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Catalogna, vincono gli indipendentisti ma non raggiungono il 50%

BARCELLONA. L'incubo di una secessione della Catalogna si è fatto più minaccioso per Madrid dopo la vittoria degli indipendentisti alle elezioni regionali catalane.

"Abbiamo vinto con quasi tutto contro e questo ci dà una forza enorme e una grande legittimità per portare avanti questo progetto", ha esultato nella notte il presidente uscente secessionista Artur Mas davanti a migliaia di sostenitori in tripudio a Barcellona che gridavano "Indipendenza!".

Mas, che ha trasformato queste regionali anticipate in un  plebiscito sull'indipendenza in un muro contro muro con Madrid,  intende avviare la 'disconnessionè della Catalogna dalla Spagna  con l'obiettivo di arrivare alla secessione - malgrado la  durissima opposizione del governo centrale - entro il 2017.  I 5,5 milioni di elettori catalani si sono mobilitati in  massa, trascinati dalla consapevolezza dell'importanza storica  della consultazione, la più importante per la Spagna dalla fine  del franchismo secondo la stampa di Madrid e di Barcellona.

L'affluenza alle urne già alle 18 era superiore di 7 punti (al  63,4%) rispetto ai dati delle elezioni del 2012. Per il premier popolare spagnolo Mariano Rajoy, protagonista  di una strategia di scontro totale con Mas, il risultato delle  elezioni catalane - se sarà confermato dai dati definitivi -  segna una netta sconfitta. Il Pp arriva ultimo con il 7,7% dei  voti (fra 9 e 11 seggi), superato dai socialisti del Psc (12% e  14-16 seggi), la lista di Podemos (10,4% e 12-14) e dalla  seconda lista indipendentista, quella dei radicali di sinistra   della Cup (9,1% e 11-13).

Il partito moderato anti-sistema e anti-secessione Ciudadanos  di Albert Rivera, che aspira a superare il Pp di Rajoy alle  politiche spagnole di dicembre, ed in futuro potenzialmente a  sostituirlo, registra un netto successo e arriva secondo con  19-21 seggi e il 15,4% dei voti. Un'altra cattiva notizia per  Rajoy in vista delle legislative di dicembre, che potrebbero  segnare la fine della carriera politica dell'attuale premier  spagnolo.   Sempre se i dati dell'exit poll della catalana Tv3 saranno  confermati, la lista Junts Pel Sì di Mas avrà bisogno  dell'appoggio dei radicali della Cup per formare il nuovo  governo secessionista catalano, che dovrebbe portare ad elezioni  costituenti e alla secessione in 18 mesi.

Una strada comunque tutta in salita per Mas, impegnato in un  braccio di ferro politico e istituzionale con Madrid, che  minaccia addirittura di destituirlo. Ma prima il presidente  uscente, se si conferma che Junts Pel Sì non avrà da sola la  maggioranza assoluta di 68 seggi, dovrà negoziare con la Cup la  formazione di una maggioranza di governo secessionista. Gli  indipendentisti radicali di sinistra finora hanno detto di  essere contrari alla rielezione del centrista Mas alla  presidenza e di preferire il capolista di Junts Pel Sì, Raul  Romeva. Molto dipenderà dal rapporto di forza finale fra le due  formazioni indipendentiste.     La vittoria del campo della secessione ha suscitato  l'entusiasmo dei sostenitori delle 'piccole patriè nell'Ue. Il  segretario della Lega Matteo Salvini ha scritto su Facebook  «Forza Catalunya! Alla faccia di Bruxelles e degli Stati  centralisti, che vogliono cancellare popoli, lingue, culture,  identità e lavoro, c'è chi resiste e partecipa, nel nome della  Libertà. Grazie!». Soddisfatto anche l'ex ministro delle finanze  greco Yannis Varufakis: «Siamo tutti vittime di una crisi non  necessaria. Tutte queste scosse telluriche, come questa in  Spagna, devono rafforzare l'Europa».

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