Sabato, 18 Gennaio 2020
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BRUXELLES

Migranti, Ue divisa: si cerca l'intesa con la Turchia

E' la Turchia il convitato di pietra al tavolo del vertice europeo di Bruxelles, il quarto dell'anno dedicato all'immigrazione

BRUXELLES. E' la Turchia il convitato di pietra al tavolo del vertice europeo di Bruxelles, il quarto dell'anno dedicato all'immigrazione. Dopo un intenso negoziato, la Commissione nella notte fra giovedì e venerdì strappa un accordo con Ankara, ma è condizionato al 'sì' dei leader europei. Dopo "un'accesa discussione" nella cena, a porte chiuse, arriva un "appoggio politico", non un'approvazione formale.

Un via libera cauto, che lega il sì alla liberalizzazione dei visti - prima richiesta di Ankara - ai passi che il governo turco farà "per tenere i migranti nei suo confini ed evitare che si mettano in viaggio verso la Ue". Lo specifica il presidente lussemburghese della Commissione Ue Jean Claude Juncker, che viene ringraziato pubblicamente dal presidente del Consiglio europeo (la riunione dei capi di stato e di governo della Ue), il polacco Donald Tusk. Verso il quale, invece Matteo Renzi - ricordando l'infelice uscita davanti alla plenaria del Parlamento europeo, quando aveva messo sullo stesso piano sulla questione migranti i paesi dell'Europa dell'Est e l'Italia - ha parole dure: "Ha usato frasi non rispettose nei confronti del popolo italiano". E tra i 28 c'è netta spaccatura anche sul meccanismo permanente di ricollocazione dei rifugiati. Che dovrebbe essere il pilastro fondamentale della politica futura: si registra un acceso dibattito tra Germania e Svezia da un lato e Spagna e Paesi del gruppo Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia) dall'altro.

Prima ancora di cominciare la riunione, il polacco presidente del Consiglio aveva fatto pressing sui leader perché rafforzassero le frontiere esterne e perché si facesse l'accordo con la Turchia. Della quale tutti sanno che non si può fare a meno. Nella lettera di invito Tusk aveva parlato di potenziali "milioni" di persone che potrebbero arrivare in primavera. La Turchia ne ha già due, nei suoi campi. Sono l'arma del premier turco Recep Tayyp Erdogan.

Nell'accordo negoziato tra ieri e oggi nella missione in Turchia del vicepresidente olandese Frans Timmermans e del commissario austriaco per l'allargamento Johannes Hahn, accompagnati dal capogabinetto dell'Alto rappresentante per gli Esteri Federica Mogherini, la Ue ha offerto ad Ankara un'accelerazione sulla liberalizzazione dei visti, un finanziamento "da decidere nei prossimi giorni" a fronte di una richiesta di 3 miliardi di euro per la gestione dei campi, l'inserimento nella lista dei 'paesi sicuri' e l'apertura di 6 capitoli nel pluridecennale negoziato per l'adesione alle Ue. In cambio, il governo turco dovrebbe attuare davvero maggiori controlli alle frontiere, accettare le riammissioni, far partire la lotta contro i trafficanti e dare ai profughi siriani la possibilità di lavorare.

Sull'ammontare del finanziamento "si discuterà nei prossimi giorni", precisa Juncker. Sul resto, come dice anche Matteo Renzi, "molto dipende dal voto e da cosa accadrà" (il primo novembre in Turchia ci sono le elezioni politiche anticipate). Il presidente della Commissione scandisce che sulla liberalizzazione dei visti, ad esempio, "c'è un chiaro legame con quello che fa la Turchia" e sottolinea che la prima valutazione è fissata "alla primavera del 2016".

Angela Merkel, secondo il presidente francese Francois Hollande, alla fine avrebbe accettato Ankara nella lista dei 'paesi sicuri'. Fatto negato dalla stessa Cancelliera: "Non se ne è parlato". Contraddizione che la dice lunga sul clima generale. Merkel, che stasera alla cena avrebbe anche battuto un pugno sul tavolo, magari lo chiarirà domenica prossima nella sua visita in Turchia, a una settimana dalle elezioni. Sul versante delle risorse, continuano a mancare 2,2 miliardi di euro per i trust fund per Siria e Africa promessi nel vertice straordinario di settembre. Juncker richiama i governi all'ordine e dice di aver ottenuto la promessa che nei prossimi giorni rispetteranno gli impegni, almeno per arrivare al vertice di La Valletta con un po' di credibilità.

Per il controllo delle frontiere si sono invece fatti "passi importanti", secondo Tusk. E Hollande spiega che gli stati creeranno nuclei di guardie di frontiera da utilizzare in comune per i casi di necessità. La creazione di un vero corpo di guardie di frontiera europee pare lontano. "Parlarne implica immediatamente la questione fondamentale della sovranità. Meglio essere pratici e starne alla larga", aveva detto il premier olandese Mark Rutte.

Nella cena si è parlato anche di Siria. Tutti d'accordo nel dire che Bashar al-Assad se ne dovrà andare e che la Russia colpisce gli oppositori più che l'Isis. Ma passa l'idea di un'offensiva diplomatica europea che deve coinvolgere tutte le parti rilevanti. Ovvero anche la Russia e Assad, posizione espressa dai ministri degli Esteri, ma sulla quale la Francia ha ancora riserve. E Federica Mogherini ha affrontato l'argomento direttamente con Hollande prima dell'inizio del vertice. Per la revisione di Dublino, almeno, è cominciata la discussione. La Commissione Ue ha fatto un sondaggio per annusare l'aria e prendere le misure per la proposta annunciata per marzo, ma sulla quale Juncker sembra intenzionato a stringere i tempi.

La prima fase del vertice Ue "si è conclusa senza accordo sul meccanismo permanente di ricollocazione" dei migranti. "C'è una sostanziale divisione politica", principalmente con i paesi dell'est. Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk presenterà, dopo la cena a porte chiuse dei leader, una nuova formulazione delle conclusioni sul meccanismo permanente. Lo riferiscono fonti europee mentre è in corso la cena, in cui si tratta "soltanto la questione della Turchia" in una "vivace discussione". Secondo le fonti, tra i 28 "tutti riconoscono che il negoziato" condotto ad Ankara dal vicepresidente Timmermans e dal Commissario per l'allargamento Hahn "è un passo in avanti", ma a fronte di "un sostanziale realismo", tra i leader c'è divisione tra chi considera l'accordo come assolutamente necessario e chi riflette sul bilancio tra costi e benefici. Il clima della 'cena' viene descritto come molto accesso, con la Cancelliera Angela Merkel che sarebbe arrivata a battere un pugno sul tavolo. A quanto si apprende, la Turchia ha chiesto che la liberalizzazione dei visti, già prevista per il 2017 nella roadmap per la messa in atto dell'accordo di riammissione, venga anticipata "entro il 2016". I capitoli del negoziato per l'adesione che Ankara vorrebbe aprire sono il 15 (energia), 17 (economia e politica monetaria), 23 (sistema giudiziario e diritti fondamentali), 24 (giustizia, libertà e sicurezza), 26 (educazione e cultura) e 31 (politica estera e difesa). Tra le richieste turche c'è anche quella di riprendere la consuetudine di invitare i paesi candidati alle riunioni del Consiglio europee.

Tensioni su ricollocamento permanente - Germania e Svezia chiedono di includere "un piccolo riferimento" al meccanismo di ridistribuzione permanente dei profughi nelle conclusioni del vertice europeo, ma Spagna, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia (gruppo Visegrad) si oppongono. Si apprende da fonti europee. In una nota pubblicata prima dell'inizio del summit Ue il gruppo Visegrad indicava lo "schema di ricollocamento permanente" da "evitare" poiché è tra "le misure che possono mettere a rischio lo sforzo comune europeo".

Belgio, pronti a ricollocarne 30 da Italia-Grecia - Il Belgio è pronto ad accogliere 30 rifugiati in provenienza da Italia e Grecia nel quadro dei ricollocamenti Ue. Lo ha annunciato il premier belga Charles Michel al suo arrivo al vertice. "Noi siamo solidali, siamo pronti a prendere 30 rifugiati nell'ambito di questo primo progetto pilota", ha dichiarato Michel, criticando però il fatto che "l'operatività degli hotspot non è ancora ovvia, mentre noi vogliamo che questi siano effettivi e concreti" perché "essere umani ma essere severi è un po' quello che facciamo in Belgio".

Lussemburgo, aiuti a Paesi con forte flusso profughi - "Dobbiamo aiutare tutti i Paesi che si trovano di fronte ad un flusso massiccio di profughi. La Turchia è anche candidata ad entrare in Ue, non iniziamo a negoziare ora, ma vediamo come aiutare in modo concreto i Paesi che si trovano di fronte ad un afflusso massiccio. E' nell'interesse di tutti, del loro e del nostro". Così il premier del Lussemburgo Xavier Bettel al suo arrivo al vertice europeo.

Tsipras, Grecia pronta cooperare con Turchia - "La Grecia è pronta a cooperare con la Turchia sulla base del diritto internazionale e del processo di accesso" nell'Ue per risolvere la crisi dei rifugiati. Così il premier greco Alexis Tsipras al suo arrivo al vertice Ue. "E' anche giunto il momento di prendere iniziative politiche coraggiose per risolvere la crisi in Siria".

Juncker, in gioco credibilità Stati - "E' tempo di passare dalle parole ai fatti: gli Stati membri devono fare quello che hanno promesso in termini di dispiegamento di nuovo staff e nuove risorse sul fronte dei migranti. Ci sono dei grandi ritardi. Oggi è in gioco la credibilità del Consiglio europeo". Lo ha ribadito il presidente della Commissione Jean Claude Juncker tornando a criticare gli Stati membri per il loro scarso impegno, a poche ore dall'apertura del Consiglio.

Parlamento e Commissione Ue hanno fatto a tempo di record quanto era stato richiesto loro dall'ultimo vertice del 23 settembre votando "in pochissimo tempo" il budget per far fronte alla crisi dei rifugiati, ha ricordato a sua volta il presidente dell'Europarlamento Martin Schulz nell'incontro pre-vertice con Juncker. Ora "tocca al Consiglio" agire, e "spero farà ulteriori progressi", ha aggiunto Schulz, denunciando che gli stati membri invece accusano "l'Ue che non sta lavorando". "Questo è inaccettabile", ha tuonato il presidente dell'Europarlamento, "lo stesso ragionamento si applica anche ad alcuni stati membri", devono "agire" per rispettare gli impegni presi. Quanto a un'intesa con la Turchia sulla migrazione, secondo Juncker "ci sono buone 'chance' di successo". Infine, incalzato sulla riforma del Trattato di Dublino, Juncker ha assicurato che la Commissione "stringerà i tempi", rispetto alla data prevista del marzo 2016.

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