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LEGGE DI BILANCIO

Manovra 2022, otto miliardi per ridurre le tasse ma resta il nodo pensioni

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Il presidente del Consiglio Mario Draghi

Una legge di bilancio da 23 miliardi, un terzo dei quali - circa 8 miliardi - destinati al taglio delle tasse. La prima manovra di Mario Draghi prende forma, con l’invio a Bruxelles del Documento programmatico di bilancio (Dpb). Il testo che definisce la cornice della manovra arriva sul tavolo del Consiglio dei ministri all’indomani dello spoglio dei ballottaggi, in un clima teso per i partiti della maggioranza. E segna l’inizio di una settimana di trattative per definire i contenuti della legge di bilancio. Pensioni, riforma degli ammortizzatori sociali, revisione dei bonus e dei criteri del reddito di cittadinanza, le modalità del taglio del cuneo fiscale, sono i temi principali che dividono le delegazioni al governo. E la Lega già mette a verbale la sua riserva politica sulla proposta del ministro Daniele Franco di un’uscita da quota 100 in due step, con quota 102 nel 2022 e quota 104 nel 2023.

La legge di bilancio entro una settimana

Draghi si prepara a varare, la prossima settimana, una legge di bilancio che a Palazzo Chigi annunciano come «molto ampia e incisiva», che guardi all’orizzonte dei prossimi tre anni, nell’intreccio con il Piano nazionale di ripresa e resilienza per una spinta incisiva alla crescita. Molta attenzione - assicurano - ci sarà ai giovani e alla ricerca, ma anche al sostegno di famiglie e piccole e medie imprese. Sul fronte del taglio delle tasse, nell’incrocio con la delega fiscale approvata qualche settimana fa, si punterà a far sì che gli 8 miliardi complessivi a disposizione (7 nuovi, più 1 già stanziato) vadano a una «riduzione strutturale» del prelievo fiscale, con la conferma dell’impegno a evitare ogni aumento delle imposte. Ma Forza Italia e Italia viva continuano a chiedere di fare di più, fin da subito, stanziare almeno dieci miliardi per tagliare il cuneo fiscale dal 2022. Il Dpb, che individua le cifre "macro" della manovra, dovrebbe essere inviato in serata a Bruxelles, in ritardo sulla scadenza del 15 ottobre. Gli stessi ministri aspettano la versione finale del testo, per dirsi soddisfatti o meno dei capitoli di rispettiva competenza. Ma alcuni grandi interventi iniziano a definirsi.

Il nodo pensioni e le riserve politiche

Il nodo più evidente - anche perché i ministri mettono a verbale in Cdm la loro «riserva politica» sul tema - è quello del meccanismo che consentirà di superare quota 100, evitando di tornare alla legge Fornero con un mega scalone. In Cdm il ministro Franco porta la proposta - sostenibile per i vincoli di finanza pubblica - di applicare quota 102 il prossimo anno e quota 104 nel 2023, ma i leghisti si oppongono. Giancarlo Giorgetti propone in cabina di regia di tenere quota 102 per entrambi gli anni per gli statali e per altri lavori più usuranti di introdurre criteri più vantaggiosi. Nessuna decisione presa, assicura a sera il ministro. Mentre Matteo Salvini, che dice di aver sentito Draghi in giornata, chiede di «tutelare i lavoratori precoci e quelli delle piccole e medie imprese del commercio e dell’artigianato». «Nessuno strappo», assicura. Ma per la Lega, reduce da una batosta elettorale, quello delle pensioni è un tasto più che dolente.
Il reddito di cittadinanza, misura cara al M5s, dovrebbe essere rifinanziato nel 2022 con 8,8 miliardi, di cui 1 miliardo circa aggiuntivo: la copertura riguarda l’intera platea beneficiaria già quest’anno, ma nuovi criteri più stringenti e controlli più incisivi - oltre a un meccanismo di decalage dopo la prima offerta di lavoro - dovrebbero essere introdotti in manovra. La discussione si accende anche sul Superbonus e in generale sui bonus edilizi: sembra destinato a saltare il bonus facciate, mentre per il bonus al 110% potrebbero essere introdotte limitazioni, come per i condomini, ma il pressing del M5s è forte per confermare la misura anche per ville e villette. Il Pd festeggia una legge di bilancio «convincente» e in linea “con le priorità» del Nazareno. Ma la riforma degli ammortizzatori sociali in senso universale, cui lavora il ministro Andrea Orlando, è ancora da definire nella sua interezza. Orlando in mattinata incontra le associazioni di esercenti e artigiani che esprimono i loro dubbi sui costi che comporterebbe l’estensione anche a loro degli ammortizzatori. Sono dubbi espressi anche dalla Lega in Cdm: le riserve riguarderebbero non la Cig ma l’aumento dei contributi previdenziali.

Due milardi per la sanità, altri fondi per bonus tv e congedi per i papà

Due miliardi dovrebbero andare alla sanità, sono attesi fondi per la scuola e l’università, il taglio dell’Iva sugli assorbenti, la stabilizzazione dei congedi per i papà e del bonus tv. La prossima settimana servirà a discutere di tutti questi temi, nella consapevolezza che le tensioni tra i partiti aumenteranno dall’inizio del prossimo anno, con la corsa per il Quirinale, e che ora per il governo è il momento di correre: chiudere tutte le partite aperte, i prossimi provvedimenti attesi sono un nuovo decreto di semplificazioni per il Pnrr e la riforma della concorrenza, altro dossier ad alto tasso di litigiosità politica.

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