Lunedì, 26 Ottobre 2020
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L'INTERVISTA

Agueci: «Maggiori controlli, ma in Sicilia non c'è un allarme terrorismo»

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«Gli arresti all' aeroporto di Palermo sono l' effetto dei controlli più efficaci e intensi delle forze dell' ordine contro il fenomeno del terrorismo, ma ad oggi non ci sono prove che si tratti di terroristi». Parla Leonardo Agueci, procuratore aggiunto di Palermo e coordinatore del gruppo antiterrorismo, dopo l' operazione degli agenti della sezione antiterrorismo della Digos e della polizia di frontiera che giovedì nello scalo di Punta Raisi hanno arrestato una siriana di 25 anni e un iracheno di origine curda, 24 anni, per avere cercato di imbarcarsi su un volo per Londra utilizzando passaporti falsi. Un terzo straniero di nazionalità kuwaitiana con documento di viaggio inglese, collegato secondo gli inquirenti alla siriana, è stato invece denunciato per concorso nel possesso di documenti falsi e per favoreggiamento dell' immigrazione clandestina. «Da anni ormai si svolgono accurati controlli sui passeggeri negli aeroporti italiani. Misure di sicurezza partire dopo i fatti nell' 11 settembre, che poi si sono via via intensificate man mano che è cresciuto l' allarme antiterrorismo».

Negli ultimi tempi in Italia sta crescendo la paura attentati, complici le stragi che stanno insanguinando il mondo. Così basta un episodio come quello di Punta Raisi per scatenare ilpanico anche a casa nostra. C' è un reale allarme terrorismo in Sicilia?
«Parlare di allarme terrorismo, sicuramente no. E questo grazie anche alla più attenta e intensa attività di contrasto del fenomeno del terrorismo islamico sia sul piano della prevenzione, sia sul piano delle indagini. Non dimentichiamo, inoltre, che dai primi mesi del 2015 la procura nazionale antimafia è diventata anche antiterrorismo e questo ha portato ad un maggiore coordinamento e intensificazione delle indagini da parte delle forze dell' ordine e della magistratura. In questo modo si vuole impostare l' attività delle procure, in materia di antiterrorismo, in modo uguale a quello delle indagini antimafia, rendendo effettivo e costante lo scambio di informazioni tra i vari uffici giudiziari e l' uniformità delle indagini. Noi magistrati ne avvertivamo da tempo la necessità, soprattutto perché, a diffe renza dei mafiosi, i terroristi sono di regola svincolati da specifici riferimenti territoriali, ma piuttosto contano su diversi punti di appoggio sparpagliati nel territorio. Ciò comporta una visione unitaria delle indagini che finora è stata affidata esclusivamente alle forze di polizia e che, con la procura antiterrorismo, si può sviluppare anche a livello di indagini giudiziarie».

I tre stranieri fermati all' aeroporto di Palermo con passaporti falsi riaccendono i riflettori su un fenomeno già monitorato dalle forze dell' ordine e adesso aggravato dall' ondata sempre più caotica di migranti. Un problema di difficile gestione e controllo. C' è un incremento del fenomeno della falsificazione dei documenti negli ultimi tempi?
«Non mi risulta. D' altra parte l' operazione di giovedì scorso può essere un fatto abbastanza comune che può avvenire in qualsiasi aeroporto d' Italia o posto di frontiera. Spetterà alle indagini stabilire in quale contesto inquadrare questo specifico fatto».

Il caso della ricercatrice libica dell' università di Palermo fermata dalla polizia con l' accusa di fare propaganda per il terrorismo, sommato ad altri recenti episodi in giro per la Sicilia preoccupano i cittadini. Sono timori ingiustificati?
«Si tratta di operazioni che sono la conseguenza della maggiore attenzione investigativa degli ultimi tempi sul fenomeno del terrorismo islamico, ma non servono certamente a dire che in Sicilia ci sia un accresciuto allarme terroristico rispetto a quello che avviene oltre lo Stretto».

Questi episodi di fiancheggiamento al terrorismo accertati allora come si posso interpretare?
«Le indagini in corso certamente ci aiuteranno a capire le effettive dimensioni del fenomeno, anche se come ho già detto non c' è motivo di pensare ad una loro espansione. Certo è, però, che l' attenzione degli inquirenti è particolarmente forte perché l' esperienza acquisita dai gravissimi fatti di terrorismo avvenuti in altri Paesi mostra una capacità di mimetizzazione molto forte da parte di chi si diventa poi artefice di gravi attentati».
L' immigrazione è uno dei temi più scottanti dell' agenda politica italiana, soprattutto con l' accentuarsi della crisi in Libia e la minaccia dell' Isis di utilizzare quel canale per infiltrare combattenti jihadisti tra i migranti. E c' è anche chi punta il dito contro gli sbarchi sulle coste siciliane.
«Non esiste un collegamento diretto fra immigrazione e terrorismo. E' possibile che quantomeno sul piano statistico tra le migliaia di persone entrate in Sicilia con i sbarchi possa esserci qualcuno che risulti coinvolto in indagini contro il terrorismo, ma lo stesso avviene per le persone entrate in Italia con altri tipi di canali. Le nostre indagini, comunque, non consentono di stabilire un collegamento significativo tra immigrati e terroristi».

Come affrontare il problema dell' accoglienza dei migranti?
«L' accoglienza è un fattore di civiltà al quale non ci possiamo sottrarre. È fondamentale però che l' accoglienza si accompagni ad adeguate e tempestive forme di controllo ed identificazione e che si affermi senza alcuna deroga il principio che chi arriva in Italia è sottoposto in tutto e per tutto alle nostre leggi».

Nella lista delle depenalizzazioni varata dal consiglio dei ministri non compare, come annunciato dal premier Matteo Renzi, il reato di immigrazione clandestina: una fattispecie vissuta spesso come un "peso" da parte di magistrati e forze e forze dell' ordine che indagano sui mercanti di persone. Nonostante le richieste del procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, il governo ha deciso di rimandare tutto. Lei cosa pensa?
«Noi magistrati, e le forze dell' ordine, aspettavano che la depenalizzazione venisse approvata, così come sembrava essere l' orientamento iniziale del governo. Così non è stato e noi certamente rispettiamo le decisioni adottate. Però c' è da osservare che il passaggio dalla sanzione penale a quella amministrativa avrebbe rafforzato, anziché indebolito, l' azione di contrasto all' immigrazione clandestina perché avrebbe sostituito l' applicazione di una sanzione al termine di un processo penale con tutte le lungaggini che questo comporta ad una semplice sanzione amministrativa, che viene adottata con procedure molto più semplici e agevoli. E poi la depenalizzazione, per le sue conseguenze procedurali, avrebbe certamente reso più semplice la raccolta delle dichiarazioni degli immigrati nelle indagini per l' individuazione dei trafficanti di esseri umani ed anche, possibilmente, nelle indagini sul terrorismo.

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