Martedì, 26 Gennaio 2021
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INTERVISTA A FORTE

«Dopo la vittoria di Tsipras più difficili le politiche del rigore in Europa»

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Che cosa significa per il resto d'Europa il trionfo elettorale di Syriza grazie alla sua campagna anti-austerità? «Non molto. Almeno nel breve periodo non mi aspetto nessun particolare problema». È il giudizio che, sul trionfo elettorale in Grecia del partito di Alexis Tsipras, esprime Francesco Forte, professore universitario (aveva ereditato a Torino la cattedra di Luigi Einaudi), ex ministro e oggi editorialista di peso.

Contrariamente alle attese i mercati sono rimasti stabili e la stessa Borsa di Atene dopo un po' di oscillazioni ha tenuto un comportamento abbastanza composto pur perdento il 3%. L'euro è sceso ma di questo non si preoccupa nessuno. Casomai sono molti a essere contenti: il ciclone Tsipras si è già placato?

«La giornata dimostra che gli investitori continueranno a considerare molto alta la capacità dell'Europa di fronteggiare gli eventuali problemi legati alla svolta avvenuta ad Atene. La Bce ha a disposizione sessanta miliardi al mese da spendere. Vuol dire che può acquistare il doppio di tutti i titoli di Stato che mensilmente vengono collocati nell'eurozona. Un muro invalicabile. La speculazione che provasse a ripetere il copione del 2011 rischierebbe danni colossali. Tre anni fa lo spread era a 600. Oggi è a 112. È più facile perdere che guadagnare».

La Bce sta difendendo i Btp e gli altri titoli di stato ma non l'euro: perchè?

«La difesa del cambio non fa parte dei compiti della Bce. Aggiungo che in questo momento nessuno è preoccupato. Anzi sono in molti a fregarsi le mani perché la debolezza del cambio favorisce le esportazioni. Tutto lascia pensare che alla fine la parità di stabilizzerà nel rapporto di un euro contro un dollaro».

Insomma all'orizzonte non vede grandi problemi per la tenuta dell’euro.

«Il braccio di ferro sarà molto aspro anche se la durezza sarà più nelle parole che nella sostanza. Ma alla fine la Troika farà certamente delle concessioni. La Bce e la commissione europea sono i guardiani dell'euro: non è pensabile che la fine dell'euro venga sancita dalle due istituzioni che hanno l'obbligo di custodirlo».

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