Martedì, 27 Settembre 2022
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RAPPORTO OCSE

In futuro in Italia si andrà in pensione a 71 anni, sui conti pesa quota 100

di
Sicilia, Economia
Un modello per la domanda della pensione

Per la generazione che accede ora al mondo del lavoro la pensione sarà un sogno lontano. In Italia ci si arriverà a 71 anni, un’età tra le più alte di tutti i paesi Ocse, secondi solo ai lavoratori danesi ed in compagnia di Estoni e Paesi Bassi. Attualmente invece l’età è sotto la media, 61,8 anni contro i 63 per effetto di una serie provvedimenti, che -a partire da Quota 100- hanno permesso negli ultimi anni un’uscita anticipata dal mercato del lavoro. A caro prezzo, visto che nel 2019 la spesa pensionistica pubblica dell’Italia si è collocata al secondo posto tra le più alte dei Paesi dell’Ocse, pari al 15,4% del Pil.

Quota 100 ha permesso di andare in pensione con 5 anni di anticipo

Quota 100 infatti ha permesso di andare in pensione a 62 anni, vale a dire in anticipo di cinque anni rispetto all’età pensionabile prevista dalla legge, avendo versato 38 anni di contributi. Un’eccezione prevista oltre che in Italia, solo in Spagna con meno di 40 anni di contributi, con il Belgio che richiede 42 anni, la Francia 41,5 anni e la Germania 45 anni. Nel 2020 l’età media della pensione tra le più altre è a 67 anni in paesi come Norvegia e Islanda e la più bassa in Turchia (52 anni). Ma aldilà del caso italiano, la sfida pensionistica dei prossimi decenni sarà per tutti mantenere un sistema sostenibile di fronte all’invecchiamento della popolazione. L’età media di pensionamento futura sarà di 66 anni con le donne che manterranno un’età pensionabile normale più bassa rispetto agli uomini in alcuni Paesi: Colombia, Ungheria, Israele, Polonia e Svizzera.

Prestazioni pensionistiche legate all'aspettativa di vita

In Italia si arriverà alla pensione a 71 anni per effetto del regime introdotto nel 1995 che adegua le prestazioni pensionistiche all’aspettativa di vita e alla crescita e sarà pienamente efficace solo intorno al 2040. E nel nostro Paese la necessità di equilibrio tra invecchiamento della popolazione crescita dell’occupazione sarà cruciale: nel 2050 infatti ci saranno 74 persone di età pari o superiore a 65 anni ogni 100 persone di età compresa tra i 20 e i 64 anni, uno dei rapporti più alti dell’Ocse. Negli ultimi 20 anni, la crescita dell’occupazione, anche attraverso carriere più lunghe, ha compensato più della metà della pressione dell’invecchiamento demografico sulla spesa pensionistica che comunque però è aumentata del 2,2% del PIL tra il 2000 e il 2017. Che l’occupazione cresca per il futuro pensionistico sarà quindi particolarmente importante. Il sistema comunque non potrà rimediare a profonde disparità tra i diversi trattamenti: per i lavoratori autonomi si prospetta un futuro con pensioni più basse del 30% rispetto a quelle di un dipendente con la stessa anzianità contributiva, a fronte di una media media Ocse è del 25%.

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