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Alle nozze Unicredit-Mps non invitati molti sportelli della Sicilia e della Puglia

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Un aumento di capitale dell'istituto senese fino a 3 miliardi di euro potrebbe anticipare l'operazione. Quaranta giorni per trattare

Le nozze tra Unicredit e Mps potrebbero essere anticipate da un aumento di capitale fino a 3 miliardi di euro da parte dell’istituto senese. Alla ricapitalizzazione, secondo quanto riporta l’agenzia Bloomberg, starebbe lavorando il Tesoro nell’ambito di un’operazione che potrebbe ricalcare quella che ha portato, attraverso uno scambio azionario preceduto da un aumento, alla fusione tra il Banco Popolare e la Bpm. Nel frattempo, la due diligence avviata da Unicredit, che proseguirà nei prossimi giorni, produrrà da parte delle strutture messe in campo un primo report sullo stato di avanzamento dei lavori, finalizzati a fotografare lo stato di salute della banca, dei suoi asset e dei suoi rischi.

Gli sportelli da non rilevare

Unicredit e il Mef (ministero dell'Economia e delle Finanze) si sono dati 40 giorni di tempo per trattare, fino alla fine della prima settimana di settembre, ma i tempi del negoziato restano incerti e una proroga un’opzione possibile. Alcune indiscrezioni riferiscono che all’interno di Unicredit starebbe maturando la disponibilità a rilevare gran parte di Mps, con l’esclusione di circa 150 sportelli concentrati soprattutto in Sicilia e Puglia e destinati a finire sotto il cappello di Mcc (Mediocredito centrale).

Il nodo della direzione generale

Nel perimetro potrebbe invece rientrare la direzione generale di Siena, di cui andrà definita la riconversione, ma che certo dovrà subire un significativo dimagrimento. Rumor che non trovano al momento conferma e cozzano con il disegno di Orcel di minimizzare le sovrapposizioni, anche se nell’ambito del negoziato con il Mef vanne messe in conto concessioni reciproche.

L'importo dell'aumento di capitale

Quanto all’aumento - di cui non era in dubbio la necessità ma resta incerto l’ammontare - servirà a irrobustire il Monte, assecondando la richiesta di Unicredit di farsene carico solo nell’ambito di un’operazione neutra sulla sua posizione di capitale. Allo scorso 30 giugno la banca guidata da Andrea Orcel era in grado di esibire un muscolare Cet1 fully loaded (il principale indicatore di solidità patrimoniale) del 15,5% a fronte del fragile 10,6% di Siena. La dimensione esatta della ricapitalizzazione dipenderà da diverse incognite: l’esito della due diligence che Unicredit sta conducendo, il perimetro che verrà rilevato, il valore che gli verrà assegnato e dunque il concambio tra le azioni. Oltre che ad allineare i ratio patrimoniali di Siena a quelli di Unicredit l’aumento dovrebbe spesare i costi di ristrutturazione, principalmente legati ai 5-7 mila esuberi attesi dalla fusione e che potrebbero oscillare tra gli 1 e gli 1,4 miliardi. I costi della ricapitalizzazione, che il Tesoro vorrebbe in opzione ma che potrebbe trovarsi a sottoscrivere ben oltre il suo 64% se non dovesse convincere le minoranze, si sommeranno al bonus fiscale da 2,2 miliardi messo a punto dal Mef.

I crediti deteriorati

In carico allo Stato resteranno poi i crediti deteriorati (la ricapitalizzazione potrebbe spesare l’incremento delle rettifiche su 4,2 miliardi di npl e utp, coperti al 48%) e i rischi legali straordinari - quelli legati alle scorrette informazioni al mercato tra il 2008 e il 2015 - scesi a 1,9 miliardi di euro dopo la transazione con la Fondazione Mps, mentre i restanti 4 miliardi facenti parte dell’attività ordinaria bancaria - comunque da coprire adeguatamente - dovrebbero restare nel perimetro. Per un conto complessivo che gli analisti stimano in almeno 6 miliardi e su cui aleggia anche l’incertezza sull'estinzione della jv con Axa, che potrebbe costare oltre un miliardo.

Il ruolo del Tesoro

All’esito dell’operazione il Tesoro si dovrebbe ritrovare azionista di Unicredit con una quota priva dei diritti di voto così da non interferire nella governance dell’istituto e da non inquietare il mercato. Il ministro del Tesoro, Daniele Franco, in Parlamento, ha rassicurato sul fatto che l’operazione non sarà una «svendita» e ha promesso massimo impegno nel tutelare l’occupazione, il territorio senese - dove ad ottobre il segretario del Pd Enrico Letta si gioca l’elezione in Parlamento - e il marchio della più antica banca del mondo.

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