 20 Agosto 2019
LE PROTESTE

Francia, sindacati sul piede di guerra contro il Jobs act

PARIGI. Il ritiro della riforma del lavoro «non è possibile», ma «possiamo sempre apportare delle modifiche, dei miglioramenti»: lo ha detto il premier francese, Manuel Valls, all'ottavo giorno di mobilitazione dei sindacati contro il jobs act francese.

«Sarà fatto tutto il possibile per garantire l'approvvigionamento» di carburanti in Francia, dice il presidente Francois Hollande. «Il governo non ritirerà la riforma del lavoro. Il sindacato non detta le leggi di questo Paese», rincara il premier Manuel Valls, sottolineando a chiare lettere che l'esecutivo non cederà al «ricatto» del sindacato Cgt, che blocca raffinerie e siti petroliferi per chiedere il ritiro del cosiddetto 'Jobs act' francese.

Anche oggi, le immagini degli automobilisti in fila davanti ai benzinai per il terrore di rimanere a secco hanno dominato media e canali all news. Mentre si moltiplicano gli interventi delle forze dell'ordine contro le barricate dei sindacalisti si profila la possibilità di sciopero anche nelle centrali nucleari. Dopo l'intervento di ieri a Fos-sur-Mer, all'alba di oggi c'è stato un nuovo assalto della Police Nationale a un deposito strategico bloccato a Douchy-les-Mines, nel nord.

La situazione è tesa, la penuria di carburante, dopo Nantes, Rennes e Le Havre, si avverte anche a Parigi. Francis Duseux, presidente dell'Unione industrie petrolifere (Ufip), sostiene che da due giorni sono intaccati gli stock di riserva.  L'intervento a Douchy, sito strategico vicino a Valenciennes (nord) bloccato da circa 80 militanti della CGT, è cominciato alle 5 del mattino.

Una ventina di blindati delle forze dell'ordine in assetto antisommossa sono stati mobilitati per l'operazione, la terza del genere da martedì.  Quasi contemporaneamente, i manifestanti hanno bloccato il Ponte di Normandia, che collega Le Havre - porto dove i blocchi si moltiplicano da giorni - a Honfleur. Ai microfoni di Rmc, Duseux ha parlato di «situazione tesa» alla quale «contribuiscono anche i consumatori». I quali, presi dal panico di restare a secco, hanno aumentato i consumi medi di tre-cinque volte. Attualmente un benzinaio su tre deplora una penuria parziale o totale, incluso a Parigi, dove c'è chi è rimasto anche un'ora in fila per fare il pieno.

Al caos benzina si aggiunge anche lo sciopero di due giorni indetto dai ferrovieri della Sncf, che incroceranno le braccia anche dal 31 maggio. Atteso invece per il 2 giugno lo sciopero «illimitato» di metro e bus parigini (Ratp), a cui seguirà dal giorno dopo quello dell'aviazione civile. Il tutto a pochi giorni dal fischio d'inizio dell'Euro 2016.

Come se non bastasse, la Cgt ha lanciato un appello al personale di Edf - il colosso energetico della Francia - a bloccare o rallentare la produzione nelle centrali nucleari, domani, in occasione di un'ennesima mobilitazione sindacale, una richiesta a cui hanno già aderito i lavoratori dell'impianto atomico di Nogent-sur-Seine, con il rischio di tagli o rallentamenti nelle forniture elettriche. «Ma siamo responsabili: non lasceremo l'Europa al buio», assicura un sindacalista ai microfoni di Bfm-tv. Anche in questo caso, l'obiettivo è far pressione per ottenere il ritiro totale della legge El Khomri. Ma nella Francia sull'orlo della crisi di nervi il governo non cede. Valls lo ha detto chiaramente in parlamento. Esclusa ogni retromarcia, incluso sull'articolo 2, uno dei punti più contestati della riforma, in quanto riconosce una preminenza degli accordi aziendali su quelli di categoria. Per rispondere all'opposizione di centrodestra che accusa il governo di ogni male, Valls, cosa rara, ha risposto con una battuta. «Il difensore della nazionale di calcio, Raphael Varane, si è infortunato, probabilmente è colpa del governo...».

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