Venerdì, 22 Gennaio 2021
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TERRORISMO

Libia, ritirata dell'Isis da due campi petroliferi conquistati

Lo ha sostenuto il portavoce della regione centrale delle Pfg, Ali Al-Hassi

BAHI.  I jihadisti dell'Isis si sono ritirati da due dei tre campi petroliferi libici conquistati l'altro ieri - quello di Bahi e quello di Dahra - e ora le Guardie degli impianti (le «Pfg») ne hanno di nuovo il controllo: lo ha sostenuto il portavoce della regione centrale delle Pfg, Ali Al-Hassi, citato dai media libici.

Intanto, il cosiddetto Stato islamico domina la scena dell'Islam politico mentre la Fratellanza musulmana, da più parti indicata come un elemento di moderazione, soffre le persecuzioni subite in Egitto ed Emirati, la sconfitta elettorale in Tunisia e le recenti lacerazioni interne dell'ala giordana. Le autorità di Amman hanno nelle ultime ore approvato la richiesta di un'ala secessionista della Fratellanza giordana di essere riconosciuta come legittima rappresentante del movimento islamico, ma con uno statuto diverso rispetto a quello del gruppo originario. Una mossa che l'attuale dirigenza non ha esitato a definire «un tentativo di golpe». Il Fronte d'azione islamica - questo il nome ufficiale dell'ala giordana del movimento - è la formazione politica che storicamente sfida i raggruppamenti lealisti ed è legata alla casa madre egiziana come ad Hamas, l'ala palestinese del movimento.

La Giordania fa parte dell'alleanza delle forze reazionarie raccolte attorno ai Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo, di cui fanno parte tra gli altri l'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti. Preoccupati dall'avanzata militare, ideologica e culturale dell'Isis, i regimi reazionari arabi della regione, coalizzati attorno all'Egitto del presidente-generale Abdel Fattah Sisi e all'Arabia Saudita del nuovo re Salman, lavorano da tempo all'eliminazione politica della Fratellanza musulmana. Il movimento nato agli inizi del secolo scorso è ancora sostenuto invece da Turchia e Qatar ed è da più parti è considerato come una forza da opporre al jihadismo e al qaedismo di seconda generazione. Secondo l'analista politico giordano Muhammad Abu Rumman, l'ala giordana della Fratellanza «è sull'orlo del caos».

C'è il rischio, ha detto parlando con l'ANSA, di alienare molti seguaci del gruppo, provenienti dalle classi operaie e dalle regioni più povere del Paese. Nelle scorse settimane, uno degli ex leader dell'ala giordana della Fratellanza, Abdel Majid Thuneibat, aveva annunciato la nascita di una piattaforma 'riformistà all'interno del movimento e composta da circa 40 membri. La fronda di Thuneibat è stata di fatto incoraggiata dalle autorità giordane, anche perchè tra le sue 'riformè c'è quella di prendere le distanze con la Fratellanza egiziana, invisa non solo al Cairo ma anche a Riad, che ha inserito il movimento islamico nella lista delle formazioni terroristiche. Per tutta risposta, i vertici dell'ala giordana della Fratellanza hanno espulso Thuneibat e i membri della sua cordata. Thuneibat ha replicato invocando nuove elezioni interne e definendo «illegittima» l'attuale leadership. Tra le 'riformè proposte c'è quella di aumentare la presenza di donne nel direttivo del gruppo, che da anni costituisce il principale partito di opposizione in un sistema politico dominato dalla monarchia.

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