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L'ESPERTO

Orsini: tutta Europa a rischio attentati, ma l'Italia è in fondo alla lista dell'odio

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PALERMO. Alessandro Orsini è direttore del Centro per lo studio del terrorismo dell' Università di Roma «Tor Vergata» e ricercatore al Mit di Boston. «L' avevo previsto. Sulla base delle analisi da me condotte, avevo spiegato pubblicamente che un attacco contro una capitale europea era imminente», dice dagli States il professore. Che esclude per il momento il rischio di attentati nel nostro Paese. «L' Italia è meno osteggiata della Francia perché non ha mai ucciso un solo militante di al Qaeda e non ha mai bombardato le postazioni dell' Isis. Nella classifica dell' odio, siamo in fondo alla lista».

 A Parigi i terroristi hanno condotto attacchi inediti per modalità di esecuzione. È una nuova fase della jihad?
«La fase è sempre la stessa e consiste nel fatto che un' organizzazione terroristica cerca di organizzare attentati contro le nostre città. Al Qaeda aveva aperto questa fase e l' Isis la sta continuando. L' unica grande differenza è che i jihadisti sono diventati molti di più. Dopo la morte di Bin Laden, il 2 maggio 2011, gli attentati terroristici nel mondo sono cresciuti in maniera impressionante. Nel 2013, sono stati 10.000 con 18.000 morti e, nel 2014, addirittura 13.500 con 33.000 morti. Era ovvio che alcune gocce di questa pioggia tossica sarebbero arrivate nelle nostre città».

Su cosa basava la sua previsione dell'attentato a Parigi?
«Si basava sull' analisi che avevo condotto a proposito del comportamento di al Shabaab in Somalia e di Boko Haram in Nigeria, le quali hanno iniziato a condurre attentati terroristici all' estero quando sono state costrette ad arretrare sul proprio territorio. Da qui, avevo enunciato un principio generale, secondo cui: "O i terroristi sono impegnati a costruire la propria società oppure vengono a distruggere la nostra". Pochi giorni fa, avevo scritto che l' intensificazione dei bombardamenti contro l' Isis avrebbe spinto al Baghdadi a colpire le nostre città nella speranza di indebolire la morsa».

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