Giovedì, 23 Maggio 2019
IL CASO

Libia, ore di attesa per gli ex ostaggi: tempi incerti per il rientro, scoppia la polemica

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Salvatore Failla (con gli occhiali neri), Gino Pollicardo, Fausto Piano (con gli occhiali neri), Filippo Calcagno (con la barba bianca)

ROMA. Cresce l'attesa per il rientro in  Italia dei due tecnici della Bonatti liberati in Libia dopo otto  mesi. Il team italiano incaricato di riportarli a casa è  arrivato a Sabrata, città ad ovest della capitale dove gli ormai  ex ostaggi sono tenuti in custodia, ma regna l'incertezza sui  tempi della partenza, forse ritardata da ulteriori trattative  con chi si contende l'autorità in quella turbolenta regione.

La giornata di ieri  è stata convulsa, tra accelerazioni, frenate, e  nuovi passi avanti. Al mattino Gino Pollicardo e Filippo  Calcagno, che ieri avevano annunciato la loro liberazione, hanno  chiamato nuovamente le famiglie rassicurando di stare bene, con  il morale alto e che sarebbero tornati a casa presto, senza  tuttavia conoscere «i tempi e le modalità». Lo stesso Calcagno,  chiamato al telefono da Skytg24, non ha tuttavia nascosto la  propria tensione spiegando di «non voler parlare con nessuno in  questo momento» e che «ci sono ancora carte da sbrigare».

«Stanno rientrando in Italia in queste ore», ha poi  annunciato il premier Matteo Renzi. Più tardi, le famiglie hanno  ricevuto una telefonata da Roma e sono partite da Monterosso (La  Spezia) e da Piazza Armerina (Enna) per la capitale per  riabbracciare i loro cari, attesi all'aeroporto di Ciampino.   Poi, però, è arrivata la doccia fredda da Tripoli. Il governo  islamista che controlla la capitale libica e, sulla carta, anche  la zona di Sabrata, ha fatto sapere che i due italiani  rientreranno soltanto oggi, insieme con i corpi dei colleghi  rimasti uccisi - Salvatore Failla e Fausto Piano - al termine di  una conferenza stampa, a mezzogiorno, proprio a Sabrata, in cui  verranno spiegati i «dettagli della loro liberazione».

La pista del ritardo si è fatta più concreta dopo la notizia  che un piccolo aereo italiano, probabilmente con funzionari dei  servizi italiani incaricati di prelevare i connazionali, è  atterrato a Sabrata soltanto nel tardo pomeriggio, lasciando  intendere che le operazioni avrebbero potuto richiedere ancora  più tempo. Il sindaco della città ha poi mischiato ancora le  carte, assicurando che gli italiani sarebbero partiti in serata,  senza però specificare se alla volta di Tripoli o dell'Italia.

Le complicazioni di questa vicenda sono lo specchio del caos  che avvolge un Paese ormai senza Stato dalla fine di Gheddafi,  in balia di milizie, tribù, bande criminali e jihadisti che si  contendono il territorio e sfruttano gli ostaggi stranieri per  finalità di riscatto o per ottenere una legittimazione politica.  Proprio le autorità di Sabrata, che tengono in custodia gli  italiani, rivendicano la propria autonomia da Tripoli e vogliono  essere considerate un interlocutore forte per i futuri assetti  della Libia. Già ieri il consiglio militare della città aveva  puntualizzato che gli italiani sarebbero stati liberi di tornare  a casa solo dopo essere stati interrogati. È plausibile,  quindi, che il nostro team sia stato impegnato in un'ulteriore  opera di mediazione.

Nel frattempo, i familiari di Pollicardo e Calcagno attendono  con ansia i propri congiunti. E monta la rabbia dei familiari di  chi non ce l'ha fatta. Come Rosalba Failla, moglie di Salvatore,  che ha detto senza mezzi termini: «lo Stato italiano ha fallito,  la liberazione dei due ostaggi è stata pagata con il sangue di  mio marito». Mentre il presidente della Bonatti Paolo Ghirelli  ha ammesso che «l'obiettivo è stato raggiunto soltanto a metà» .

Una volta rientrati, Pollicardo e Calcagno saranno ascoltati  dalla procura di Roma per fare luce sui numerosi punti oscuri  della vicenda. Al momento, infatti, non c'è certezza sulla  dinamica che ha portato al loro rilascio e alla morte dei  colleghi: blitz o fuga, esecuzione o fuoco 'amicò. E  soprattutto, chi li ha tenuti prigionieri per così tanto tempo:  criminali comuni, milizie locali o gruppi jihadisti. Dettagli  importanti potranno venire fuori anche dalle autopsie sui corpi  delle vittime.

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