Lunedì, 26 Ottobre 2020
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L'INTERVISTA

Teodoro Andreadis Synghellaki: «Alexis gioca sull'effetto sorpresa, per i sondaggi vincerà»

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«Se ne parlava da giorni: dimissioni o voto di fiducia. Evidentemente, Tsipras s'è accorto che la sinistra del suo partito non lo avrebbe comunque seguito dopo il compromesso firmato in Europa e ha deciso di velocizzare i tempi andando a elezioni anticipate, per cercare così di sfruttare anche l' effetto -sorpresa». Teodoro Andreadis Synghellaki, corrispondente dall' Italia per la radiotelevisione ellenica «Alpha» e autore del libro «La mia sinistra.
Intervista con Alexis Tsipras», ritiene scontata la mossa del premier greco che ieri ha chiamato alle urne i suo concittadini.

Il leader di "Syriza" sfida gli avversari, soprattutto i suoi oppositori interni. Una mossa calcolata, alla luce dei sondaggi?
«I sondaggi lo danno vincente, con una buona probabilità che possa ottenere la maggioranza assoluta. Ad ogni modo, socialisti e centrodestra (Pasok e Nea Dimokratia, ndr) dopo gli anni di governo dell' austerità non riescono a convincere i greci anche in questa fase. Tsipras, quindi, giocherà la carta delle misure sociali per attutire gli effetti dell' accordo e della trattativa che dovrebbe partire in ottobre per alleggerire il debito del Paese».

Sui partiti tradizionali, Pasok e Nea Dimokratia, grava ancora il peso di decenni di governo segnati da scandali e fallimenti politici?
«Quarant' anni di alternanza sono stati quelli della spartizione di governo, almeno temporale, e dell' entrata del Paese nell' euro senza alcun segnale di allarme sui conti pubblici. Che, in verità, non sono stati lanciati da nessuno né in Grecia, ma neppure in Europa! Gli ultimi cinque anni di gestione dell' austerità hanno, poi, fatto sprofondare la Grecia che si ritrova con un meno 25 per cento di Prodotto interno lordo. Per questi partiti, quindi, difficile in questo momento proporsi come forza di governo».

"Syriza", intanto, è destinata alla scissione?
«Probabile la formazione di un nuovo movimento a sinistra, anche se i tempi sono molto ravvicinati. Bisogna anche vedere se esistono spazi di agibilità politica tra Syriza e il Partito Comunista, il Kke».

Sarà Yanis Varoufakis, l' ex ministro dell' Economia, a guidare il movimento dei "ribelli"?
«Non credo. Possibile, invece, che lo faccia Panagiotis Lafazanis, l' ex ministro della Riorganizzazione Produttiva. Varoufakis è vicino a questa minoranza del partito, ma s' è guadagnato una certa autonomia perché ha votato una volta sì e una no sulle misure di austerità. Potrebbe decidere di non scendere in campo, in questo momento. Lui, ad ogni modo, resta un outsider e la Grecia ci ha abituato a grandi sor prese». Negli Stati Uniti si dice che l' economia fa vincere le elezioni.

E in Grecia?
«In Grecia si vincono grazie alla possibilità di dare una prospettiva al Paese, potendo dire che non tutto è perduto in Europa anche se in questo momento le forze ultraliberiste dell' Unione hanno avuto la meglio.
Il successo, poi, è determinato anche dal fatto che si può dire di poter governare in modo onesto».

I greci stanno sperimentando i primi effetti della manovra concordata da Alexis Tsipras con Unione Europea, Banca Centrale e Fondo Monetario. Come va?
«È un momento difficile. A luglio e agosto vi sono state difficoltà, perla diminuzione della liquidità da parte della Bce. Adesso, si spera in una boccata di ossigeno. Il problema è quello di evitare che le misure previste nell' accordo non vadano a colpire le classi più deboli, a partire dagli agricoltori. Bisognerà vedere se il governo di Tsipras riuscirà a difendere queste classi sociali che sono, poi, il principale punto di riferimento pratico e ideologico dell' azione politica di Syriza. Io voglio essere ottimista, perché nei cinque anni dell' austerità i greci ne hanno viste troppe. Hanno diritto a un po' di serenità!».

Molti analisti hanno scritto che, colpendo Atene, la Germania vorrebbe imporre un' identità "nordica" all' Europa. È d' accordo?
«Non è solo una minaccia per la Grecia, ma per tutto il Sud del Continente. Anche Romano Prodi fa un' analisi molto simile a quella di Tsipras sull' identità di questa Europa, se vuole procedere a doppia velocità o avere invece obiettivi di benessere condiviso. La Germania deve capire che l' Unione non può dipendere dagli interessi tedeschi».

 

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