Martedì, 11 Agosto 2020
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LA TRAGEDIA

Il Nepal devastato dal terremoto: il bilancio sale a 2500 morti - Foto

Secondo le autorità il bilancio è destinato a salire ancora

KATHMANDU. Il Nepal è in ginocchio. Due  fortissime scosse di terremoto ravvicinate e prolungate, seguite  da ben 23 repliche, hanno seminato oggi morte e distruzione nel  Paese e soprattutto nella sua capitale Kathmandu, con un  bilancio di vittime che supera i 2000 morti e centinaia di feriti. Ma la  potenza devastante del sisma che ha colpito un'area densamente  popolata fa temere che i numeri della tragedia possano essere  molto più pesanti se si contano anche i morti nei Paesi limitrofi colpiti, come India, Bangladesh e Tibet.

Gravissime le distruzioni di edifici e monumenti storici  spesso recentemente restaurati, non solo nella capitale ma anche  nelle storiche città vicine di Patan (Lalitpur) e Bhaktapur.   L'onda sismica si è estesa anche ad almeno tre Stati  dell'India nord-orientale (Bihar, West Bengala ed Uttar Pradesh  con una sessantina di morti), al Tibet (13 morti), ed al  Bangladesh (due). E, tragedia nella tragedia, il terremoto ha causato imponenti  valanghe nella zona dell'Everest che hanno travolto spedizioni  che stavano accingendosi a scalare la montagna più alta del  mondo. Una di queste, composta da militari dell'esercito  indiano, ha annunciato di aver constatato la morte di 18  scalatori stranieri di nazionalità imprecisata, con il recupero  di 13 dei loro corpi.

Per quanto riguarda la presenza di italiani nei luoghi della  tragedia la Farnesina, in coordinamento con le rappresentanze  diplomatiche in India e Nepal, ha realizzato verifiche per tutta  la giornata. Per il momento sono segnalati tre connazionali  bloccati sull'Everest (tra cui Marco Confortola, già  sopravvissuto a un tragico incidente sul K2 nel 2008), mentre  non ci sarebbero particolari problemi per un gruppo di scalatori  vicentini.   Le due scosse, la prima poco prima delle 12 locali di 7.9  gradi su scala Richter e la seconda di poco inferiore, hanno  avuto come epicentro Lamjung, nel Nepal occidentale, località  che secondo i media è pure stata rasa al suolo, con un ipocentro  particolarmente vicino alla superficie, fattore che ha aggravato  le devastazioni. A cui hanno contribuito le continue repliche,  almeno 15 superiori a 5 gradi Richter.

Secondo gli esperti, da tempo era atteso un forte sisma sulla  grande linea tettonica chiamata MHT (Main Himalayan Thrust), e  la violenza del fenomeno odierno ha dimostrato che la realtà è  andata oltre le previsioni. Il movimento tellurico, che ha  ricordato quello del 1934 che causò 16mila morti, ha messo in  ginocchio l'intero Paese, distruggendo buona parte del  patrimonio archeologico e architettonico, attrazione dei turisti  di tutto il mondo e risorsa vitale per la povera economia  nepalese.  Si è accartocciata a Kathmandu come un castello di carte la  famosa torre Dharahara, patrimonio dell'Unesco di nove piani e  62 metri d'altezza che era stata ricostruita totalmente il  secolo scorso dopo i danni subiti nel terremoto di 80 anni fa.  Fra le sue macerie, i soccorritori hanno recuperato i cadaveri  di ben 250 persone.   Le devastazioni al patrimonio storico nepalese si sono estesi  alla Durbar Square di Patan, probabilmente la più bella  collezione di templi e palazzi di tutto il Nepal.  Miracolosamente, invece, se l'è cavata solo con danni minori il  tempio del V secolo Pashupatinath dedicato al dio Shiva.

Di fronte ad una tragedia di dimensioni tali da rendere i  centri abitati simili a città vittime di bombardamenti, il  governo ha capito di non avere i mezzi per fare fronte alla  situazione. Ha dichiarato l'emergenza nazionale e lanciato un  appello alla solidarietà internazionale, a cui ha risposto per  prima la vicina India. Da parte sua l'Italia, attraverso il  ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, ha immediatamente  disposto un aiuto di emergenza per un ammontare di 300.000 euro  dai fondi della Cooperazione. Il finanziamento verrà canalizzato  attraverso la Federazione Internazionale della Croce Rossa  consentendo di realizzare attività di primo soccorso alle  vittime.   In attesa degli aiuti che comunque non giungeranno prima di  domani, decine di migliaia di persone hanno dovuto sistemarsi da  sole fra le macerie di case rese inabitabili per i crolli ma  anche per la mancanza di elettricità, acqua e gas. Mentre gli  ospedali sono andati immediatamente in tilt per l'arrivo  continuo di feriti, sistemati prima nei corridoi e poi  addirittura all'esterno sotto ripari precari.

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