Giovedì, 22 Ottobre 2020
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I DATI DI UNA RICERCA

Bongiorni: 4 mila cittadini europei arruolati nell'Isis, lupi solitari imprevedibili

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PALERMO. «Negli ultimi due anni 4 mila cittadini europei hanno raggiunto Siria e Iraq per arruolarsi nell' Isis. Questo dato spiega la crescente pericolosità dei lupi solitari». A parlare, numeri alla mano, è Roberto Bongiorni, giornalista del Sole 24 Ore, che ha condotto varie inchieste sull' Isis e sui foreign fighters. Bongiorni spiega che il fenomeno dei lupi solitari riguarda molto meno l' Italia rispetto altri Paesi europei come la Francia, perché «il flusso di radicalizzati non coinvolge immigrati musulmani di prima generazione».

Perché i foreign fighters sono più pericolosi rispetto al passato?
«Prima della pericolosità sarebbe opportuno domandarsi perché sono così numerosi. Secondo uno studio dell'International Centre for the Study of Radicalisation and Political Violence (Icsr), in due anni sono partiti più di 20 mila foreign fighters per la Siria e l' Iraq, quanto quelli che hanno raggiunto l'Afghanistan in 20 anni di guerre. E, cosa ancor più sconcertante, 4 mila dalla sola Europa. La creazione del Califfato islamico, nel giugno del 2014, è diventata un polo di attrazione per i cittadini europei desiderosi di arruolarsi nelle fila dell'Isis. E il rischio che tornino per compiere rappresaglie, impregnati di una propaganda di odio e intolleranza, non è mai stato così alto».

Quale Paese europeo è più soggetto alla loro presenza?
«Sempre secondo l'Icrs, ma non solo, la Francia è il Paese da cui sono partiti più aspiranti jihadisti negli ultimi due anni alla volta di Siria ed Iraq. Se ne contano dai 1200 ai 1300. Il Regno Unito si conferma secondo Paese con 750 persone. Il terzo è la Germania: 600. Dal Belgio ne sono partiti 450: è il paese con il numero di partenze più elevato rispetto alla popolazione, una sorta di fucina di aspiranti jihadisti. In molti parlano la loro lingua perché non conoscono l' arabo. Occorre considerare che la Francia è storicamente il Paese con la comunità musulmana più grande. Non è un caso che diversi dei terroristi autori della strage di venerdì notte fossero di cittadinanza francese ma cresciuti in Belgio».

E in Italia invece che cosa sta succedendo?

«All'inizio dell'anno il ministero degli Interni parlava di una sessantina di elementi, l'Icrs parlava invece di 80. Peraltro quasi tutti non sarebbero cittadini italiani. Sono comunque numeri molto più bassi rispetto agli altri Paesi europei simili per dimensioni territoriali e popolazione, perché in Italia il flusso di radicalizzati non coinvolge immigrati musulmani di prima generazione.

Sono arrivati qui infatti con 10-20 anni di ritardo rispetto ai Paesi dell' Europa centro -settentrionale. Per cui il fenomeno dei giovani di seconda -terza generazione è ancora marginale. Anche in Italia però il punto di aggregazione è internet, non più le moschee, che erano centrali 10-12 anni fa. I jihadisti di seconda e terza generazione sono cani sciolti. Che agiscono in piccole cellule di tre o quattro individui. Che si aggregano velocemente, e altrettanto rapidamente si sciolgono. Non c' è una leadership. Non c' è una struttura gerarchica».

Perché l' Isis punta su questo tipo di combattenti per seminare il terrore in Europa?
«I lupi solitari agiscono tendenzialmente di loro iniziativa. E questo costituisce un grande vantaggio. Perché sono imprevedibili. Inoltre, i foreign fighters rientrati in Europa, anche se sorvegliati, in alcuni casi riescono a sfuggire lo stesso alle maglie della sicurezza».

Come è possibile combattere la guerra contro i terroristi dell' Isis in Europa?
«La guerra contro l' Isis si combatte su due fronti. Perché contro l' Isis si combattono due guerre: una in Medio Oriente, l' altra in Europa. In questa guerra sdoppiata il primo fronte si avvicina a un conflitto convenzionale ed appare più facile da gestire: c' è un nemico identificato, con le sue strutture militari e le sue roccaforti, e un territorio identificato. In questa prima guerra stanno cominciando a maturare dei significativi successi militari contro lo Stato Islamico, che è indebolito rispetto a sei mesi fa. Per combattere i foreign fighters poi ci vuole senza dubbio più sorveglianza e soprattutto più coordinazione tra le diverse intellegence degli Stati europei. L' Isis punta sul limitato scambio di informazioni tra partner europei sui soggetti a rischio. La sconfitta dell' Isis, però, passa per il Medio Oriente. Se non si vince quella guerra, e la via militare sembra necessaria ma non sufficiente, è difficile arrestare il flusso di foreign fighters».

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