Martedì, 27 Ottobre 2020
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INVIATO DELLA STAMPA

Quirico: i jihadisti, professionisti della guerra santa che si credono il braccio di Allah

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PALERMO. Domenico Quirico li chiama «professionisti della guerra santa». L' inviato del quotidiano «La Stampa», che nel 2013 venne rapito mentre si trovava in Siria rimanendo per cinque mesi ostaggio di un gruppo fondamentalista, ha intervistato a Tunisi uno di quei "cultori del jihad". Si chiama Abu Rahman, è un «foreign fighter» che ha combattuto in Iraq nel 2003 contro le truppe statunitensi e adesso è tornato in patria, reduce dal conflitto siriano.

«Professionista della guerra santa». Perchè ha usato questa definizione per indicare il miliziano tunisino?
«Perchè vive di ciò. È la sua specialità, il suo mondo, il suo rapporto con la vita. Ha combattuto in Iraq e Siria, domani andrà forse in Libia o in Cecenia seguendo le bandiere dell' Islam radicale. Si batte per la costruzione del Califfato, ovunque si apra un "focolaio guerrigliero". È un' espressione di Che Guevara, questa. Vedo molti punti di contatto, d' altronde: così come c' erano i professionisti della rivoluzione comunista, adesso ci sono quelli della guerra santa».

Sono tanti?
«Se solo consideriamo che migliaia di combattenti del Califfato sono stranieri... Quell' esercito è costituito da un buon numero di iracheni e da qualche siriano ma anche da tanti ceceni, francesi, tunisini, yemeniti e così via. Nella guerra civile spagnola c' erano le Brigate internazionali. Adesso, esistono le Brigate internazionali islamiche».

Nel suo articolo, una frase emblematica e inquietante pronunciata da Abu Rahman: «Ho ucciso un uomo e ringraziato Dio!». Chi afferma che tanto "sacro odio" non c' entri nulla con la religione, sbaglia di grosso?
«È l' errore capitale. Che queste persone impegnate in un progetto atroce di omologazione del mondo siano falsi religiosi, è un' idea accomodante. Solo un modo per non tirarne le conseguenze. È, invece, gente per cui l' Islam e Dio rappresentano l' unica ragione di vita. Non sono tifosi di calcio, nè vogliono diventare miliardari o viaggiare alla scoperta delle bellezze del pianeta. Lalo ro esistenza è concentrata solo nel rapporto con Dio, purtroppo vissuto in maniera così radicale da essere micidiale per gli altri.
Abu Rahman e tutti quelli come lui si considerano il braccio di Dio e si muovono per allargare lo spazio di Dio sulla Terra».

Nel racconto di Abu Rahman la conferma di quanto sia facile raggiungere la Siria, lo Stato Islamico, passando per la Turchia. Bisogna ripensare le liber tä fondamentali, compresa quella di movimento?
«Lui è passato attraverso un Paese che, sostanzialmente, fa l' alleato del Califfato. Tant' è che racconta di essere stato fermato dai poliziotti in Turchia e subito rilasciato con tante scuse e sorrisi. I turchi sono interessatissimi che i combattenti raggiungano lo Stato Islamico. Altra cosa sono i migranti, non funziona l' idea che possano diventare terroristi. S' è detto in queste ore che uno degli attentatori di Parigi avesse passaporto siriano: i terroristi non girano col passaporto e, se ce l' hanno, è falso».

Il conflitto iracheno, con l' eliminazione di Saddam Hussein, sembra alle origini di molti dei mali attuali e non solo in Medio Oriente. Siamo proprio sicuri, però, che la marea montante del fondamentalismo islamico non avrebbe comunque travolto tutto e tutti?
«Secondo me, questo è abbastanza vero. Lo sviluppo del progetto islamista non è nato dalla caduta di Saddam, semmai ne ha approfittato. Non è che Saddam Hussein, il presidente siriano Bashar al -Assad o Gheddafi abbiano impedito la diffusione del fondamentalismo. Questo è più vecchio di dittatori come Saddam che hanno contenuto in modo brutale il fondamentalismo, ma così gli hanno pure fornito argomenti di propaganda perchè le popolazioni, vessate, hanno scoperto nell' Islam radicale l' unica soluzione possibile».

Stando ai servizi segreti americani, sono trentamila i "tagliagole" stranieri nell' esercito del Califfato. Almeno 3 mila gli europei. Una bomba umana pronta a esplodere sotto i pilastri del pianeta?
«L' obiettivo di queste persone non è quello di venire a combattere da noi, anche se qualcuno lo fa come dimostrano le tragiche vicende della Francia. Attualmen te, il loro disegno è conquistare e purificare il mondo musulmano tant' è che oggi i loro bersagli sono i regimi arabi e gli sciiti. Quando saranno riusciti a conquistare e purificare quel mondo, se mai ci riusciranno, avranno uomini e risorse per affrontare l' Occidente. E non lo faranno certo mettendo qualche bomba nel cestino della spazzatura!».

Isis contro tutti. Difficile comprenderne la visione del mondoAnche per Abu Rahman, che afferma di non avere voluto lottare per loro. Cos' è cambiato nella galassia del terrorismo islamico?
«Quest' uomo è ossessionato dal tradimento, dalla presenza degli eretici. Un pò come avveniva per i comunisti che vedevano sempre e ovunque un controrivoluzionario, un trotzkista. Ciò, però, non impedisce a gente come Abu Rahman di fare fronte contro un nemico comune. Se al-Nusra (il fronte qaedista siriano in cui ha militato il nordafricano intervistato da Quirico, ndr) vede che l' Isis viene attaccato dagli Usa, mica si gira da un' altra parte! Per tutti loro, lo scenario è unico: la costruzione dello Stato totalitario islamico. Nello stesso tempo, comunque, al-Nusra è invidioso del Califfato per ciò che ha realizzato. E per avergli portato via territorio, uomini».

Quali valori e "disvalori", dunque, animano il califfo e i suoi seguaci rendendoli, almeno sinora, vincenti?
«Il valore è uno solo: Dio e la realizzazione del progetto del Califfato. Tutto il resto è disvalore. Inutile o addirittura empio, peccaminoso. Il loro è un mondo che definirei monocratico. Conducono una vita solo di preghiera e guerra: una religiosità sanguinaria».

Ancora una strage in Francia. Il Paese delle «banlieue», delle periferie a rischio affollate di immigrati. Un' ulteriore prova che dialogare e includere sono in alcuni casi soltanto belle parole?
«Il problema è quello di avere incluso male. Sono stato in Francia dieci anni fa per la "rivolta delle banlieu", adesso mi sono accorto che quel mondo non è per nulla cambiato, anzi è stato ulteriormente ghettizzato. Allora, bruciavano le macchine. Dieci anni dopo, vanno in giro per le strade a sparare alla gente. La lezione impartita da quella rivolta, purtroppo, è stata del tutto disattesa. L' errore dei francesi sta nella spocchia di pensare che il loro mondo sia il migliore di tutti. L' integrazione non si fa omologando chiunque e dicendo: o sei come me, oppure non sei nessuno. Questo è il loro guaio. Così è fallito il loro modello di inclusione, come d' altronde quello britannico».

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