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Mutui shock, accenderli a tasso fisso costa il doppio

La Fabi: un aumento del 65% per i variabili. La Cgia: banche sempre più ricche

Il caro mutui non si arresta e con l’ultimo rialzo dei tassi deciso dalla Bce giovedì è destinato a proseguire arrivando sui nuovi prestiti a tasso fisso anche al 6%. E’ la previsione della Fabi che fa il punto su tutti i costi a carico delle famiglie alle prese con l’acquisto della casa o con il pagamento delle somme già accordate.

Secondo il sindacato, le rate dei nuovi mutui a tasso fisso sono destinate a raddoppiare nel corso del 2023, mentre quelle dei mutui a tasso variabile dovrebbero salire del 55-65%. Gli esempi parlano da soli: per un mutuo a tasso fisso da 200.000 euro a 25 anni - e il tasso medio applicato dalle banche potrebbe essere proprio in questo caso superiore al 6% -, la rata mensile sarà di 1.304 euro; per un prestito da 100.000 euro, sempre a 25 anni, col tasso al 5,3%, la rata mensile sarà, invece, di 609 euro.

Per i vecchi mutui, invece, nessuna differenza ovviamente per il tasso fisso, mentre le rate a tasso variabile hanno subito aumenti fino al 70-75%. Vuol dire che chi pagava una rata di circa 500 euro al mese, oggi paga, al mese, 875 euro ovvero 375 euro in più. «Ed è molto probabile che, alla luce della decisione della Bce, le rate dei vecchi mutui a tasso variabile possano salire ancora», sottolinea il sindacato.

Il valore complessivo dei mutui per l’acquisto di abitazioni ammontava, a fine marzo 2023, a 425,5 miliardi di euro, in crescita di circa 50 miliardi, pari ad oltre il 13%, rispetto a fine 2017. Sul totale di 25,7 milioni di famiglie italiane, quelle che hanno un mutuo sono circa 3,5 milioni, su un totale di 6,8 milioni di cittadini indebitati anche con altre forme di finanziamento, come il credito al consumo e i prestiti personali. Tra credito al consumo e prestiti personali, le banche hanno erogato 251,2 miliardi di euro di prestiti ai cittadini, in linea con i valori di fine 2017, ma in rallentamento rispetto alla tendenza degli ultimi mesi, segno dell’incidenza negativa dell’aumento dei tassi d’interesse.

I numeri sembrano lasciare pochi spazi di manovra per chi si appresta ad accendere un mutuo proprio ora ma secondo il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, la convenienza è da ricercare sempre e comunque nel tasso fisso. “Rispetto a qualche tempo fa siamo passati da un tasso pari all’1,6% a offerte che arrivano, oggi, anche fino al 6%, ma in prospettiva, fra qualche anno, quanto i tassi verosimilmente caleranno, un contratto di finanziamento sottoscritto a tassi alti si potrà chiudere, con una surroga, e ottenere condizioni più favorevoli», spiega, sottolineando però che la vera priorità in questa fase «è rinnovare tutti i contratti di lavoro nazionali scaduti da oltre 5 anni, da molto prima del Covid, che riguardano 7 milioni di lavoratrici e di lavoratori di tutti i settori».

L’inflazione sta del resto divorando le risorse delle famiglie e, denuncia la Cgia di Mestre, «ha avuto come conseguenza, tra le altre cose, un’Italia con banche più ricche e famiglie più povere». Secondo l’associazione degli artigiani infatti, nel 2022 gli istituti di credito hanno totalizzato, al netto delle imposte, 21,8 miliardi di euro di utili, praticamente 8 miliardi in più rispetto al 2021 (+58%). I risparmi delle famiglie italiane, invece, tra il marzo dell’anno scorso e lo stesso mese di quest’anno hanno subito una riduzione pari a 25,2 miliardi di euro.

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